Sotto dittatura
Non vogliamo montarci la testa, ma il finale da teatrino dei pupi del vertice ibero-americano di Santiago del Cile ha vendicato la nostra copertina di settimana scorsa contro quella contemporanea del Magazine del Corriere della Sera nella sua suntuosa nuova veste. La nostra mostrava in un riquadro il presidente venezuelano Chávez con la faccia da furbo e l’occhiello “Lo Stato sono io”, a commento di un servizio sulla costituzione autoritaria che sta imponendo al paese. Invece quella del settimanale Rcs sparava a tutta pagina l’ex parà marziale e trionfante alla guida di un carro armato e il titolo “Rivoluzione Chávez”. Il presidente che dice di ispirarsi a Simón Bolívar (ma la costituzione che sottoporrà a referendum farebbe rivoltare il Libertador nella tomba) ha fatto uscire dai gangheri re Juan Carlos e messo Zapatero nella scomoda situazione di dover difendere l’onore del suo predecessore Aznar, accusato in pubblico di «fascismo» dal capo di Stato venezuelano. Il quale, non contento dell’incidente diplomatico, i giorni seguenti ha accusato il re di Spagna di complicità col tentativo di golpe che fu sul punto di spodestarlo nel 2002. Ma Chávez non è al suo primo exploit in materia di prepotenza verbale. Allora perché una copertina consacrante? Forse il problema di fondo è un certo provincialismo. In Italia gli uomini forti, con la camicia rossa o con la camicia nera, hanno sempre prodotto fascinazione e reverenza, all’inizio. Poi, svanito il fascino della forza, arriverà quello che Manzoni chiamò «codardo oltraggio». Scommettiamo?
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