Si sceglie il futuro
So che nella vostra famiglia sono in corso da mesi referendum consultivi, con o senza partecipazione dei pargoli. Si svolgono a tavola, nel salotto buono o a letto. Da mesi tessete scelte di giorno e le disfate di notte, come Penelope. Per la scuola dell’obbligo, l’unico problema che si presenta è quello della scelta dell’istituto scolastico da frequentare. Decisione non facile, ma certo più difficile se vostro figlio a giugno esce dalla terza media. Vostro figlio si trova di fronte a una sliding door che decide di molta parte della sua esistenza futura. I miei figli sono già grandi. Ecco perché oso dare a voi qualche consiglio, ancorché non richiesto.
1. Innanzitutto, informatevi. Se la scelta non viene fatta sulla base di informazioni attendibili, diventa un azzardo. Correte il rischio di lasciarla alla deriva delle circostanze, all’inerzia delle abitudini, alla carta topografica, alle preferenze casuali e incostanti dei figli. Oggi le scuole tendono a offrire un’informazione più completa del proprio progetto educativo, che in sigla si chiama Pof, per esteso Piano dell’offerta formativa. Purtroppo ha il suono onomatopeico di una ruota che si sgonfia all’improvviso. Perciò occhio al Pof, anzi ai Pof che le varie scuole propongono. E poi informatevi sul ventaglio molto ampio di offerte formative ed educative della scuola pubblica statale e della scuola pubblica paritaria. Al momento gli indirizzi della scuola media superiore sono più di 700, nonostante le proclamate e ripetute intenzioni dei ministri di ridurre fortemente il ventaglio. Sono troppi, certamente. Ma se dedicherete alla conoscenza dell’offerta formativa la stessa fatica intellettuale che in famiglia avete dedicato ai saldi di gennaio rischiarirete lo scenario delle possibilità.
2. Non crediate di poter scegliere senza o contro vostro figlio. Questo è uno dei punti di intersezione più delicati di autorità e libertà. Suppongo che abbiate una conoscenza realistica e profonda delle attitudini e delle aspirazioni di vostro figlio. So benissimo quanto sia difficile realizzarla. Più crescono e più si allontanano da noi, in cerca del proprio destino. Dio sa che cosa gli frulla nel cervello. Dovreste dedicare tempo per ascoltare i silenzi, le sfumature, gli improvvisi mutamenti di umore di un figlio che sta correndo verso le soglie dell’adolescenza, incerto della propria identità, assediato o coinvolto nella mentalità e nella morale degli amici e dei compagni, costruita da molteplici stimoli extrafamiliari. È nei piccoli “gruppi di pari” o “branchi”, che si condensano a poco a poco nel corso della scuola media, che si costituiscono tavole di dis-valori, comportamenti conformistici, mode labili, scelte di un giorno. Farsi strada in questo labirinto per decifrare insieme a vostro figlio un’ipotesi su cui impegnarsi è maledettamente difficile. Perciò la tentazione delle scorciatoie è forte: poiché tu non sei capace di scegliere, lo facciamo noi per te. Solo che tagliare a metà il gomitolo, invece che dipanarne con pazienza i fili, è una scelta miope. Se la condivisione intellettuale e la mobilitazione emotiva e motivazionale di vostro figlio non entrano nel gioco, è prevedibile un itinerario formativo costellato di insuccessi.
Del resto, noi tutti siamo fortemente condizionati dagli idola tribus e dagli idola specus che Bacone ha puntigliosamente elencato: quelli che provengono dall’ambiente e quelli elaborati nella propria coscienza. Un “idolo” è il liceo quale fonte di maggiore prestigio sociale o di migliori opportunità per il futuro. È sempre meno vero. Ma in ogni caso dovete verificare se vostro figlio disponga delle conoscenze o delle motivazioni per accedervi. Forse preferirebbe un indirizzo di studio più pratico, più laboratoriale, più legato al fare. Ma il liceo, mi obbiettate, è la scuola più seria. Sempre meno vero. I licei devono adeguarsi alle masse sempre più crescenti di studenti capitati lì per caso e sono perciò obbligati ad abbassare il livello delle conoscenze offerte e delle competenze richieste. Vostro figlio potrebbe forse essere dotato di talenti, potenzialità, attitudini differenti da quelle richieste nel Liceo. O comunque richieste tra dieci o quindici anni. O anche voi condividete a priori l’antico topos ideologico per cui la teoria va bene per le classi dirigenti, mentre l’istruzione tecnica o professionale è un ripiego per i commercianti, i contadini, gli artigiani, gli idraulici, i muratori? A molti genitori, molti politici, molti giornalisti sono rimaste tali pigne ideologiche di Giovanni Gentile nel cervello. Provate a guardare meglio, invece, vostro figlio per capire che cosa lo muove veramente. I figli non sono mossi dai nostri sogni e dalle nostre ambizioni relativi a loro, sono mossi dai propri.
3. I nemici di una scelta appropriata sono l’inerzia, la pigrizia, la fuga dalle responsabilità educative. Nel passaggio dal primo ciclo, quello di base, al secondo, quello delle superiori non bisogna temere la discontinuità, la rottura del gruppo dei pari che si è fatalmente costituito nel corso della scuola media, il distacco dalla placenta dell’infanzia, la perdita di amicizie consolidate. Scegliere un indirizzo, perché ci va anche l’amico prediletto di tuo figlio o il figlio del vicino o dell’amico, non è un sano criterio.
4. Avete fatto la scelta con vostro figlio. è motivato? Molto bene. Adessosi va verso la realtà del sistema educativo nazionale. Gli insegnanti sono stabili, è garantita la continuità didattica di anno in anno? Sono preparati, sono capaci di educare? Datevi da fare con il tam tam, con internet, con la rete di altri genitori per saperne di più. Ma, soprattutto, mettetevi insieme ad altri per conquistare la forza e il diritto di influire sulla qualità dell’offerta educativa e sulla sua configurazione. L’educazione non è lo Stato, siete voi!
5. Avete trovato la scuola perfetta? Congratulazioni. Vi segnalo soltanto che resta sul fondo la libertà irriducibile di vostro figlio, con il rischio di avere successo o di andare incontro a qualche fallimento. Tenetevi pronti, voi e lui, a cambiare in corsa le scelte fatte, magari tra un anno. E battetevi perché vi sia permesso farlo. Perché il percorso di vostro figlio sia personalizzato, costantemente monitorato, sia flessibile. «La libertà presuppone che nelle decisioni fondamentali, ogni uomo, ogni generazione sia un nuovo inizio». Così parlò il professor Ratzinger. A noi tocca per dovere naturale di accompagnare i nostri figli alla soglia del nuovo inizio, mettendo loro nello zaino il necessario. Ma il cammino è loro.
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