Con Prodi, però, attento al ridicolo
Mio caro Malacoda, si avvicina un brutto periodo per noi, quindici giorni terribili durante i quali meno ci facciamo vedere in giro e meglio è. Non ti preoccupare, ci penseranno buoni e buonisti, preti e moralisti a supplire alla nostra temporanea assenza. Il nostro problema, semmai, sarà quello di smaltire un po’ di miele per non restarne invischiati anche noi. Nel frattempo volevo congratularmi con te per la faccia tosta, la tua, quella del politico che ti ho affidato (tal Romano Prodi, presidente del Consiglio in Italia) e quella dei giornalisti cui propini le affermazioni di quest’ultimo e che inopinatamente le pubblicano. Un cortocircuito efficacissimo. Devi solo stare attento, però, perché mentre il disprezzo per gli altri e per la loro intelligenza è sempre un’ottima cosa, il disprezzo del ridicolo è pericolosissimo. Ti segnalo di seguito alcune dichiarazioni del politico in questione che corrono su questo confine e sulle quali devi vigilare perché non lo oltrepassino.
Trasporti. «Alta Velocità: due anni ed è fatta». «Stiamo recuperando il ritardo, fra due anni saremo a livello della Francia». «Da cento anni ci troviamo di fronte a un sistema immutato. Ora, in pochi anni, dobbiamo cambiarlo» (negli stessi giorni l’Italia restava paralizzata dallo sciopero dei Tir, un Eurostar impiegava 14 ore per percorrere i 200 chilometri che separano Capua da Roma lasciando i 450 passeggerei al gelo).
Fisco e tasse. «Se continua questa lotta all’evasione fiscale, si andrà alla riduzione delle imposte sul lavoro dipendente. Sono stati recuperati venti miliardi di euro. Questi soldi bisogna impiegarli bene e cominciare a restituirli ai cittadini» (magari iniziando dai passeggeri del Lecce-Roma di cui sopra).
Partito democratico. «L’articolo 49 della Costituzione dice che i partiti debbono essere organizzati in modo democratico. Voglio la lista degli iscritti, che si voti in modo trasparente» (bene la stoccata a Veltroni, ma in Italia ancora aspettano gli elenchi dei quattro milioni e passa di votanti alle primarie che lo incoronarono candidato per il centrosinistra alle elezioni politiche del 2006).
Scuola. «Questo paese ha bisogno di più risorse per scuola e ricerca, qui si gioca tutto» (i 577 milioni di euro stanziati per i camionisti e sottratti ai fondi per la ricerca serviranno forse a pagare le rette universitarie dei figli dei camionisti medesimi?).
Il governo. «Regge perché la squadra funziona, in consiglio dei ministri si lavora bene» (Di Pietro: «Con Mastella si potrebbe trovare un punto di incontro». Mastella: «Io con Di Pietro non voglio nessun punto di incontro. La mia dirittura morale è tale che con te – rivolgendosi a Di Pietro – non voglio avere niente a che spartire. Né oggi né in futuro». Dal Consiglio dei ministri del 22 ottobre 2007).
Fin qui, caro nipote, tutto bene. Ma quando sull’impeto dell’autoconvincimento molesto gli fai dire: «Nella politica questi ideali si danno con l’esempio, non con le parole. Sono le azioni quelle che rimangono», ho pena per lui. Va bene dannare un’anima, va bene dannare per anni un paese, ma un cattolico adulto non dovrebbe mai abbandonarsi al sadomasochismo, ci diventa non credibile. E per noi trovarne un altro così è un problema. Pensaci.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche
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