Democrazia a rischio
Il cuore degli studenti non batte più a sinistra come ai bei tempi. Un incubo le elezioni studentesche. Il Corriere quasi non si raccapezza che sia andata così male. E allora, come nelle sue stagioni migliori, tira su la barricata con indosso il pullover di cachemire. Strilla: ha vinto l’antipolitica, il qualunquismo, la goliardia. Tutto è cambiato. Prima c’erano gli schieramenti, le idee, il sogno. Adesso, mannaggia, rivive Gioventù studentesca che dopo trent’anni vince al Berchet. La didascalia del quotidiano ha il sapore della nostalgia canaglia. Intona: «Erano solo pochi anni fa quando davanti al liceo classico Berchet di Milano gli studenti improvvisavano girotondi sull’onda del movimento di sinistra dei girotondini». Questi qui chiedono solo «una scuola più accogliente, vivere meglio le elezioni, organizzare un’edicola nell’atrio». Roba reazionaria, oscura, medievale. C’è però un marziano, il preside del Berchet, che non cade nel tranello delle vecchie logiche del cos’è la destra e cos’è la sinistra. Dice al foglio di via Solferino: «I giovani di Cl sanno interpretare i fatti con un taglio esistenziale. Per questo non c’è vento che li scalfisca». La giornalista corre subito ai ripari con il preside del Parini che, infatti, non accetta questo trionfo della volgarità, del profilo confuso, del disimpegno. Correttamente declama: «Rispetto al ’68 mancano le idee, i progetti, le prospettive. I collettivi sono orfani della sinistra. Del resto questi ragazzi non sanno nemmeno chi è Marx». Già, dopo Marx, aprile.
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