Ma non chiamatela tv Babilonia

Di Bracalini Paolo
29 Novembre 2007

«Questa è la vera Rai, e non per contrapporla alla Bbc come in un vecchio ritornello di Alto gradimento». Il ministro Paolo Gentiloni è orgoglioso mentre presenta nella sala degli Arazzi di viale Mazzini l’ennesimo progetto culturale di una Rai al capolinea. Si tratta di una sorta di enorme archivio on line di materiali video e audio che la tv di Stato conserva nelle proprio teche, in aggiunta a quelli di Rai Cinema e di 01Distribution, la società di distribuzione cinematografica di proprietà della tv pubblica. Una grande enciclopedia della Rai, accessibile agli italiani. Un progetto importante ha detto Gentiloni, ma anche un canale per nuove entrate (l’iniziativa è, infatti, di Rai Trade), perché i contenuti verranno venduti al costo di qualche euro, sfruttando canali di vendita oltre a internet (per corrispondenza, edicola, librerie). Non contrapponiamola alla Bbc, quindi. Speriamo, perché lo stesso progetto, iniziato cinque anni fa, la Bbc lo ha clamorosamente fallito. «Un disastro da milioni di sterline», «una colossale dimostrazione di incompetenza», «privo di visione e di flessibilità»: sono alcuni dei commenti guadagnati da iPlayer, il costoso piano portato avanti dalla tv pubblica britannica per mettere a disposizione dei navigatori l’intera produzione attuale e passata presente nei suoi archivi. È costato alla fine 130 milioni di sterline, cioè circa 180 milioni di euro, per diventare ciò che alcuni ex collaboratori del progetto hanno definito una «babilonia moderna»: sprechi, pessima gestione delle risorse, uno staff lievitato fino a 400 addetti. Il risultato, quasi cinque anni dopo, è molto modesto ed è stato notevolmente ridimensionato: il team è ormai composto da soli 15 dipendenti. Almeno la Bbc vi ha messo mano. In Rai sarebbe stato più difficile fermare un carrozzone in movimento. Ma ora non facciamo come quelli di Alto gradimento.

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