E io scendo dalle barricate

Di Luigi Amicone
06 Dicembre 2007
Berlusconi dica che cosa ha in mente e dialogheremo «aldilà delle schermaglie quotidiane sulla legge elettorale». Il leader di An apre al Cavaliere

In una Roma tiepida e piovigginosa, al quartiere generale di An, c’è prudente attesa. Si avvicina Natale e pure a via della Scrofa comincia a farsi strada la convinzione che anche qui dovrà arrivare una buona novella. è solo lunedì e la cronaca politica ha appena finito di registrare l’ennesimo weekend con bagno di folla per Berlusconi. Riprende un’altra settimana di fuoco per il centrodestra. Eppure, anche nel bunker degli “ex alleati”, come piace sottolineare a Romano Prodi, si respira aria di chi si accinge a riveder le stelle dopo una settimana passata al centro del fuoco amico. Il fedele Andrea Ronchi, portavoce del presidente, è fiducioso: «Vedrà che alla fine una pace di Westfalia la troviamo». Le polemiche al calor bianco seguite alla famosa “rivoluzione del predellino” sembrano acqua passata. Ma non è neanche detto che la guerra intestina non possa ricominciare da un momento all’altro. Dipende. Tutto dipende, come diceva la famosa canzoncina. Da che? Probabilmente da un gesto di distensione e da una parola chiarificatrice del Cavaliere.
Intanto siamo introdotti dal presidente Gianfranco Fini in un clima di calda accoglienza. Caffè? Sì, grazie. Caffè presidente? «No, no. Ne ho già bevuti troppi, sono un elastico». Già, è nata Carolina Fini e suo papà Gianfranco ha passato il sabato al Policlinico Gemelli in ansiosa attesa del lieto evento. Un po’ di occhiaie, ma è disteso. Ha visto i giornali? Sembra che tutti ci abbiano preso gusto a tirarle la giacchetta. Chi per ricondurla all’antica alleanza, come Vittorio Feltri che le ha scritto una bella letterina di amorose convenienze. E chi, dall’altra parte, come Gianantonio Stella, gira con piacere il coltello nella piaga e, naturalmente, prova a spingerla dall’altra parte in compagnia di Casini e Pezzotta. «Con tutto il rispetto per i giornali, faccio politica da quarant’anni e non è che nel ’69 mi sono iscritto alla Giovane Italia perché era conveniente o perché i giornali assicuravano che stando da quella parte avrei fatto carriera». Messaggino sul cellulare – ovviamente nero – e Fini dà lettura dell’sms. «La nascita segna l’alba di una nuova vita. A proposito, nei prossimi mesi preparati a vedere l’alba ogni giorno». Ma che bel sorriso, presidente. Cosa non fa l’arrivo di una vita nuova. Un po’ più sofferto è invece il ménage politico. Per la convinzione che Silvio l’abbia proprio calcolata a freddo questa cosa di chiudergli il partito in mano. Così, d’emblée, come si fa con un ventaglio appena si alza un venticello. A Fini piace caldo, invece, il partito… Sia quel che sia, single, unico, federato o soggetto unitario.
Presidente, ha per caso ricevuto una telefonata dal Cavaliere? C’è qualche filo che si sta riannodando o avete proprio deciso di non parlarvi più?
No, Berlusconi non mi ha chiamato e da parte mia non c’è nessuna intenzione di chiudere al dialogo. Però.
Però?
Però, riannodare i fili, ritrovare un comun denominatore, una strategia, mica è una questione personale di amicizia o di età. è una questione connessa alla condivisione o meno di valori, programmi, strategie.
D’accordo, non è che i partiti si possono chiudere dalla sera alla mattina. Però, siete stati insieme quindici anni, non è che non abbiate condiviso niente.
Condividere non vuol dire imporre. Vuol dire discutere e trovare un punto di sintesi.
Berlusconi non smette di ripetere che la porta è aperta a tutti e che gli spiacerebbe che proprio lei non fosse della partita. Ecco, faccia una sintesi di questa storia tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi.
Spiace anche a me che la Cdl sia finita con il marchio dell’ectoplasma. E mi piacerebbe riprendere il filo del dialogo. Però, anche Berlusconi ha i suoi difetti. Se pensa di porre fine al casino con una pacca sulle spalle e amici come prima… no, non ci siamo.
Dica la verità, le dà fastidio quel suo stile, diciamo così, un po’ putiniano.
L’ha detto lei. Chiaro che se lui pensa e dice: “Ma da soli dove vanno? Tanto io sono una potenza, sono io che ho in mano il pallino, la macchina da fuoco”. Io gli rispondo: verissimo, tu da solo magari arrivi anche al 35 per cento, ma poi là ti fermi. Vuoi trattare dopo perché adesso non vuoi farlo per orgoglio? Auguri.
è sbagliato leggere nelle sue parole un po’ di risentimento?
Io capisco che i giornali debbano fare il loro mestiere e trovare chissà quali ripicche personali in tutta questa vicenda. In realtà – e lo sanno tutti – la questione è solo e tutta politica. In molte circostanze in politica la forma diventa sostanza. è chiaro che annunciare in maniera così repentina, senza che nessuno ne sapesse nulla, con modalità abbastanza originali, la nascita di un nuovo soggetto politico in cui tutti dovrebbero confluire ha rappresentato un ostacolo. E questo ostacolo c’è ancora. Al tempo stesso non c’è dubbio che poi occorre la capacità, se c’è, e in ogni caso la volontà, di andare al di là della forma e guardare alla sostanza.
Già. E qual è la sostanza?
Per rispondere definitivamente alla domanda su che cosa accadrà e se e come sia possibile riprendere un dialogo fra noi, la sostanza è strettamente legata a che cosa si intende quando si dice: “Facciamo un soggetto politico”. Io do una risposta didascalica, ma credo incontestabile. Un soggetto politico è un insieme di uomini e di donne che ha delle regole di funzionamento. Secondo, e decisivo, un soggetto politico è definito da valori di riferimento e da un programma per cui impegnarsi. Quali sono le regole, i valori e il programma di questo soggetto politico? è una domanda, lo dico senza polemica.
Però è difficile sospettare che Berlusconi voglia fare qualcosa di sinistra o archiviare valori e programmi della Cdl, non crede?
Sì, ma se lui mi dice, come mi ha ridetto l’altro giorno a Napoli, che dobbiamo stare uniti per fare questa cosa nuova, io dico, va bene, ma nuova in che senso? Se davvero Berlusconi vuole una stagione di unità faccia delle proposte, spieghi qual è il suo pensiero, dica qual è la novità che dovrebbe caratterizzare questo nuovo soggetto. Questo è il problema di fondo che va al di là anche della schermaglia quotidiana sulla legge elettorale.
Scusi, però questa che ha detto è già una bella novità. Lei non considera i diversi punti di vista sulla legge elettorale un motivo di dissenso invalicabile?
Ritengo un errore archiviare una stagione in cui i partiti dichiaravano le alleanze prima e sulla base di un programma condiviso, con un candidato premier e un sistema che portava a una democrazia dell’alternanza. Ma al di là di questo aspetto, sul quale forse è lecito attendere quello che matura nel centrosinistra – siamo ancora in una fase tattica – la sostanza rimane di una chiarezza solare. Il popolo di centrodestra ci vuole uniti? Vero. Ma uniti su cosa e uniti per fare cosa? E se dobbiamo dar vita a un processo unitario del centrodestra, quali sono le regole con cui si arriva a questo processo unitario?
Tutte domande lecite. Ma possiamo dire che lei non fa le barricate?
Certo, io non faccio la polemica per il gusto di fare polemica.

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