«Nel Pd non ci sarà una serie A e una serie B», promette Fioroni. Grande trionfo della serie C?
´ «Bramante, se pur modificava, lo faceva senza stravolgere lo stile lombardo», dice Adriano Celentano al Corriere della Sera (13 dicembre).
Ma vogliamo parlare di quei maiali di romani che distrussero tutte le capanne celtiche?
´ «Non possiamo legarci a Berlusconi», dice Massimo D’Alema alla Repubblica (13 dicembre).
Da leggersi: Veltroni non può riuscire dove io sono fallito.
´ «Ho letto l’articolo di Lea Melandri e non riesco a trovare campate in aria le sue obiezioni», dice Piero Sansonetti su Liberazione (13 dicembre).
Lo rilegga.
´ «Non dico che a gennaio uscirò dalla maggioranza, ma lavorerò per cambiare il quadro politico», dice Lamberto Dini alla Repubblica (11 dicembre).
Dice, dice. Poi, ogni volta che deve piantare un chiodo per appenderci un nuovo quadro politico, gli trema la mano, gli si intrecciano i diti e il chiodo non regge.
´ «E anche se non fosse vera questa storia sarebbe verosimile», dice Marco Travaglio sull’Unità (11 dicembre).
Un bel nuovo passo in avanti per il giornalista più forcaiolo d’Italia: oltre al sospetto, oltre al “non poteva non sapere”, siamo al colpevole per “verosimiglianza”.
´ «Non si tratta di un dibattito filosofico ma di una grave invadenza nella sfera pubblica e nelle istituzioni della Chiesa di Roma», dice Gavino Angius al Riformista (11 dicembre).
La non fiducia al governo da parte di Paola Binetti su una legge non condivisa per motivi di coscienza costituirebbe un caso d’invasione della Chiesa nelle istituzioni. Diavola di una Binetti, era un cardinale e ce l’aveva tenuto nascosto.
´ «Nel Pd non ci può essere una serie A e una serie B», dice Giuseppe Fioroni al Corriere della Sera (9 dicembre).
Grande trionfo della serie C?
´ «Meglio una fusione di una federazione», dice Pietro Ingrao al Corriere della Sera (10 dicembre).
Obiettivamente ha ragione: quelli della Cosa rossa sembrano molto più tipi fusi che federati.
´ «Vi assicuro che prima di Natale ci occuperemo ancora di Clementina Forleo», dice Michele Santoro al Corriere della Sera (7 dicembre).
Poverina: trattasi di accanimento.
´ «Senza valutazione di impatto ambientale, non si raddoppierà la base di Vicenza», dice Alfonso Pecoraro Scanio alla Repubblica (10 dicembre).
Pecoraro ha l’aria di uno che nel 1944 si sarebbe opposto allo sbarco in Normandia perché infastidiva i gabbiani.
´ «Uno di loro si è seduto al mio posto e non se ne andava», dice Daniele Luttazzi alla Stampa (10 dicembre).
Luttazzi descrive il modo di agire dello staff di La 7 come fosse quello della Gestapo. Ma quello che veramente gli scotta è che il tecnico anonimo, durante la rissa negli studi del Decameron seduto al suo posto, faceva ridere molto più di lui.
´ «A forza di ultimatum, non si va da nessuna parte», dice Romano Prodi all’Unità (8 dicembre).
Esatto! Da nessuna parte: ecco dove Prodi ha portato l’Italia.
´ «Riportiamo al centro il grande tema del lavoro», dice un titolo dell’Unità del 9 dicembre con un occhiello “intervista a Piero Fassino” (9 dicembre).
Magari si riuscirà a riportare al centro del dibattito le questioni del lavoro. Non sarebbe un male. Assai più difficile, anche con interviste come questa, riportare Fassino al centro di qualcosa.
´ «C’era Berlusconi che faceva spiare dai servizi segreti italiani alcuni giornalisti e molti giudici che non gli andavano a genio», dice Furio Colombo sull’Unità (9 dicembre).
Berlusconi spiava i giudici? Chissà come scriverebbe la storia della Russia, Furio Colombo. Scriverebbe della lunga persecuzione che Trotzkij inflisse a Stalin?
´ «Al Cavaliere l’interpretazione spericolata della Vittima Unica riesce in modo memorabile», dice Giuseppe D’Avanzo sulla Repubblica (14 dicembre).
Va detto, peraltro, che non fa tutto da solo: un bel po’ di qualificati giornalisti e magistrati gli hanno dato un consistente aiutino a recitare questo ruolo.
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