L’arte imparata in bottega
Quando ha cominciato a lavorare non aveva ancora quattordici anni. Era infatti il 7 settembre del 1957 quando Settimo Tamanini – classe 1943, leva di dicembre – mise piede nella bottega del maestro Vittorio Benetti, dove cominciò ad imparare l’arte del cesello. E la data fatidica fu la prima di una serie di eventi che lo condurranno, più avanti, a firmare le sue opere con il nome di Mastro 7. Il mestiere, Mastro 7, lo approfon-disce anche negli anni universitari, in particolare durante le lezioni del pittore e incisore Remo Wolf. Poi, nel 1967, l’incontro decisivo, con Silvio Alchini, scultore e umanista, e quindi il ritorno alla natia Matterello di Trento, nel 1970, dove apre uno studio nella casa dei suoi avi, dove ancora oggi lavora. Da allora il suo lavoro è stato sempre segnato da un profondo legame con la sua terra: da subito, con la tecnica della microfusione, inizia a trasfondere nei metalli preziosi le forme dei fiori alpestri delle valli trentine. In pochi anni la sua piccola bottega cresce enormemente e il suo estro creativo dà forma – attraverso il cesello, lo sbalzo, gli smalti a fuoco – a rame, argento, oro, platino, plasmando opere preziose e uniche. Tra queste, i fiori e le rose realizzate in oro, argento e altri metalli preziosi sono ormai uno dei punti di attrazione dell’Artigianato in fiera. Dove quest’anno presenta, in prima assoluta (Pad. 6, stand A229), Il Patriarca, scultura di 4 metri di larghezza e 3,5 metri di altezza, dal ciclo I sette doni della Palestina, piante in rame puro soffiato, realizzate con l’aiuto dei figli Gianfranco e Luca. Risultato di mezzo secolo di esperienza nell’arte del cesello e dello sbalzo, ma anche di una ricerca spirituale originale e profonda.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!