In Egitto non c’è libertà religiosa. Al Jazeera conferma e fa spallucce
È di novantotto pagine, fitte fitte di esempi, il nuovo rapporto di Human Rights Watch sulla situazione della libertà religiosa in Egitto. Identità proibite – questo il titolo del rapporto – denuncia i soprusi subiti dalle minoranze non riconosciute e da chi decide di abbandonare la religione ufficiale in questo paese. Della prima categoria fanno parte i bahai, seguaci di una religione fondata da un ex musulmano persiano, cui il governo del Cairo nega persino il rilascio del documento necessario per entrare all’università, cercare lavoro, votare e viaggiare all’estero. La seconda categoria comprende «centinaia, se non migliaia» di convertiti al cristianesimo che «devono far fronte a tanti rischi legali e sociali» per questa loro scelta. Solo al Cairo, negli ultimi tre anni, Hrw recensisce anche 211 casi di convertiti all’islam (o considerati tali d’ufficio dopo la conversione di uno dei loro genitori) che hanno chiesto di poter tornare alla fede cristiana. «L’ufficiale mi disse che commetterei un peccato», racconta una donna. «Se eri sfortunata con il tuo primo marito dovresti allora cercare un altro musulmano. Ti possiamo aiutare a trovarlo». «Se ti servono soldi o non sai dove andare, possiamo aiutarti a trovare un lavoro o una casa», aggiunse. «Ma quando gli ho detto che intendevo solo essere cristiana mi rispose: “Ebbene, dobbiamo allora aprire un’inchiesta per falsificazione”». Peccato che la corrispondente di al Jazeera dal Cairo abbia concluso il suo reportage sulla presentazione del rapporto affermando che questo argomento non rappresenta affatto una “priorità” per il cittadino egiziano sul fronte delle libertà, ma, «semmai, una priorità per l’agenda occidentale nel mondo arabo».
camilleid@iol.it
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