Hamas vuole costruire a Gaza la Hollywood dell’islamismo
E adesso Hamas si butta nella produzione cinematografica. Il movimento radicale ha infatti deciso di dare il via libera alla costruzione di una Hollywood palestinese sulla spiaggia di Gaza, che comprenderà anche un parco tematico modellato sull’idea di una piccola Disneyland. Se si pensa alla precedente esperienza del topolino “Farfur” che predica il jihad ai bambini palestinesi, è possibile prevedere cosa riservino i futuri registi agli adulti: pellicole in perfetto stile “islamico”. D’altronde, gli stessi leader di Hamas hanno chiarito senza mezzi termini che «la censura sarà rigida». Un ammonimento che è stato subito raccolto dagli imprenditori chiamati a coprire il costo dell’impresa, stimato in circa 20 milioni di dollari. Uno di loro ha dichiarato che «ovviamente non verrà mai girata in questa struttura una scena in cui vi sia un uomo che bacia una donna». In verità, la censura islamica di ispirazione wahabita è in atto già da molti anni in numerosi studi cinematografici arabi. In Egitto, molti registi provvedono alla revisione delle sceneggiature per ottenere “l’imprimatur” saudita e garantire la distribuzione dei propri film nei paesi del Golfo. Qualche esempio. Per giustificare il fatto che una donna indossi il velo i-slamico anche all’interno della sua abitazione viene introdotta la figura del domestico straniero. E in un film “islamicamente corretto” non apparirà mai una donna nella camera da letto, se non nell’atto di leggere il Corano o di pregare. Anche la generale confusione tra tenerezza umana e perniciose effusioni amorose non fa mancare scene assurde: una madre che non vedeva il figlio da tre anni, per esempio, non correrà ad abbracciarlo, ma gli stringerà la mano come una qualsiasi persona estranea. camilleid@iol.it
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