Ora il leader della Destra dica cosa pensa davvero del 1938

Di Reibman Yasha
22 Novembre 2007

Francesco Storace ha fondato il nuovo partito La Destra. Daniela Santanché, braccio destro di Storace, ci tiene a far sapere che si tratta di un partito “incazzato”. Il congresso, che la settimana scorsa ha inaugurato la nuova formazione politica, è stato preceduto da altri appuntamenti negli scorsi anni. Nel primo, i cronisti raccontarono che i militanti intonavano «meglio uccisi che circoncisi». Storace reagì furioso: «Mai stato antisemita». Come ha più volte ricordato, fu proprio lui ad anticipare Gianfranco Fini e come governatore della Regione Lazio andò in Israele prima del leader di Alleanza Nazionale. Coerenza vorrebbe che Storace difenda quella scelta che è diventata il simbolo della svolta della destra italiana nei confronti del fascismo. Invece proprio il viaggio di Fini a Gerusalemme diventa il casus belli: Storace lascia An e su questa divisione fonda un nuovo movimento. Ma che cosa disse allora il segretario del principale partito della destra italiana? Fini, erede della fiamma missina, andò a visitare Yad Va Shem, il museo-centro di studi sulla Shoah, e definì il fascismo «male assoluto». Il contesto è chiaro, sono le leggi razziali del 1938 e l’alleanza con il nazismo. A Storace questo allontanamento dai padri non va giù, ma nello stesso tempo ha sempre rifiutato di essere accostato all’antisemitismo. Per non avere la botte piena e la moglie ubriaca una spiegazione deve darla, non agli ebrei ma agli alleati della Casa delle Libertà. Cosa pensa del fascismo del 1938?

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