Abbiamo le anime, non la ragione
Mio caro Malacoda, non nego che noi si stia vincendo, ma senza il gusto di una volta. È un po’ come la Juventus (conosci quella squadra di calcio torinese che ha vinto un po’ di scudetti in Italia?) di anni fa, vinceva ma non convinceva. C’era sempre il sospetto dell’aiuto dell’arbitro, della soggezione psicologica, del potere del denaro. Insomma, di un’egemonia non consacrata (absit iniura verbis) dal miglior gioco sul campo. Si vinceva perché si era più forti in virtù di un potere esterno alla contesa agonistica, non perché si giocava meglio. È la stessa sensazione che ho oggi per quanto riguarda la lotta tra noi e il nostro Nemico per il possesso delle anime. I numeri sono ancora dalla nostra, la ragione no. Sia chiaro, non mi interessa chi abbia ragione o meno, ma ci fu un tempo i cui il titolo di razionalista – “loico ti conobbi” – era nostro. Noi sappiamo che tutto è apparenza, e in quell’era felice il mainstream soffiava alle nostre spalle con l’indiscutibile forza delle idee dominanti che travolgevano ogni tentativo di resistenza con un solo aggettivo: reazionari! Non che il vento sia cambiato, ma c’è qualcuno che ha deciso di resistere, e non lo sopporto.
Da un po’ di tempo ci troviamo costretti a difendere una supremazia culturale con gli argomenti del diritto acquisito, non più con la superiorità ideologica ma con l’affermazione della volontà. E il gioco della violenza si fa più evidente. Figurati se mi dispiace usare le maniere forti, ma per qualche strano motivo anche io sento il bisogno di giustificare le mie scelte non solo come un atto di libertà. Dobbiamo riconoscere che affermare la volontà, il piacere, il capriccio come un diritto e basta non soddisfa più i cervelli e i cuori. Prima o poi ci sarà qualcuno che ci accuserà di essere diventati gesuiti: “pro ratione sit voluntas”, un bel contrappasso. Ci troviamo quindi costretti a imporre la legge del più forte, obbligati a venire allo scoperto, mentre la nostra forza sta nel nascondimento. Ogni tanto penso che abbia ragione il vecchio Simeone, ci sono fatti e persone che svelano «i pensieri segreti di molti cuori». Così, di fronte alla proposta di una moratoria sull’aborto, ci troviamo costretti a far ripetere come una mantra che “la 194 non si tocca”, ma anche a mandare avanti qualcuno che rivendichi l’aborto come diritto, come una conquista di progresso per le donne la cui libertà di scelta non va in nessun modo toccata, con tanti saluti al “dramma da sconfiggere” che ci ha fatto da alibi per anni. Non bastasse, il Papa non accetta di fare solo il Papa e pretende di fare ancora il professore, lo invitano in Università e lui accetta. E tu, mio caro Malacoda, in nome della libertà di ricerca, della libertà di pensiero, della libertà della cultura, non trovi niente di meglio che insufflare un gruppo di professori che cita Galileo a sproposito e che eccita un gruppo di studenti perché si organizzano per impedirgli di parlare. Ma chi ti sei preso come consigliere, Donato La Morte? Non sai chi è? Chiedi a Fini. Intanto rimettiti a studiare sul serio.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche
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