È vero, il film della Kidman è spiritualista. Tocca abiurare

Su Tempi numero 48 del 29 novembre leggo alcune dichiarazioni al sottoscritto attribuite e che corrispondono più o meno ad una sintesi di una conversazione telefonica. Mi preme però precisare che le tre parole “fanculo” sono certo di non averle mai pronunciate. Con immutata simpatia e adesione ai molti temi che coraggiosamente trattate nella rivista. Cordiali saluti.
Avv. Benedetto Tusa

Rispondo alle sue sollecitazioni di spiegare il mio voto sulla “Class Action”. Il testo dell’emendamento del sen. Manzione per introdurre nel nostro ordinamento la possibilità di promuovere azioni legali collettive, era identico a quello che all’unanimità, quindi anche con il nostro voto, era stato licenziato dalla commissione competente della Camera nella scorsa legislatura. La nostra contrarietà non era dunque nel merito della proposta, ma riguardava il metodo, nel senso che un emendamento del genere non avrebbe potuto, a nostro modo di vedere, essere inserito nella legge finanziaria, ma avrebbe dovuto intraprendere un iter specifico. Infatti, in un primo momento, le posizioni dei gruppi della Casa delle Libertà si presentavano diversificate. L’Udc si esprimeva favorevolmente, gli altri prevalentemente contrari. Dopo lunghe discussioni si definiva una posizione comune di astensione. Al momento del voto però, nella concitazione del momento (fa fede la foto di un collega che con la scarpa in mano batteva sui banchi), non tutti recepivano l’indicazione. Una parte si asteneva, un’altra votava contro, il sottoscritto a favore e il collega di An, Learco Saporito, pur presente in aula, non votava. Il mio è stato un mero errore materiale dovuto, oltre che alla confusione generale, al fatto che proprio in quel momento sono stato distratto da una telefonata ricevuta dal nostro ufficio legislativo. Questa, come ho immediatamente dichiarato, è la semplice verità, anche se purtroppo a qualcuno fa piacere denigrare il prossimo insinuando che ci sia sotto qualcosa di torbido. La verità dice anche che il mio errore non sarebbe stato di per sé sufficiente a far passare l’emendamento se il Sen. Saporito non avesse commesso contemporaneamente lo sbaglio, come egli stesso ha ammesso, di non votare. Spero non si sospetti che Saporito facesse parte del complotto! Ma è possibile fare un errore tanto banale, o come dice Lei, egregio direttore, si può credere a tanta ingenuità ? (.) La saluto con la cordialità che mi auguro di ritrovare.
Roberto Antonione
senatore di Forza Italia
Mi perdonerà se non sto qui a di-scutere sul resto della sua lunga missiva, ininfluente rispetto all’oggetto della Sua spiegazione. Sì, si può credere a tanta ingenuità. E per quanto mi riguarda le credo e mi scuso per le malevoli insinuazioni. Buon lavoro.

Qualche anno fa, nella libreria allestita all’interno del Meeting di Rimini, ho comprato a mia figlia La bussola d’oro. Sembrava carino, mi sono fidato del luogo in cui ero e l’ho acquistato. Poi, a casa, ho cominciato a leggerlo anch’io, e a un certo punto le ho detto che non era opportuno proseguire, mi trovavo a disagio con il contenuto del libro. Gli anni successivi, nella libreria sopra citata, ho ritrovato ogni volta quel libro e i suoi “sequel”, e mi sono detto che forse ero io a usare una chiave di lettura sbagliata. In settimana ho letto con interesse l’articolo in merito a La bussola d’oro apparso su Tempi ed il mio “di-sagio” ha trovato piena espressione.
Giancarlo Cavagnoli via internet

Non fidarsi è bene, fidarsi è meglio. Nel caso, siamo sicuri che la libreria del Meeting prenderà nota e si guarderà bene dal riproporre la fiaba di Belzebù.

Ho visto l’anteprima della Bussola d’oro, il famoso film interpretato da Nicole Kidman che uscirà nelle sale il 14 dicembre e che, a parere della stessa, non sarebbe anticattolico. Bene. Si tratta di un film agnostico e spiritualista, dove la Chiesa è chiaramente riconoscibile e viene rappresentata come feroce nemica dei bambini. L’autorità (soprattutto quella di Chiesa, appunto) è contro la libertà e soffoca lo “spirito”. La formula della “fiaba” è un mix tra le Cronache di Narnia e Il Signore degli anelli, dove i cattivi sono i preti cattolici. Assolutamente devastante.
Simone Fortunato

Bene, il vecchio Chesterton ha avuto di nuovo ragione: «L’opera del cielo fu materiale. L’opera dell’inferno è interamente spirituale». Dunque è con vero dispiacere che ci tocca abiurare: meglio la Kidman atea e scostumata piuttosto che quella cattolica e pudica ma ancella di Malebranche.

Alcuni giudizi positivi recentemente espressi da Assuntina Morresi e Patrizia Vergani sulla legge sull’aborto (la 194) hanno suscitato non poche reazioni di perplessità e dissenso sia nel mondo generalmente pro-life, sia nell’ambito più specifico degli amici a cui la lega un’appassionata e sincera frequentazione. Il merito loro è quello senz’altro di aver gettato un sasso nello stagno della quiete ideologica dello schieramento pro-life, sempre pronto al combattimento dialettico quanto incline a scivolare su una china eticistica di un vago sapere manicheo, costringendo tutti a un bagno di sano realismo. Il dramma della vita non è qualcosa da discutere dividendo i buoni dai cattivi secondo uno schema ideologico di valori e disvalori, ma un’esperienza che ciascuno di noi vive con il pungolo di una domanda di felicità e di senso (le due cose coincidono, al fondo) a cui le cose danno solo risposte temporanee e possibili.
Annarita e Riccardo Cola
via internet

Grazie per la gentilezza e per il lungo contributo che avete allegato alla presente. Torneremo sul tema con un altro paio di interventi.


Complimenti per il servizio sugli Ogm, tecnico ma non noioso. Unico neo: l’intervista al prof. Giorgio Forti; voi stessi infatti avete suggerito a noi lettori come riconoscere l’autorevolezza del dott. prof. ing. di turno: basta fare un “giretto” su Public medline. E così ho fatto. Temo che le obiezioni mosse dal prof. Forti siano solo di matrice politica, ammantate da una finta (ma facilmente smascherabile) “allure” scientifica! Ancora bravi per non essere caduti nell’omologazione “anti-Ogm”.
Dario Sponchiado via internet

Purtroppo l’omologazione è quella brutta bestia che permette a noi benestanti di sorbirci le omelie di Carlin Petrini e vivere lo stesso obesi e contenti. Mentre agli africani l’omologazione permette solo di morire di fame. Come successe per esempio in Zambia qualche anno fa, quando dopo una spaventosa carestia gli americani inviarono aiuti alimentari e se li videro rifiutare perché il governo era allora in linea con l’attuale governo italiano, Capanna e i cattolici solidaristi: anche lo Zambia doveva essere come l’Italia, Ogm-free. E i morti di fame ringraziarono sentitamente.


Ahimé, anche Celentano al sistema lecca il deretano.
P.S. Il ragazzo della via bluff?
Guido Clericetti

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.