Compagni a termine
Partorire un partito nuovo. La quasi totalità di Rifondazione comunista è pronta a sotterrare nome e simbolo, falce e martello, e Nichi Vendola, politico e filosofo, usa le parole con precisione chirurgica, con poetica barocca eppure concretissima senza un filo di quella retorica tanto cara a Fausto Bertinotti che una settimana fa ricorreva al ficcante Ennio Flaiano per paragonare Romano Prodi a Vincenzo Cardarelli il “poeta morente”. Con il presidente della Regione Puglia, Rifondazione comunista, l’azionista di maggioranza della federazione di sinistra, si accredita a rappresentare l’intero arcipelago che per ora si chiama La Sinistra l’arcobaleno, che per ora raggruppa quattro sigle – Prc, Pdci, Verdi e Sd. Che per ora ha un simbolo che non piace quasi a nessuno, con un arcobaleno su sfondo bianco che i rifondatori si augurano che «almeno diventi rosso, il colore della sinistra». Ma tutto si definirà nei primi mesi del 2008, con “campagne di ascolto” sul territorio, processi partecipativi e alla fine assemblee popolari che «si pronunceranno sulla costruzione del nuovo soggetto, sulla carta d’intenti proposta e sulle campagne politiche da promuovere».
Fatti gli Stati generali non è facile ora costruirlo questo nuovo soggetto, con i segretari nazionali che non vogliono mollare il posto al sole, soprattutto all’ombra di uno come Vendola: si mormora che ad eccezione di Rifondazione non lo volessero neppure far salire sul palco per l’intervento, a Roma alla grande assise dello scorso fine settimana. Quando il governatore pugliese è entrato nel freddissimo hangar della Fiera, la metà degli astanti, tutti e solo quelli del suo partito, si sono alzati in piedi e ancora più in alto è arrivato il loro applauso. Alla fine del suo accorato intervento, delicate battevano le mani del resto degli astanti, timide sventolavano le bandiere del Sole che ride. E che vuole continuare a mostrare il sorriso senza farsi falciare dalla componente comunista del cartello: anche se quelli più comunisti, è sempre questione di prospettive, non ci stanno a perdere l’identità come vorrebbe invece il disegno di Rifondazione. Tanto che prende forma la scissione a sinistra, con la confluenza in un soggetto unico di componenti dei Comunisti italiani, dei centri sociali di Luca Casarini, del sindacalismo di base di Piero Bernocchi, dei fuoriusciti delle correnti di Rifondazione de L’Ernesto e Essere comunisti e via dicendo: una coalizione che per ora non ha un nome ma che avrà un organo di informazione di riferimento, con la trasformazione in quotidiano del settimanale Rinascita. La redazione è al gran lavoro da settimane e il nuovo progetto editoriale sembra ormai in dirittura d’arrivo: i giornalisti di lunga e certa professionalità arrivano dalla prima Liberazione e sanno come si fa un giornale. I militanti di Rifondazione ironizzano: «Farà una tiratura tipo Il Campanile di Mastella». Fratelli coltelli. Le frecciatine tra i neo-alleati si sprecano. Per non dire di quelle che si incrociano tra le varie correnti interne al Prc: semplificando la guerra è tra i giovani e i “vecchi burocrati novecenteschi”. La definizione è coniata all’ombra della Madunina, dove l’accusa alle segreterie della Lombardia è di aver “svuotato i circoli e il partito”. E di aver marcato una lontananza dal territorio a favore di un rapporto più stretto con le forme più istituzionali di rappresentanza, come il sindacato. Non a caso, proprio alla Camera del lavoro di Milano si sono svolte le assemblee e le riunioni della sinistra radicale meneghina e proprio qui martedì prossimo arriverà Fausto Bertinotti: il presidente della Camera presenterà la propria rivista Alternativa socialista su invito dell’associazione di amici della pubblicazione.
Ma il pragmatismo lombardo porta a concentrarsi innanzitutto sulle prossime amministrative, con città come Brescia che è la seconda della regione. Dove il centrosinistra esce a testa alta con il sindaco Paolo Corsini, al secondo mandato e quindi non ricandidabile, e dove la Lega e Forza Italia fremono per la conquista della Loggia. Ma a Brescia i Verdi stanno in maggioranza, Rifondazione all’opposizione: di massima c’è già un accordo per trovare un candidato comune per le primarie e per un dialogo con il resto dell’Unione, come confida Alfio Nicotra, segretario regionale di Rifondazione, catapultato dalla Toscana in Lombardia per sollevare le sorti del partito. Più forte invece proprio la posizione del segretario toscano, il giovanissimo Nicolò Pecorini che quando si sciolse il Pci aveva tredici anni eppure agli Stati generali ha cantato Bella Ciao perché «dobbiamo costruire un soggetto nuovo, che guardi al futuro ma che porti con sé ciò che è stato, un patrimonio da custodire, quell’antifascismo di cui la mia città, Firenze, è medaglia d’oro». Pecorini non ne fa una questione di giovani e vecchi e cita Vendola e Bertinotti, suoi riferimenti, che proprio di primo pelo non sono, né dal punto di vista anagrafico né politico. E sollecita un esercizio di umiltà: «Rifondazione è la componente più forte ma insieme agli altri deve mettersi a disposizione di una cosa più importante».
Nuovo partito o soggetto politico, l’importante è che sia ampio e plurale, perché anche in Toscana il tentativo di egemonizzazione da parte dei bureau è forte, no-nostante il frizzante sottobosco di associazioni e singoli disposti a mettersi in campo a patto di non dover sottoscrivere tessere. Pensa a una Confederazione di partiti e di singoli, il giovane Pecorini, così come i suoi colleghi e coetanei quali il pugliese Nicola Fratojanni e il campano Giuseppe De Cristoforo. Uniti da una voglia di puntare sul territorio, sui movimenti e di partire da «ciò che si ha per dare quelle risposte che la sinistra deve tornare a dare sulle questioni reali, a partire da quelle del lavoro». Un soggetto di governo o di opposizione non importa perché sono «strumenti che si determinano di volta in volta». Intanto però per ora, sempre per ora, si sta al Governo dove i 150 parlamentari della sinistra radicale pretendono di contare più dei centristi Dini e Binetti. E l’esecutivo Prodi sembra salvo, forse proprio grazie alle critiche mosse dal presidente della Camera, ma sempre líder maximo di Rifondazione: martedì è partita la di-scussione in commissione Affari istituzionali sulla riforma del sistema elettorale. Sulla quale Bertinotti ha strappato una non belligeranza da parte del premier, per evitare il ricorso al referendum e aprire un confronto sul proporzionale senza premi di maggioranza, che salverebbe i partiti minori. Che si vedono minacciati dal tandem Veltroni-Berlusconi. «Il modello elettorale ha a che fare con il nostro progetto politico che prevede un soggetto nuovo della sinistra – spiega Gennaro Migliore, capogruppo della Camera. Per noi l’unico sistema è quello tedesco, l’obiettivo è impedire un bipolarismo coatto che non sia rappresentativo della realtà».
Anita Solari
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