Quel sano cinismo idealista che invidiamo all’Eliseo
Il presidente francese Nicolas Sarkozy mischia il cinico realismo con slanci ideali per i diritti umani. Quando è andato in Cina, ha parlato di diritti umani, ma si è rifiutato di incontrare il Dalai Lama, la massima autorità spirituale tibetana, rappresentante di un popolo oppresso dal regime cinese. Poi è tornato a casa con contratti per venti miliardi di euro. Cinismo, come la telefonata di congratulazioni a Vladimir Putin dopo la vittoria elettorale. Ma c’è anche il Sarkozy 2. Prima di partire da Parigi per l’Algeria per siglare accordi per cinque miliardi di euro, un ministro dei mujaheddin, Mohammed Sherif Abbas, ha dichiarato che l’economia e l’industria francesi erano dominate dagli ebrei e che il presidente francese aveva vinto le elezioni grazie alla lobby ebraica. Indignato, Sarkozy ha parlato di «manifestazione di antisemitismo» e ha minacciato di annullare tutto. Il presidente algerino Bouteflika è stato costretto a presentare le scuse alla Francia e sconfessare il proprio ministro.
Ora, quale atteggiamento prevale in Sarkozy, il cinico realismo o la difesa di democrazia, diritti e libertà? Vedremo. Intanto è indubbio che stia prendendo le distanze dal predecessore Jacques Chirac, che fece non poche piroette pur di non definire antisemite le numerose aggressioni contro ebrei e istituzioni e cimiteri ebraici. Ma per fortuna Sarkozy è distante anche da quei politici italiani che incontrano Hezbollah senza fiatare, non ricevono il Dalai Lama e nemmeno sprecano una parola per i diritti umani in Cina.
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