Davvero la legge elettorale non è un problema di tutti?

Di Reibman Yasha
20 Dicembre 2007

«I politici vivono in un mondo a parte, non si occupano della realtà dei cittadini, del caro spesa, degli scioperi, degli affitti». Quante volte negli ultimi quindici anni avete sentito questa frase in bocca al commentatore di turno o al telespettatore con la bava alla bocca che approfitta della trasmissione senza filtri? Sempre più spesso da quando si parla della riforma della legge elettorale. Gli autotrasportatori scioperano, la benzina scarseggia alle pompe, la poca che c’è costa un occhio della testa e intanto i mutui aumentano. E l’opinionista svogliato che fa? Se la piglia con i politici che si occupano di legge elettorale, un argomento in apparenza così distante. Eppure, quando poi in Parlamento non si mettono d’accordo su questa o quella tassa, lo stesso giornalista che fa? Se la piglia con i politici che non sanno mettersi d’accordo.
Come se fosse tutto una questione di voglia, di buona educazione. Come se ogni volta non fosse una questione di sopravvivenza (“sopravvivenza politica” dicono dandosi un tono, ma sempre di sopravvivenza trattasi quando con ogni scelta si difende o si perde il proprio orticello). Come se la legge elettorale, quella legge che ha permesso ai partiti italiani di crescere e moltiplicarsi come le stelle nel cielo e di esercitare ciascuno il proprio piccolo potere di veto, non avesse contribuito all’impasse che da anni viviamo. Ben venga l’ennesima riforma, purché spazzi via i cespugli, gli alberelli, i fiori e i frutti e ci lasci scegliere tra due partiti.

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