Ecco perché vado a volantinare: risposta di un ciellino alla De Monticelli sul Fatto quotidiano
Sul Fatto quotidiano del 25 maggio, Roberta De Monticelli ha scritto un corsivo – che si può leggere in calce all’articolo – rivolto ai giovani di Comunione e liberazione che stanno distribuendo volantini per Letizia Moratti. Riportiamo di seguito la lettera che Carlo, universitario, ha inviato al direttore del Fatto quotidiano (e che non è ancora stata pubblicata dal quotidiano) in risposta ai “consigli” della professoressa.
Cara Prof, anche un volantinaggio può tener vive libertà e giovinezza
Gentilissimo direttore,
sono Carlo, uno studente universitario, e vorrei rispondere all’invito che la professoressa Roberta De Monticelli, con grande spirito materno, ha rivolto ieri su il Fatto quotidiano, a una ragazza che domenica faceva campagna elettorale fuori da una chiesa milanese. L’invito pressappoco suonava così: svegliati perché «chi ti ha mandato lì» ha calpestato la tua libertà, il bene più grande della giovinezza. Tra gli studenti che domenica si sono affollati sui sagrati delle chiese c’ero anche io, e con questa lettera, vorrei dire alla professoressa De Monticelli che la mia è tutta un’altra esperienza.
Inizio col dirle che nessuno «mi ha mandato» in questi giorni a fare campagna elettorale, ci sono andato di mia spontanea volontà, assieme ai miei amici, tutti consenzienti. Com’è possibile? Nella Sua lettera parla del Grande Inquisitore e della libertà, la stessa che il personaggio dostoevskiano non contempla nel suo cristianesimo morto e sepolto. Ecco professoressa, proprio qui sta il punto: «chi mi ha mandato»? Che cosa mi ha spinto a fare campagna elettorale in queste settimane? Per me è stato l’incontro con un cristianesimo vivo che mi ha fatto appassionare a tutti gli aspetti della vita.
È così da quando ho incontrato una professoressa al liceo, che mi colpiva per com’era interessata a tutto. Stando con lei ho iniziato a cambiare, e poco a poco tutto ha iniziato ad appassionarmi: lo studio, la scuola, la famiglia, i compagni, la politica, e oggi l’università. Storicamente è stato l’incontro cristiano che mi ha fatto appassionare alla politica e mi ha spinto in questi giorni ad essere in prima linea nella campagna elettorale, gratuitamente, e nel pieno della sessione d’esame. Per prima cosa con i miei amici ho iniziato a capire come stavano le cose: i contenuti dei programmi elettorali dei vari candidati, quello che in questi anni è stato fatto a Milano e quello che si vorrà fare, i nostri bisogni e quelli dei nostri concittadini.
Abbiamo messo le “mani in pasta” e siamo scesi in campo. Nella scelta del candidato da sostenere non ci siamo mossi seguendo degli slogans, ma cercando di capire, contenuti alla mano, chi favorisse una politica al servizio del bene comune. Abbiamo individuato nel principio di sussidiarietà la cartina al tornasole di una politica realmente tale, e nella nostra esperienza i dati a cui guardare. Ad esempio il centro di aiuto allo studio di Portofranco, nel quale faccio volontariato, e grazie al quale moltissimi studenti, di diverse nazionalità e religioni, ogni giorno usufruiscono gratuitamente di ripetizioni scolastiche, è un esempio di iniziativa nata dalla creatività di alcuni e che, grazie al sostegno di molti, tra i quali il Comune di Milano, è diventata utile per tutti. Quando penso alla sussidiarietà, ho in mente esempi di questo tipo.
Siamo andati nei mercati, nelle principali vie della città, nelle piazze e sui sagrati delle chiese per fare campagna elettorale. Moltissime delle persone che abbiamo incontrato hanno detto di essere sfiduciate e scettiche sull’avvenire. Abbiamo dialogato con tante persone; molti ci hanno spiegato quello che non va nel quartiere in cui abitano, nel palazzo in cui vivono o al lavoro. Per cercare di rispondere ad alcuni problemi abbiamo cercato di mettere in piedi un servizio di “pronta assistenza”, con il quale abbiamo raccolto tutte le segnalazioni. Una signora senza lavoro che ci ha contattato, ha detto: «Sono vent’anni che non vado a votare perché ho perso la fiducia, ma stavolta mi sa che torno». In forza di un incontro, in lei e in molti altri la fiducia è rinata.
Grazie alla campagna elettorale mi sono accorto della portata che il cristianesimo autenticamente vissuto può avere nella vita: ti fa appassionare di tutti e di tutto, e può portare la speranza laddove manca da anni. Quindi professoressa, la ringrazio del consiglio, ma le dico che io sono sveglissimo, che la mia libertà non è stata schiacciata, e non ho regalato la mia giovinezza: è quello che mi spinge a volantinare in questi giorni che la mantiene viva.
Da un’anima bella a una militante di Cl (Roberta De Monticelli, il Fatto Quotidiano, 25/5/2011)
Ti ho vista che tentavi di convincere a leggere i tuoi volantini i fedeli all’uscita dalla messa
domenicale. Non ci riuscivi granché – anche se la signora che aveva accettato la discussione pareva
assai gentile nel suo fermo disaccordo. E d’un tratto mi ha preso una sorta di materna tenerezza, di
stretta al cuore per la tua giovinezza regalata, senza forse neppure saperlo, a chi calpesta il suo bene
più grande – la tua libertà che si stava risvegliando all’esistenza, forse all’angoscia delle domande,
sola. Ma sai che cosa ne sta facendo di questa tua giovane libertà chi ti ha mandata qui? Sai cos’è, o
almeno come lo si intende qui, il “principio di sussidiarietà” che sta sul tuo volantino? Soldi dello
Stato alle scuole e associazioni cattoliche e occupazione di posti e potere nelle istituzioni, e qui in
Lombardia soprattutto nella Sanità.
Certo, vado anche in collera quando penso che, in cambio della preziosa solitudine cui stai
rinunciando, tu magari passerai davanti a tutti i ragazzi che di consorterie e falangi come quelle non
ne hanno voluto mai sapere, e troverai il tuo impiego meglio e prima degli altri.
Ma poi – ora che i volantini quelle signore sul sagrato te li tirano dietro – mi riprende un po’ di tenerezza, e vorrei fermarmi sui gradini della chiesa a far due chiacchiere – ad ascoltarti, anche. Perché è proprio la “concezione dell’uomo e della società” richiamata dai tuoi volantini a stringermi il cuore. Non perché siamo chiamati a votare su “concezioni dell’uomo e della società” – no, basta scegliere il sindaco di Milano. Ma perché mi chiedo quale “concezione” possa mai essere quella che ispira un volantino tanto zeppo di bugie da attribuire all’avversario, addirittura, di incoraggiare lo spaccio di droga, l’eutanasia, l’aborto… Sembra uno dei quotidiani deliri di quel signore che venne a Milano sventolando bandiere di mutande – con felice intuizione, come se il pensiero e il sentimento si fossero ossessivamente bloccati lì, all’altezza dell’uomo che di solito quell’indumento copre.
Quel signore, e altri con lui, continuano a gridare quanto è storto il legno dell’umanità e quanto grande ricchezza di vita, sebbene intrisa di grossolanità e di peccato, è quella che i “moralisti” e le “anime belle” – cioè la mezza Italia che si sta svegliando – vorrebbero assoggettare alle loro mortifere regole di civiltà. Assoggettare alla legge tutta questa bella vitalità di mafie, di abusi e soprusi e condoni e perdoni. Richiamare il legno storto al rispetto che dobbiamo alle istituzioni, perché sostituiscono l’urbanità della nostra ragione e l’esercizio del libero arbitrio all’urlo delle selve, alla legge dei recinti tribali, alla pernacchia dei capi-branco. Che programma sanguinario questo, somiglia proprio a Robespierre, la virtù e il terrore. Ultimamente circola un libello, “L’umiltà del male”, che proprio a te si rivolge, ragazza, e questo è il ritratto che fa della tua giovinezza “umile e disponibile”: nei panni di un Uomo di Chiesa, amorevole e pietoso, le offre “complicità e convenienze”, che ti spingano “a optare per lui, ad accettarne la protezione e il potere. L’obiettivo è chiaro: mantenere gli uomini in uno stato di perenne immaturità, come fossero bambini”.
Ti piace questo ritratto, questa offerta? Che peccato che in questo libello, dedicato alle grandi pagine dostoevskiane sul Grande Inquisitore, non ci sia una sola menzione della sola cosa che dice in quelle pagine il Cristo tornato in terra che l’Uomo di Chiesa rimprovera di essergli tornato fra i piedi. Sono solo due parole, e anche quelle erano rivolte a te – non a lui. Peccato che tu non le ascolti: “Svegliati, ragazza”.
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