Bettino agli esordi
«Un’operina modulata essenzialmente sul filo della memoria», così Paolo Pillitteri definisce la sua ultima fatica: un libro interessante, che si pone il compito di far luce sugli inizi della carriera politica di Bettino Craxi, quando il leader protagonista degli anni Ottanta era ancora di là da venire, ma era pur contenuto tutto in nuce nel Benedetto che Pillitteri ebbe modo di conoscere nei primissimi anni Sessanta. Un già e non ancora, sullo sfondo di una Milano in fermento, crogiuolo fecondo di nuove tendenze politiche e culturali in netto anticipo rispetto all’immobilismo che frenava l’Italia di allora. La ricostruzione della storia del Psi milanese, a cui si intreccia il cammino del giovane Benedetto, non segue un percorso cronologico, ma scaturisce dal filtro affettivo della memoria di chi, di quegli anni, è stato attore e testimone.
è proprio questo forse il merito maggiore del libro: spesso il racconto si libera dai lacci della ricostruzione storiografica per seguire il filo dei ricordi. Questi ultimi rivelano un Benedetto/Bettino appena trentenne, ma già politico libero dalle logiche di partito e capace di crescere attorno a sé una “squadra” di giovani da addestrare nelle amministrazioni dei Comuni della provincia, con l’intento di dotare il partito di una classe dirigente affiatata. Lui stesso, del resto, aveva compiuto la classica gavetta, dal movimento giovanile alla segreteria della federazione socialista milanese, passando attraverso l’esperienza di funzionario di partito a Sesto San Giovanni, consigliere comunale a Sant’Angelo Lodigiano e assessore al Comune di Milano. Un Benedetto, insomma, già totus politicus, impegnato a costruire quel centrosinistra che a Milano si concretizzerà nel 1961, con tre anni di anticipo sulla nazione. Un Benedetto visto soprattutto nella sua capacità di “educatore”, la cui azione permise «a un gruppo di giovani o giovanissimi (.) semplicemente ma straordinariamente di crescere insieme sotto la guida di Bettino, praticamente fianco a fianco nel lavoro politico, nella quotidianità, in quegli anni Sessanta, a Milano». Il temperamento ruvido e sbrigativo, ma capace di attenzione vera e benevolenza, sempre «autorevolmente autoritario», trasmetteva una fede incrollabile nelle proprie certezze che emergeva prepotente no-
nostante il caratteraccio. Emblematica l’abitudine di abbandonare i suoi interlocutori sbattendo la porta ogni volta che non ne condivideva i giudizi, o che voleva sottolineare un argomento che gli stava a cuore e che avrebbe ripreso più tardi, magari in trattoria.
E nelle posizioni giovanili, che emergevano spesso in occasione di cene o passeggiate, sono contenute già tutte le qualità umane e politiche della maturità. Come la predilizione per la politica estera, testimoniata dai viaggi in Cina, America Latina, Europa dell’Est e Russia, dove toccò con mano l’assenza di libertà e la persecuzione dei dissidenti. Come le sue discese in campo a favore della libertà della Grecia o di Israele. O l’attenzione alle tematiche dell’integrazione, in una Milano coinvolta dall’ondata migratoria proveniente dal Sud. Interessante è rivedere nel dvd allegato al libro il documentario Milano, oh cara, girato dall’autore nel 1963 e sceneggiato dallo stesso Craxi. I ricordi fin qui evocati da Pillitteri prendono corpo nelle immagini di uno spaccato milanese alla Rocco e i suoi fratelli, rendendo più familiare l’humus in cui Benedetto divenne Bettino.
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