Odiano gli Ogm, ma amano il grano che dà loro lo Stato

A Milena Gabanelli di Report è stato assegnato il premio “è giornalismo 2008”. Che premio dare quindi ai vostri Berlicche, Giannino, Israel, Risé, Baget Bozzo, Festa, Perri, Corradi e via rubricando?
Enzo Tianco Varese

Non mi occupo più del giornalismo gabanelliano dagli anni della guerra serbo-croata. Quando la signorina stava dalla parte del macellaio dei Balcani e mi capitò di sputtanarla sul Sabato per un suo falso scoop da velina di Belgrado.


In Finanziaria è stato approvato in Commissione Bilancio della Camera un emendamento per la costituzione di un “Fondo per la promozione di azioni positive in favore di filiere produttive agricole esenti da contaminazioni da Organismi geneticamente modificati”. Gli Ogm, per intenderci. Il Fondo, dice l’emendamento, sarà gestito del ministero dell’Agricoltura «anche in convenzione con fondazioni e associazioni indipendenti che operano in campo scientifico per lo sviluppo di modelli sperimentali e partecipati di governance e government dell’innovazione biotecnologica». Insomma, un regalo di Natale alle corporazioni anti-Ogm. In un paese che sempre si lamenta dei pochi spiccioli per la “Ricerca”, non è un po’ strano che ben 2 milioni siano dati a coloro che hanno una visione unilaterale della questione? Chissà se i deputati alla Camera avranno il coraggio di eliminare questo emendamento, oppure se “per spirito di coalizione e lealtà” ci faranno digerire pure questo emendamento Frankenstein.
Bruno Poletti Torino

Non è un emendamento Frankenstein. è la solita invenzione di un problema che non c’è (gli Ogm sono più sani del biologico) e di impossibile soluzione (mai esisterà un paese Ogm-free visto che concimi e alimenti per animali contengono Ogm) per giustificare finanziamenti a chi si occupa di un problema che non c’è. Ergo, impossibile da risolversi. Clientela.

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Vorrei controbattere all’articolo uscito riguardo al film La bussola d’oro. Ho letti i libri da cui è tratto il film e li ho trovati molto belli. A mio parere più che Dio quello che Pullman cerca di attaccare è l’oscurantismo di cui spesso la Chiesa si è fatta portatrice, specialmente nel passato; basta pensare ad esempi come i roghi di streghe oppure Galileo, accusato di eresia per essere andato contro le Sacre Scritture per quella balzana idea secondo la quale la Terra girava intorno al Sole (quale assurdità vero?). Il magisterium nel libro ha un compito ben preciso: impedire che la gente venga a conoscenza dell’esistenza di una “polvere” simbolo della conoscenza e consapevolezza. (…) La polemica che ne sta nascendo non fa che dare ragione a Pullman. Dimostra che se non viene detto esattamente ciò che la Chiesa vuole sentire allora bisogna intervenire. È l’atteggiamento della Chiesa che è sbagliato, o più che altro è stato sbagliato nel passato, difatti Pullman sembra prendere esempio da quella che è stata l’inquisizione e non credo che nessun cattolico intelligente si offenderebbe leggendo La bussola d’oro, in quanto la libertà di opinione è ammessa nel Vangelo. (…) A quanto pare la caccia alle streghe non è passata di moda. Mi sono sentita in dovere di mandarle le mie idee a riguardo.
Laura Bertoli via internet

Senta, queste storie di Galileo e Inquisizione risalgono al 1500 e, oramai fin dall’asilo Mariuccia, neanche ce le raccontano giuste. E comunque, siamo nel 2007, lei capisce perché devono ancora scrivere libri cretini solo per denigrare la pacifica e indifesa Chiesa cattolica? Lei capisce perché se un solo giornale al mondo stronca il polpettone di Natale, lei si pone il problema di questo unico giornale e non del conformismo generale?

In riferimento all’intervista apparsa sul numero 50 di Tempi preciso che se è vero che dalla sentenza molti imprenditori che mi erano vicini non si sono fatti più vedere, è altrettanto vero che non posso dire di essere stato abbandonato da Confindustria e Confcommercio, i cui associati e in particolar modo i cui vertici mi sono stati molto vicini in questo periodo.
Vincenzo Conticello Palermo

Dieci mesi fa, dopo un rapidissimo e annientante cancro ai polmoni è morto mio marito. Per mesi non sono riuscita più a leggere né giornali né riviste né libri. Adesso sto dolorosamente cercando di “rifarmi una vita”, sto rimettendo in ordine la casa, mettendo a posto tutte quelle che io chiamo “pietre di inciampo” e che sono le sue cose in giro per la casa (tanto lui è qui, e le sue cose mi fanno solo piangere). Fra le altre cose belle in ordine, non lette – perchè era lui che per primo apriva Tempi – tutte le copie di Tempi da gennaio ad oggi. Non avevo rinnovato l’abbonamento un po’ per il casino che mi stava succedendo un po’ perché arrivava sempre in ritardo e io nel frattempo avevo già comprato il Giornale del giovedì e non ero sicura di voler spendere dei soldi (le entrate non sono più quelle di prima anche se dirmi povera sarebbe una bugia). Ma Tempi ha continuato ad arrivare fedelmente, anzi ha cominciato ad arrivare puntuale al giovedì. E in questi giorni, riordinando, li ho sfogliati tutti ed ho tolto tanti “pezzi” (cristiani d’Oriente, islam, cinema, libri, mangiare, ambiente non come ne parlano gli ambientalisti, Chiesa, Papa… ) e li ho messi in una cartellina perché intanto butto via le riviste, ma questi articoli prima li voglio leggere. Domani rinnovo l’abbonamento, perché voglio ringraziare della fedeltà con cui me lo avete sempre mandato e voglio continuare ad avere l’occasione di avere dei giudizi diversi dalle ciance del mondo. Ricchezza è decidere di spendere i soldi che si hanno, pochi o tanti che siano, in un modo “saggio”. Anni fa avevo regalato per Natale a figli e nipoti l’abbonamento. Ora loro lo leggono o se lo comprano. Vorrei ora farne regalo ad amici che non sono del nostro giro, ma che desidero imparino qualcosa da voi.
Donata Carmo Milano

Che cosa benedettamente seria è fare un giornale! Cerchiamo di ricordarcene. Grazie, amica.

Leggendo, svogliatamente, il nuovo regolamento della assicurazione sanitaria dei dirigenti di un noto gruppo industriale italiano, ho avuto l’ennesima, magari banale, conferma di come la cultura antinatalista si stia pervicacemente ed ostinatamente insinuando in ogni settore della nostra esistenza. Infatti il massimale di rimborso previsto da tale “Regolamento per il parto naturale” è stabilito in euro 4.000 (circa un terzo di quanto si spende in una qualsiasi clinica romana) mentre per l’aborto terapeutico è previsto un massimale di euro 10.000. A questo punto, ho un altro motivo per ringraziare il buon Dio: infatti la mia quarta figlia, Caterina, è nata da sole cinque settimane ed il regolamento entrerà in vigore solo nel 2008!
Vittorio Colella Albino Roma
Fuori il nome della sanitaria pompe funebri! E tanti baci a Caterina. Grazie.

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