Ora il leader della Destra dica cosa pensa davvero del 1938
Francesco Storace ha fondato il nuovo partito La Destra. Daniela Santanché, braccio destro di Storace, ci tiene a far sapere che si tratta di un partito “incazzato”. Il congresso, che la settimana scorsa ha inaugurato la nuova formazione politica, è stato preceduto da altri appuntamenti negli scorsi anni. Nel primo, i cronisti raccontarono che i militanti intonavano «meglio uccisi che circoncisi». Storace reagì furioso: «Mai stato antisemita». Come ha più volte ricordato, fu proprio lui ad anticipare Gianfranco Fini e come governatore della Regione Lazio andò in Israele prima del leader di Alleanza Nazionale. Coerenza vorrebbe che Storace difenda quella scelta che è diventata il simbolo della svolta della destra italiana nei confronti del fascismo. Invece proprio il viaggio di Fini a Gerusalemme diventa il casus belli: Storace lascia An e su questa divisione fonda un nuovo movimento. Ma che cosa disse allora il segretario del principale partito della destra italiana? Fini, erede della fiamma missina, andò a visitare Yad Va Shem, il museo-centro di studi sulla Shoah, e definì il fascismo «male assoluto». Il contesto è chiaro, sono le leggi razziali del 1938 e l’alleanza con il nazismo. A Storace questo allontanamento dai padri non va giù, ma nello stesso tempo ha sempre rifiutato di essere accostato all’antisemitismo. Per non avere la botte piena e la moglie ubriaca una spiegazione deve darla, non agli ebrei ma agli alleati della Casa delle Libertà. Cosa pensa del fascismo del 1938?
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