Un asset riformista per La 7
Il nome giusto è già stato individuato: Lorenzo Pellicioli, amministratore delegato del gruppo De Agostini. Se i malmostosi della politica non ostacoleranno i progetti di riforma nati sull’asse Berlusconi-Veltroni, toccherà al supermanager bergamasco gestire la delicata operazione d’acquisto da parte della holding novarese di Telecom Italia media (La 7, Mtv Italia, La7 Cartapiù, TM news/Apcom). Con un rilancio in grande stile di La 7 che pure nel 2007 non è andata oltre la media del 3 per cento, mantenendosi ligia all’antico patto non scritto che indicava in quella percentuale il suo limite massimo di splendore negli ascolti. L’operazione è complicata prima di tutto perché Telecom Italia media è fortemente indebitata. Tuttavia l’ostacolo dei denari è superabile. Semmai è Berlusconi a dover dire sì a un nome che in passato ha giocato nell’editoria un ruolo non proprio amichevole nei suoi confronti: basti ricordare il Peliccioli alla Mondadori-Espresso proprio in chiave anticavaliere e con una spiccata inclinazione al tema pubblicità. Ma pur di far ripartire il dialogo sulle riforme, il presidente sembra deciso a concedere qualcosa a Veltroni, e cioè a non favorire la corsa del suo amico Tarak Ben Ammar. Da parte sua il sindaco di Roma vedrebbe di buon occhio l’ascesa di un polo televisivo sulla carta non insensibile alle strategie del partito democratico. In prima battuta certo il leader del pidì forse avrebbe gradito una soluzione Rizzoli, ma allo stato delle cose la realtà milanese parrebbe freddina. Ecco allora la soluzione Pellicioli, manager abilissimo nelle trattative di acquisto e cessione, come ben testimonia la vicenda Seat pagine gialle. Stavolta però dovrà superarsi e convincere i vertici De Agostini, attenti solo alla pecunia, della bontà strategica di tale ingresso. In un mercato televisivo italiano dove già controlla la Magnolia di Giorgio Gori.
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