«An non entra in un partito via fax», dice La Russa. Adesso anche antifaxisti sono diventati

´ «Il vincolo di Rifondazione con Palazzo Chigi va ricontrattato. Con una verifica», dice Franco Giordano alla Repubblica (28 novembre).
La verifica! La verifica! Le parole di Giordano sono meglio di una madeleine proustiana: ecco che subito avvertiamo nell’aria il gusto antico dei Flavio Orlandi, dei Mario Tanassi, dei Mauro Ferri.
´ «C’è da riflettere sul sistema istituzionale e sul rapporto tra le trattative governo-parti sociali e il ruolo delle Camere», dice Fausto Bertinotti a Liberazione (28 novembre).
Il passo dal cretinismo parlamentare a quello presidenzial-parlamentare è assai breve.
´ «La sessualità maschile è un affare complicato. Un affare molto politico», dice Letizia Paolozzi sul Riformista (28 novembre).
Da lei, femminista storica, donna di sinistra, aperta e intelligente, non ce lo saremmo mai aspettato: un subdolo attacco cripto-berlusconiano al povero Gianfranco Fini.
´ «Le streghe sono tornate», dice Simonetta Fiori sulla Repubblica (28 novembre).
E la notizia migliore è che se la prendono con le fatine melassose Melandri e Pollastrini.
´ «Ma di maschietti, risalendo per il corteo, se ne trovano molti, e Armando Cossutta, che ha sfilato a braccetto con la moglie, non risulta sia stato svillaneggiato», dice Paolo Franchi sul Riformista (26 novembre).
Franchi cita la serena sfilata dell’antico dirigente comunista come prova che le femministe-separatiste tutto sommato sono tolleranti. Ma il suo esempio vale solo parzialmente: Cossutta ha un cognome che finisce con la “a”.
´ «Meglio i Borbone dei Savoia», dice un titolo del Corriere della Sera (29 novembre).
Dei Savoia non so, sicuramente di Bassolino.
´ «Questa storia della fondazione non mi convince per niente. Non capisco se è il tentativo di costruire una struttura parallela al Partito democratico», dice Walter Veltroni alla Repubblica (28 novembre).
Una sorta di gruppo Delta con nell’ombra a manovrare un Massimo-Deborah?
´ «Concedere ai socialisti l’indennità di disoccupazione», dice Roberto Giovannini sulla Stampa (27 novembre).
Il redattore della Stampa voleva dire che al partitino socialista Prodi avrebbe concesso un emendamento sull’indennità di disoccupazione. Che cosa avevate pensato?
´ «Sta nella natura delle cose che l’attacco esterno, qualsiasi attacco esterno, finisca per cementare un’unità interna di chi si sente aggredito», dice Simone Luerti alla Stampa (27 novembre).
Ecco un principio che vale  sicuramente per i magistrati oggi guidati da Luerti. Non, però, per il nostro Parlamento che quando fu aggredito per via giudiziaria, si cagò addosso.
´ «Lo stesso linguaggio nuovista e autodistruttivo con cui si sciolse il Pci», dice Giorgio Cremaschi al Manifesto (27 novembre).
Qui si passa agli insulti pesanti: Giordano sarebbe scemo quanto Occhetto.
´ «Televisione, tutti la guardano pochi si fidano», dice un titolo della Repubblica (26 novembre).
Si fiderebbero, invece, solo di Ezio Mauro e della sua lotta alla Delta force della Bergamini?
´ «Attenzione però che Fini e Casini stanno ancora peggio di Berlusconi e che l’interesse comune (il potere) potrebbe alla fine portare i tre litiganti a firmare un armistizio», dice Antonio Padellaro sull’Unità (24 novembre).
Secondo Padellaro l’opposizione non dovrebbe esistere: tutti in manicomio come ai bei tempi.
´ «L’acqua calda rivalutata», dice un titolo del Corriere del Veneto/Corriere della Sera (25 novembre).
È l’egemonia veltroniana, quella del grande scopritore di acqua calda, che avanza.
´ «An non entra in un partito via fax», dice Ignazio La Russa alla Repubblica (25 novembre).
Adesso anche antifaxisti sono diventati.
´ «Spingono Kasparov e i suoi contro un muro, lo bloccano e lo portano via sino a un cellulare bianco con i vetri coperti», dice Leonardo Coen sulla Repubblica (25 novembre).
Leggendo queste cronache moscovite chissà come sono morti di invidia gli ambienti prodiani, per un Putin che riesce a fare tutte queste cose a chi lo sfida senza neanche bisogno di una legge Gentiloni.

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