«Eurobond insostenibili, contro la crisi servono tagli e competitività»

Di Redazione
11 Maggio 2012
Angela Merkel, anche davanti all'imminente crisi della Grecia, non fa passi indietro: «Ci vuole rigore, noi ce l'abbiamo fatta».

Mentre Obama dichiara che «i problemi dell’Europa restano tra gli ostacoli principali che possono colpire la crescita dell’economia americana», Angela Merkel, cancelliere tedesco, “continua a marcare il profilo dell’iper rigorista. «Mi rivolgo espressamente all’opposizione», ha esordito ieri al Bundestag, «la crescita attraverso riforme strutturali è sensata, importante e necessaria, una crescita finanziata con nuovi debiti ci riporterebbe invece all’inizio della crisi, non dobbiamo farlo e non lo faremo». Bisogna «tagliare insieme il debito e rafforzare la competitività,. due aspetti non in contrasto tra loro»” (Stampa, p. 5).

È una tesi che Frau Merkel ripete da giorni, insieme a due messaggi. “Il primo: «Voglio risolvere la crisi in modo che la Grecia resti un membro dell’Eurozona». (…) Il secondo: «Dobbiamo congedarci dall’idea di una crescita attraverso nuovi debiti», «disciplina di bilancio e crescita non sono in contrasto tra loro: il successo della Germania negli ultimi anni lo dimostra». Stessi toni che ha ribadito ieri al Bundestag., in un discorso in cui ha tra l’altro affossato gli eurobond. (…) Non esistono ‘Wunderwaffen’, ‘armi miracolose’: «Gli eurobond e l’effetto-leva sono comparsi e scomparsi, come Wunderwaffen, ma poi sono state riconosciute come soluzioni non sostenibili»” (Stampa, p. 5).

“Il presidente della Bdi (la Confindustria tedesca), Hans-Peter Keitel (…) ha aperto ai project-bond, purché rispettino chiari criteri economici e vedano il coinvolgimento delle banche private. Keitel ha insistito sulla necessità del consolidamento in Europa, unito alla crescita, ma ha aperto alla possibilità di discutere sul ritmo di tale consolidamento: «Dobbiamo trovare una strada che sia socialmente sostenibile, tutti devono contribuire» ai tagli, ha spiegato, con l’occhio rivolto anche all’Italia” (Stampa, p. 5).

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