Consorzi, una “stasi” pilotata

Di Togni Paolo
24 Gennaio 2008

L’elenco fatto nella puntata della settimana scorsa non è completo, quindi faremo uno sforzo per andare avanti con l’individuazione dei responsabili dello sconcio dei rifiuti a Napoli e in Campania: abbiamo detto dei Verdi, con la loro assoluta incultura (Pecoraro Scanio ha guidato fisicamente una protesta contro l’inceneritore di Acerra; Ronchi, quando era verde, ha impedito l’avvio del piano regionale di smaltimento; e adesso, attribuendo ad altri, onesti, i loro costumi, vaneggiano di scorrettezze), parlato di Bassolino e della creazione del “sistema Campania” nella gestione emergenziale, accennato qualcosa sulla camorra e sui suoi fiancheggiatori e complici, politici e sociali, operativi e oggettivi, riferito della responsabilità politica trasversale, dei parlamentari della maggioranza e dei sottosegretari che nella scorsa legislatura manifestavano contro l’inceneritore e le discariche, rendendosi complici della malavita; ma degli amministratori locali, tra i quali il sindaco di Napoli, non abbiamo ancora detto. Ora sarà il caso di parlare dei consorzi per lo smaltimento dei rifiuti. Queste strutture, ora disciolte con la demenziale “ordinanza De Gennaro”, erano una (rara) previsione ragionevole del decreto Ronchi: sarebbero dovute servire ad allontanare dalla pressione sociale e malavitosa il centro dell’operatività sui rifiuti, e ad eliminare la miriade di piccoli appaltatori di segmento, molti dei quali gravemente collusi con la camorra o veri e propri camorristi. Naturalmente il “sistema Campania”, in tutte le sue articolazioni e in tutti i suoi colori, si è rifiutato di farsi scippare di mano un modus operandi che consentiva di fare dei favori (forse con qualche ritorno?) a tanti amici. I sindaci non hanno mai trasferito le funzioni ai consorzi, e hanno seguitato a gestire appalti e favori; il sistema commissariale non è riuscito ad avviare il sistema; e la mancata operatività dei consorzi è stato uno dei principali punti d’intoppo del piano regionale, oltre che all’origine di spese esagerate, come quelle relative agli stipendi pagati da otto anni ai 2.400 (duemilaquattrocento) nullafacenti già Lsu. Intanto, la commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha chiesto di abolire i consorzi e Pecoraro, Prodi, De Gennaro hanno accontentato tutti abolendoli. I lettori si rassegnino: ognuno è già stato tassato per sostenere i costi di un servizio che in tutto il mondo produce valanghe di utili, e che a Napoli continuerà così finché non cambieranno gli amministratori e la loro cultura.
tognipaolo@gmail.com

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