La discarica della sinistra
Marco Demarco è il direttore del Corriere del Mezzogiorno, di cui è anche fondatore dopo essere stato vicedirettore dell’Unità. Nel 2005 ha promosso l’Osservatorio sulla camorra e sull’illegalità e nel maggio dell’anno scorso ha dato alle stampe L’altra metà della storia, spunti e riflessioni su Napoli da Lauro a Bassolino (Guida prima pagina), opera utile per ricostruire gli ultimi cinquant’anni della storia della città, con particolare attenzione agli ultimi tre lustri di gestione bassoliniana.
Il sito internet di un grande quotidiano ha lanciato un sondaggio: “Napoli: bisogna inviare l’esercito?”. Secondo l’82 per cento degli intervenuti la risposta è “sì”. Siamo arrivati a questo punto?
No, non credo che l’esercito sia necessario. Lo utilizzerei per altre urgenze, come la criminalità. L’esercito per l’immondizia l’abbiamo già: 20 mila netturbini a libro paga. Basterebbe un atto amministrativo…
Per ogni netturbino lombardo ce ne sono 25 campani, perché non fanno il loro mestiere?
Già, perché? Il problema oggi della Campania e della gestione dei rifiuti è che nessuno si prende le proprie responsabilità. Ma le teste devono iniziare a cadere, non è possibile che in tanti anni di gestione commissariale nessuno abbia mai pagato per gli errori commessi. La politica, da questo punto di vista, ha avuto grandi compiti ed enormi responsabilità.
Roghi per le strade, autobus incendiati, blocchi dei tir, tafferugli e sassaiole. I fantocci del sindaco Rosa Russo Jervolino e del governatore Antonio Bassolino impiccati per strada. E la promessa che il termovalorizzatore di Acerra si farà, ma nel 2009. Si può solo disperare per la situazione di Napoli?
Possiamo solo disperare. Però vorrei andare controcorrente: oggi tutti danno la colpa del disastro a Bassolino e, diciamo la verità, il governatore ha delle responsabilità enormi e di alcune ne risponderà anche in sede giudiziaria, ma questo ruolo di capro espiatorio che gli hanno dipinto addosso non mi convince. Bassolino è diventato l’alibi per il centrosinistra locale e nazionale, ma io chiedo: e loro? E Prodi e D’Alema non hanno nessun esame di coscienza da fare? Bassolino è sempre stato un formidabile raccoglitore di consensi e i suoi voti hanno sempre fatto comodo a tutti; così, sebbene tutti sapessero che Napoli era un disastro, sono stati zitti, per comodità e opportunismo. Bassolino ha chiesto più volte di poter lasciare la città, di poter giocare, anche per ambizione, un ruolo a livello nazionale. Non glielo hanno mai consentito, perché con i voti che lui raccoglieva qui reggeva tutto il sistema. Eppure D’Alema o Prodi o chiunque altro tra i maggiorenti del centrosinistra avrebbe potuto esercitare sul governatore la giusta pressione perché ci si mettesse realmente a risolvere la situazione. E invece…
Ora anche i suoi fedelissimi paiono averlo abbandonato.
Si è passati da un eccesso all’altro: dall’acquiescenza al tiro al bersaglio. Ma così il problema non si risolverà mai. Ripeto: Bassolino ha le sue colpe, ma vogliamo anche chiederci perché si è deciso di rimuovere il prefetto Pansa dal suo ruolo di commissario straordinario proprio nel bel mezzo della crisi? Perché se l’Unione Europea ci ha richiamato all’emergenza rifiuti ben sei mesi fa, in questi sei mesi non abbiamo fatto nulla? O, se abbiamo fatto qualcosa, questo qualcosa è stato inutile? Chi paga per questi fallimenti? Solo il governatore? Ricordiamoci che alle recenti primarie del Partito democratico Bassolino era nella stessa corrente di Veltroni e D’Alema. La verità è che a Napoli si è formata una oligarchia che impedisce l’alternanza, che rende impossibile un orientamento politico alternativo.
Nel suo libro scrive: «La sinistra napoletana che ha amministrato dal ’75 all”83 e dal ’93 a oggi, e cioè per oltre un ventennio, credeva di custodire un di più nella diversità berlingueriana, nell’organizzazione di partito, nel senso dello Stato, nei rapporti di massa, nell’egemonia culturale, nell’esperienza della propria classe dirigente. E tuttavia era una convinzione infondata. La sinistra napoletana ha un passato nobile, ma è stata settaria, moralista, arrogante e, negli ultimi tempi, tanto autoreferenziale da credere che per cambiare il Mezzogiorno fosse sufficiente la sua sola esistenza». Dopo i recenti fatti, ritiene che la sinistra abbia capito i propri sbagli?
No, proprio per quello che dicevo prima. Adesso affermano che è tutta e sola colpa del governatore, non capiscono che non basta ritenersi superiori per esserlo. L’individuazione del capro espiatorio è funzionale all’atteggiamento psicologico di chi, non essendo capace di riconoscere i propri errori, addita subito alla folla il colpevole per mantenere pura la propria immagine.
E la destra? Che cosa rimproverarle?
La responsabilità, in un sistema maggioritario in cui chi ha la minoranza non conta nulla, è tutta della sinistra. In più a Napoli il problema del centrodestra è che, oltre a non essere particolarmente carismatico, è pure diviso. Alleanza nazionale e Forza Italia sono inconciliabili. Anche un professionista valido e stimato, come potrebbe ad esempio essere Antonio D’Amato, ex leader di Confindustria, qui non si candiderebbe mai constatando le divisioni interne alla minoranza.
Il presidente Giorgio Napolitano si è speso molto per i suoi compaesani. Cosa potrebbe fare di più?
Penso che dovrebbe fare di meno. Ha già fatto troppo. Si è già esposto oltre ogni prudenza sponsorizzando Bertolaso che ha fallito. Anche Ciampi si espose per Napoli, ma alla seconda volta, tacque. Così dovrebbe fare Napolitano, se non vuole perdere ulteriormente la faccia.
Rimane la domanda più banale: che fare?
Bisognerebbe richiamare l’attenzione su altre due macroscopiche emergenze della città che la storia dei rifiuti ha finito per occultare: il lavoro e la camorra. Sul primo è paradossale che Napoli abbia delle possibilità (penso all’area Bagnoli) ma che non vengano sfruttate. Sulla seconda è intollerabile che si lascino interi quartieri in mano alla criminalità organizzata. Viviamo in un regime di protezionismo camorristico eppure nessuno pare curarsene. Quasi sembra che non esista, la camorra. È una concezione figlia dell’errore storico della sinistra che per anni ha spacciato l’equazione camorra uguale potere politico. Ora che al potere sono loro non ne parlano più. Perché? Perché Bassolino non è mai andato al Tg1 a dire che è questa la vera emergenza? Perché i prefetti e i questori lavorano due anni a Napoli e poi se ne vanno con una promozione?
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