Mentre Prodi s’appresta a mangiare il panettone, a noi restano solo le briciole
Per bertinotti è stato un «fallimento». Per Mastella «muore lentamente, a gennaio c’è l’epitaffio». Per Boselli «l’Unione è finita». Per Di Pietro «la maggioranza politica non c’è più». Per Dini «ci vuole un governo istituzionale». E questo solo per dare qualche assaggio della quotidiana immagine di disperazione che il governo offre di sé. Intanto si avvicina Natale e Romano Prodi è più che mai certo di mangiare il panettone e bagnare col Lambrusco il suo primo anno e mezzo in sella alla coalizione più sbrindellata che c’è in Europa. Ora però, stante quello che disse Lamberto Dini («non accetteremo aggravi di spesa pubblica»), questa settimana il governo dovrebbe proprio cadere. Perché, in effetti, come ha dimostrato Francesco Giavazzi, i timori di Dini si sono rivelati più che fondati: la Finanziaria peggiora i conti pubblici di 4,5 miliardi, con il risultato che nel 2008 il deficit salirà dall’1,8 al 2,1 per cento del Pil. Ma se il governo non cade nemmeno questa volta, Prodi deve tornare in quel famoso casolare appenninico e accendere per la seconda volta il cero al famoso spirito di La Pira. Non per farsi rivelare dov’era la prigione di Moro, che poi viene fuori la parola “Gradoli”, la polizia la interpreta erroneamente e poi anche la Commissione parlamentare Moro crede alla versione del Professore. Ma per farsi chiarire una volta per tutte il mistero per cui tutti i suoi alleati parlano male di lui, però se lo tengono. Procurando all’Italia qualcosa che sa molto di sequestro e, Dio non voglia, quel piccolo fraintendimento che, dopo la “mucillagine” registrata dal Censis, finisce col rischio della morìa dei poveri pesciolini che sono i contribuenti italiani.
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