«L’Italia? Occhi aperti, non sarà risparmiata»

Di Tempi
07 Febbraio 2008

«È una crisi seria che riguarda tutto il sistema finanziario e bancario occidentale. E non escludo che anche i mercati asiatici vi siano coinvolti». Stefano Morri è titolare di uno studio con cinquanta professionisti, tra avvocati e commercialisti, ex managing partner della filiale italiana di una multinazionale americana della consulenza fiscale e legale, amministratore e sindaco di importanti società nazionali e internazionali. Insomma, la crisi che sta investendo Stati Uniti ed Europa la sta studiando da un pezzo. «Il problema principale è che le banche sono piene di prodotti derivati che al loro interno hanno elementi direttamente legati ai mutui subprime. Prodotti che fino a pochi mesi fa erano sicuri, con rating AAA e che invece ora risultano bacati. Questo destabilizza l’intero sistema perché non si è più in grado di definire quanto realmente valga quel prodotto, quell’incognita pesa sulla valutazione di mercato e perciò vediamo tutti questi rossi nei bilanci dei colossi bancari: gli istituti svalutano anche portafogli apparentemente sani perché possibilmente “contaminati” da derivati di subprime». Come valuta le continue iniezioni di denaro compiute dalla banche centrali? «L’altro elemento devastante di questa situazione è che ci sono banche che stanno perdendo davvero moltissimi soldi ma il credito interbancario è congelato, gli istituti non si prestano più denaro tra loro e campano con le iniezioni delle banche centrali. Purtroppo nonostante questo non c’è liquidità, per il semplice fatto che chi ce l’ha se la tiene stretta. Questa crisi del credito, però non la pagano soltanto le banche ma anche le imprese: sono centinaia quelle che muoiono per la contrazione del credito, non riescono più a far fronte alle spese e licenziano. Anche in Italia».  Anche ad Alberto Quadrio Curzio, preside di Scienze politiche all’Università cattolica di Milano, la situazione appare grave: «Solo due volte dal Dopoguerra negli Usa si era arrivati a tagliare i tassi d’interesse dell’1,25 per cento in otto giorni, questo dimostra che l’esposizione creditizia e quindi i rischi di insolvenza per i cittadini americani sono enormi. Ora, quanto questa crisi inciderà nel tempo e toccherà l’Europa dipende dalla risposta che l’economia americana darà all’enorme immissione di liquidità effettuata dalla Fed: se ripartirà e la crescita si farà più solida allora l’Europa, che è più forte economicamente degli Stati Uniti e ha i tassi bloccati da tempo, non risentirà più di tanto. Ma se questo non accadrà saranno guai seri anche per noi».

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.