Giustizia: “ripartire” veramente

Di Centro studi Livatino
25 Maggio 2020
Appello alla politica perché la giustizia non resti ancora bloccata, e con essi la tutela dei diritti.
Una toga da magistrato in tribunale

Il Centro studi Livatino ha inviato stamane l’appello che si allega al Presidente del Consiglio, al Ministro della Giustizia e ai Leader delle forze politiche perché, in un quadro che vede finalmente le principali attività, la giustizia non resti ancora bloccata, e con essi la tutela dei diritti. Esso contiene in conclusione una serie di proposte concrete, che puntano a un provvedimento d’urgenza che:

  1.  garantisca l’effettiva sanificazione di tutti i palazzi di giustizia e dei loro ambienti;
  2.  riporti a omogeneità la disciplina dell’attività giudiziaria sull’intero territorio nazionale, oggi parcellizzata da difformi decreti dei capi degli uffici;
  3.  disciplini la presenza in ufficio del personale di cancelleria e degli ufficiali giudiziari con quella elasticità di orario introdotta per altri settori già “ripartiti”;
  4.  introduca un protocollo informatico unico di interlocuzione e di trasmissione di atti on line con le cancellerie e gli ufficiali giudiziari, al fine di ridurre allo stretto indispensabile il contatto con l’utenza;
  5.  fissi la “ripartenza” di ogni attività giurisdizionale al 1° luglio 2020, avendo a disposizione l’intero mese di giugno per le necessarie notifiche e per gli altri adempimenti di cancelleria;
  6.  introduca una sezione feriale che, tenendo conto della sospensione a causa dell’emergenza, permetta lo svolgimento – oltre di quanto già previsto nel periodo di ferie – di procedimenti ulteriori su istanza dei difensori;
  7.  al fine di rendere possibile la trattazione di tali procedimenti, consenta ai magistrati di rinunciare – in tutto o in parte – alla fruizione delle ferie: in assoluta libertà, senza penalizzazione per il mancato esercizio di tale opzione, nella presunzione che il rallentamento del lavoro nei mesi trascorsi è stato patito da larga parte dei magistrati italiani, una parte dei quali intende offrire il proprio contributo alla ripresa;
  8.  faccia cessare al 30 giugno 2020 ogni sospensione di termini, in primis – nel penale – della prescrizione e delle misure cautelari.

Tratto da Centro Studi LivatinoFoto Ansa

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