E se i sapientoni si rendessero utili andando a spalare a Napoli?
Tettamanzi ha scritto una lettera ai divorziati-risposati. Nel 2006 disse ai suoi diocesani (che non l’hanno ascoltato) di non votare per il divorziato-risposato. Voi cosa ne pensate del comportamento di don Abbondio Tettamanzi?
M. Delledda via internet
Intanto rispetto. Il Vescovo unito al Papa è il pastore e l’autorità del Cristo per me che sono cristiano e cattolico. Sono sicuro che è stato frainteso. Il cardinale non si è lamentato della legge canonica o della dottrina sull’eucarestia. Un principe della Chiesa sa benissimo che in materia vale il catechismo cattolico e non le opinioni, per quanto auguste e profonde possano essere, del singolo o collegiale porporato. Il cardinale si è limitato a ricordare, con il calore tipico del suo apostolato ambrosiano, che la Chiesa vuole bene a tutti ed è così rispettosa del mistero della libertà di ogni persona, che comprende, anche se non può risolvere, il dramma del credente che ha liberamente negato ciò che in precedenza aveva liberamente affermato. Quando, varcando una chiesa, davanti a Dio e al popolo, si era unito sacramentalmente (eucaristia e matrimonio) con il suo sposo/a. Naturalmente, il freddo buon senso potrebbe limitarsi a dire che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Io, figlio di una delle primissime coppie di divorziati italiani (credo, autunno 1973) dico che i nostri atti ci seguono e non ci sono scelte prive di conseguenze. Perciò, lasciate fare al Papa, lui sa come si deve fare, non ripetete sempre lo stesso errore illogico di fare di testa vostra e poi pretendere che vi si debba dare comunque ragione.
A scopo rieducativo, un 16enne tedesco ritenuto violento è stato spedito in Siberia a -55° gradi, in una baracca senza acqua calda. Si è dovuto costruire il pitale in giardino e deve fare legna tutti i giorni se non vuole crepare di freddo. Ci resterà 9 mesi. Riferire ai porchettari della Sapienza: ringrazino il culo che hanno a cazzeggiare in zona Vaticano.
Mattia Spanò Milano
Guardi, basterebbe una semplice precettazione prefettizia: «I porchettari vadano a spalare Napoli».
Abito in un quartiere di una cittadina dove tutte le vie, la piazzetta ed il parco dove giocano i bambini sono dedicate ai combattenti per la libertà, quei partigiani (per lo più rossi) che hanno fatto la Resistenza e sparato per liberarci dai nazifascisti (e un po’ hanno sparato anche dopo, a guerra finita). Visto che gli americani tardano a venire e manco verranno, sarebbe opportuno che qualcuno passasse alla resistenza per liberare l’Italia da quei nazisti rossi nostrani: quelli della Sapienza, ma anche quelli dell’aborto, dell’eutanasia, delle sperimentazioni sugli embrioni, eccetera. Mi chiedo: un domani forse gli dedicheranno una via? Contro i nazisti dei tempi nostri che si macchiano di crimini contro l’umanità, la resistenza armata sembrerebbe legittima e legittimata dalla storia. Ma non preoccupatevi, sto scherzando, io tengo famiglia.
M. Rossi via internet
C’è poco da scherzare di questi tempi. Per come siamo messi, mi accontenterei anche di una piccola Yalta.
E dire che uno compra la “Gazza” per vedere se qualcosa si muove nel mercato bianconero. Naturalmente nada de nada. Allora, magari per riprenderci, sfogliamo tutto il giornale. La tristezza ci assale con il curling, si dilata con lo skeleton e, in fondo in fondo, si appiccica addosso dopo la lettura di un intervento di don Gino Rigoldi, fondatore di Comunità nuova. Il direttore Verdelli ha chiesto a lui un commento sulla vicenda Papa-Sapienza. Il sacerdote è in gran forma. Già dall’attacco: «Una vicenda sgradevole più simile a un polverone che non alla realtà». Lo scritto prosegue a tono: «Secondo me giuste le richieste dei professori che non avevano negato la possibilità che il Papa venisse ma avevano ritenuta impropria l’occasione». Per chiudere in… sapienza: «Il Papa è già a sufficienza stimato e sostenuto, incominciamo ad essere onesti e ragionevoli: sdrammatizziamo». Caro direttore, provi lei a sdrammatizzare, intanto il sottoscritto per tirarsi un po’ su è tornato felice a quel breve articolo sull’avvincente curling.
Ettore Terra via internet
Povero don Rigoldi, e dire che ti vogliamo bene.
Egregio direttore, il fetore che si innalza dalla “monnezza” napoletana assomiglia ad una “scoreggina” di un bambino appena nato rispetto al fetido miasma generato dal comportamento di certi “professori” che insegnano in una ormai italica discarica della cultura.
Matteo Dellanoce via internet
Non sono d’accordo. Vedi cosa eccelle della Sapienza e poi capisci Napoli.
Sono docente di Diritto dell’ambiente presso la Seconda Università degli Studi di Napoli e Presidente nazionale del Movimento ecologista europeo Fare Ambiente. Sono campano e non nascondo il disagio, la vergogna per una delle più squallide tragedie ambientali di Napoli e dell’Italia. Napoli ha una grande storia, una grande tradizione di civiltà e di cultura, da Giambattista Vico a Gaetano Filangieri, Benedetto Croce, per non parlare di Masaniello e del grande Carlo III di Borbone. Napoli da grande capitale europea è diventata nel mondo il simbolo della spazzatura, dell’inefficienza, del sottosviluppo economico e culturale, della camorra, delle speculazioni, del clientelismo e del sistema di potere dittatoriale bassoliniano. L’assetto di potere bassoliniano come è stato denunciato più volte dal filosofo napoletano, Aldo Masullo, ha minato il rapporto fiduciario tra cittadini e istituzioni. Non c’è più fiducia e dialogo tra potere e cittadini mentre il potere si è arroccato e mira solo a conservare se stesso. Nella storia di Napoli, il popolo si è sempre ribellato ai governatori e ai viceré incapaci di governare. Oggi il governatore Antonio Bassolino si è dimostrato oltremodo incapace, soprattutto, di assumersi le proprie responsabilità politiche e quando ha affermato “io non mi dimetto perché sono ancora utile” ha dimostrato un’assoluta incuranza del pericolo per l’ordine pubblico che può ingenerare il credersi insostituibile a dispregio del popolo. La maggioranza del popolo campano non si sente per niente rappresentata da questo governatore che non ha più nessuna credibilità istituzionale. Non si riesce a capire perché il centrosinistra, che pur non lo stima, non muove nessun passo per metterlo da parte, rischiando di perdere consenso non solo in Campania, ma su tutto il territorio nazionale. Noi di Fare Ambiente da anni denunciamo il fallimento della politica dell’ambientalismo tradizionale, soprattutto quello dei Verdi. Antonio Bassolino ha la grande responsabilità di essersi fatto condizionare dall’ambientalismo dei No. No alla Tav; No al Mose; No all’eolico; No al Ponte sullo Stretto; No al nucleare; No ai termovalorizzatori. Questo è un modo di fare ambientalismo contro lo sviluppo sostenibile perché ogni fondamentalismo prima o poi finisce per nuocere alla causa. La tutela dell’ambiente deve essere al primo posto nell’agenda della politica della sinistra e della destra per realizzare lo sviluppo sostenibile e non il ritorno demagogico al mondo bucolico di Lucrezio. Aver detto “no” ad ogni tipo di impianto per il ciclo integrato dei rifiuti ha portato in Campania al proliferare delle discariche anche nelle aree protette, facendo venir meno la ragione profonda della nascita delle aree naturali protette. Hanno ragione i cittadini di Terzigno, area compresa nel Parco Nazionale del Vesuvio, a ribellarsi, e i cittadini di Pianura perché non hanno più fiducia nelle istituzioni. Avevano promesso la bonifica ma da anni non è stato fatto niente. L’attuale ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che ha elargito consulenze forse più di Bassolino deve dimettersi perché rappresenta la causa prima del disagio ambientale in Italia; dice di non avere competenza in materia di rifiuti ma non è stato lui a mandare via l’ex Commissario straordinario per i rifiuti, Guido Bertolaso? Non era Pecoraro Scanio a manifestare contro il termovalorizzatore di Acerra? Non è stato questo ministro, che di ambiente capisce molto poco, ad organizzare la Conferenza sul clima dove è stato ridicolizzato dal fratello dell’attuale presidente del Consiglio dei ministri? C’è da avere vergogna di questa classe dirigente. Fare Ambiente è contro questo modo demagogico di tutelare l’ambiente. I napoletani e gli italiani non meritano questa classe dirigente. C’è da fare appello agli intellettuali, ai professionisti, ai giovani, a tutti i cittadini per ritrovare la passione civile, per ribellarsi contro questa incapacità e malcostume politico. Benedetto Croce ci ha insegnato che nei momenti della confusione bisogna ritrovare il fondamento e il fondamento è la nostra libertà, la dignità, l’orgoglio di essere cittadini liberi e combattere ogni tipo di sopruso e di malgoverno. Dobbiamo lavorare tutti per una Napoli libera dalla spazzatura e dall’ambientalismo demagogico ma, soprattutto, dal potere monolitico e sordo del sistema bassoliniano.
Vincenzo Pepe
Presidente Fare Ambiente – Movimento Ecologista Europeo
Mi dimetto da cittadino campano.
Gennaro Capodanno
ex napoletano del quartiere Vomero
Noi speriamo che si dimetta il Pecoraro.
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