Sarkòmmunication

Di Arrigoni Gianluca
10 Gennaio 2008
Visite di Stato, interviste, rivelazioni choc. Così il presidente francese costringe i media a (in)seguire l'agenda dell'Eliseo. Anche a costo di disorientare i moltissimi francesi decisi a sostenere la sua rupture

Parigi
Alain-Gérard Slama, professore di storia delle idee politiche nonché editorialista del Figaro, quotidiano che ha sostenuto e sostiene Nicolas Sarkozy e l’attuale maggioranza di governo, nel suo commento settimanale, il 31 dicembre, ha scritto che «dall’elezione presidenziale i francesi, divisi tra delizia e perplessità, sono in uno stato di choc culturale. S’interrogano sull’ampiezza dei cambiamenti che essi stessi desiderano, e che si aspettano, sul terreno dei rapporti sociali e dell’economia. Cambiamenti che però tendono a sconvolgere, in tutti i settori, i loro punti di riferimento più solidi. Impressionati dall’energia di un potere onnipresente, che ha saputo risvegliare il loro interesse per la politica, a maggioranza ne sostengono le iniziative provando nello stesso tempo un disorientamento che li priva dei mezzi per coglierne la coerenza e il senso. In breve, si chiedono se non stanno assistendo a una rottura culturale che va molto al di là dell’atteso cambiamento di modello sociale». Se quindi è innegabile – a dar retta ai sondaggi – l’attrazione dei più per il “personaggio” Sarkozy, per il suo dinamismo e la sua evidente volontà di cambiare in profondità il paese, come aveva promesso in campagna elettorale, è anche vero che i francesi fanno fatica a seguire il loro “onnipresente” presidente. Un paradosso, perché tra le qualità riconosciute unanimemente all’inquilino dell’Eliseo c’è sicuramente il suo grande talento di comunicatore.
Tra le ragioni dell’apparente contraddizione (da una parte il sostegno diffuso a Sarkozy, dall’altra il concomitante disorientamento dell’opinione pubblica) molti sottolineano l’effettiva difficoltà dei media, che anziché tentare di decifrare e rendere accessibile la complessità della politica paiono occupati esclusivamente a correre dietro a un presidente che dà l’impressione di non fermarsi mai. Al punto che il 16 dicembre Véronique Maurus, la “mediatrice” del quotidiano Le Monde (giornale con simpatie storicamente di centrosinistra) ha risposto così ai lettori che cominciavano a sospettare strane “complicità” disinformanti tra i giornalisti della redazione e l’ambiente sarkozista: «Le redazioni sono in gran parte coscienti delle trappole della “comunicazione” ma, semplicemente, fanno fatica a evitarle. (.) Il principio della trappola è semplice: si tratta di “controllare l’agenda”, occupando la scena in continuazione, creando “l’attualità” senza mai lasciare alla stampa il tempo di approfondire, di decifrare». Di esempi, secondo Maurus, sono piene le cronache degli ultimi mesi: «Il 29 novembre Sarkozy torna dalla Cina e dà un’intervista televisiva. Il giorno dopo, record di citazioni su tutti i soggetti evocati nell’intervista (periferie, affitti, 35 ore eccetera). Siamo alla vigilia del week-end; il tempo di contattare gli specialisti, gli alleati e gli avversari, di studiare i dossier, di analizzare le proposte e il lunedì 3 dicembre Sarkozy è già ad Algeri. Impossibile ignorare questa delicata visita che si svolge in un clima agitato (un ministro del governo algerino, infatti, aveva accusato Sarkozy di essere stato eletto grazie al sostegno della “lobby ebraica”, ndr). Ma, anche qui, non è possibile fare un bilancio perché il presidente, mercoledì, appena tornato lancia un messaggio ai rapitori di Ingrid Betancourt e poi, venerdì, annuncia una serie di misure a sostegno delle piccole e medie aziende. Infine, lunedì, riceve Gheddafi a Parigi». In tali condizioni, conclude il Monde, è dura «separare l’informazione vera dalla “comunicazione”, verificare, relativizzare, approfondire».
A conferma del talento di Sarkozy nel “controllare l’agenda mediatica” si può aggiungere anche che la vivace polemica suscitata dalla benevolenza dell’Eliseo nell’accogliere Gheddafi a Parigi dal 10 al 15 dicembre (benevolenza giustificata dal presidente con contratti per 10 miliardi di euro che però, secondo gli analisti economici, sono quasi tutti ancora virtuali) è stata subito stemperata con la clamorosa “rivelazione” della nuova fidanzata del presidente, la ex top model Carla Bruni. La coppia, infatti, ha pensato bene di farsi un giro in un luogo discreto come Disneyland Paris, e proprio il giorno della partenza del dittatore libico. Un tempismo perfetto. E l’ennesima dimostrazione che effettivamente è Sarkozy a dettare l’agenda a giornali e tv (volenti o nolenti).

La stessa strategia di Blair
Quella di decidere di cosa si parlerà sui giornali è una nota necessità dei leader politici, come aveva spiegato già a settembre sempre a Le Monde uno specialista come Alastair Campbell, per anni consigliere di Tony Blair per la comunicazione (e non solo a Downing Street). «Se noi non avessimo imposto la nostra agenda – ha ammesso lo spin doctor dell’ex premier britannico – ci sarebbe stata imposta. In un certo modo, l’ipervisibilità limita i rischi perché alimenta la macchina mediatica. Questo permette tra l’altro ai politici di poter governare con più tranquillità. Per esempio, durante le negoziazioni sull’Irlanda del Nord noi eravamo iperpresenti, paradossalmente per lasciare che i politici negoziassero tranquillamente, al riparo della pressione mediatica». Secondo Campbell, se la comunicazione politica non funziona, «non si può agire, presentare riforme, avere un impatto sulla vita della gente. Noi avevamo un solo messaggio importante: la modernizzazione. E questo messaggio veniva dal desiderio dell’opinione pubblica. Allora bisognava mostrare che avevamo capito, e che per seguire meglio la gente eravamo cambiati noi. Fino ad allora il Labour si posizionava a sinistra, noi lo abbiamo spostato più al centro per corrispondere ai desideri della maggioranza dei cittadini britannici. In seguito, ancora prima che Tony diventasse primo ministro, la sua presenza mediatica ha permesso di ripetere innumerevoli volte il nostro slogan, “New Labour, new born”. Mi sembra che Sarkozy abbia operato nello stesso modo. Il suo slogan è stato “la rottura”». Per Campbell, però, la ripetizione non basta: «Tutto quello che si fa deve concorrere a far arrivare il messaggio». Forse è per questo che il presidente francese ha finalmente deciso (dopo diversi mezzi annunci poi rimangiati) di tenere nei prossimi giorni la conferenza stampa di valutazione dell’azione di governo. È la sua opportunità per mostrare ai concittadini un po’ disorientati che la rupture non è solo comunicazione.

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