La sanità e il potere assente

Di Giancarlo Tettamanti
09 Dicembre 2020
Si predica tranquillità e certezze, si dice che ci sono i fondi per sanare la sanità, ma poi il potere latita con irresponsabilità e incoscienza
Paziende Covid assistito da medici in ospedale

“Negli ultimi decenni il sistema di assistenza e di cura si è trasformato radicalmente, e con esso sono mutati anche il modo di intendere la medicina e il rapporto stesso con il malato. La stessa tecnologia ha raggiunto traguardi sensazionali e insperati, ponendo in modo sempre più forte problemi di carattere etico”.
Papa Francesco – 17/05/2019

L’esercizio dell’assistenza sanitaria tocca da vicino i valori primari della persona umana, specialmente nelle attuali condizioni di progresso della medicina e di evoluzione delle legislazioni. La difesa della vita nascente, il recupero dei portatori di handicap e dei malati mentali, l’assistenza dell’anziano e del morente, i casi limite di trapianto d’organo, di fecondazione artificiale, di eutanasia, di manipolazione genetica e farmaceutica, di aborti e di pillole abortiste fai da te… chiamano in causa i valori fondamentali del rispetto della persona e la concezione della stessa vita. Ma la stessa organizzazione e promozione di ospedali e di consumo dei medicinali investono la concezione di fondo dell’uomo e della società: il discorso sui “valori” diviene prioritario.

È innegabile la presenza nella nostra società di una profonda crisi. Pur senza generalizzare, non possiamo non avvertire un decadimento, un indebolimento e una frantumazione, in molti ambiti del vivere umano, dell’unità organica di norme a cui riferirsi. La crisi tocca profondamente la sanità, in ritardo rispetto al bisogno impellente insito nella società, ed é addebitabile alla trasformazione del senso comune e all’instaurarsi di una nuova coscienza collettiva. La crisi è morale in quanto crisi di cultura.

Stiamo assistendo ad un attacco al diritto alla vita nell’ampio senso del suo significato: la cultura manovrata da piccoli gruppi distorce la verità sull’uomo e sulla ricerca umana, e la conduce ad affermazioni e alla moltiplicazione – in nome di una presunta libertà – della sofferenza umana. La vita sembra valere meno del guadagno che si spera.

Si tende, in ultima analisi, a giustificare sempre più la convinzione che sia l’ambiente culturale a formare i principi fondamentali in nome dei comportamenti. La ragione viene intesa come misura del reale; la realtà viene ridotta ad una interpretazione personale. I valori sono così considerati come relativi alla cultura e alla società: le varie culture, così, oltre i valori, esprimono anche le norme che li determinano e li dettano. “La coscienza, quindi, agisce secondo la cultura che la orienta” (L. Giussani).

La salute di una persona è strettamente legata alla capacità di raccordare continuamente i vari aspetti sanitari e sociali fra loro e – più propriamente – di instaurare una comunicazione attiva, sensata, competente e coerente fra bisogno organici e bisogni sociali. Ciò richiede che il sistema socio-sanitario si organizzi adeguatamente: ciò che non sembra essere.

Ogni vita umana – in qualsivoglia stato si trovi: embrionale, fisiologico, mentale, psichico, terminale, …. – in quanto tale, merita ed esige di essere sempre difesa e promossa. Sappiamo bene che questa verità rischia di essere spesso contraddetta dall’edonismo diffuso nelle cosiddette società del benessere: la vita viene esaltata finché è piacevole, ma si tende a non rispettarla più quando è malata o menomata” (Benedetto XVI). Da qui l’incombenza di chi gestisce il potere!

Ma cosa fa la politica, e con essa certa classe dirigente del nostro Paese? Si inchina attivissima a sostegno di azioni disumanizzanti, e per il resto tante promesse e continui rimandi in là nel tempo. La sanità sembra essere considerata una opzione secondaria rispetto ad altri problemi, e non si considera che – specialmente in questa situazione di pandemia, ma non soltanto – è invece opzione prioritaria. “E’ impossibile dare vero valore alla vita di un anziano se non si dà valore veramente alla vita di un bambino sin dal momento del suo concepimento” (Giovanni Paolo II). È colpevole ritenere le persone in difficoltà pesi della società, quindi soggetti marginali.

Di fronte alle innegabili carenze di istituti ospedalieri, insufficienza di medici e di infermieri, di una assistenza inadeguata – e ciò non a causa del corpo medico e del personale sanitario, bensì a causa di uno Stato inconcludente – si mantiene una sanità in ritardo, inadeguata a sostenere il peso delle esigenze, non si interviene, si litiga inconcludenti, si rimanda ad un domani indefinito, lascia inascoltato il grido e le richieste che provengono dalla base, il tutto in un gioco teso più alla rendita politica che alla realizzazione del “bene comune”, spesso corroborato da insipienti errori (l’ultimo quello inerente il reclutamento di medici specializzanti in una fase in cui il Paese piange la carenza di medici come problema primo nella lotta al Covid).

Da mesi si parla del problema “sanità”, e da mesi il potere politico è indifferente e assente. Si predica tranquillità e certezze, si dice che ci sono i fondi per sanare la sanità, ma poi il potere latita con irresponsabilità e incoscienza condizionando lo sviluppo della sanità necessaria a tutelare le persone tutte, sostenuta da moralità vera, non dettata da conformismo disgregante. Il derogare continuamente è solo speciosa burocrazia, che vede un Presidente del Consiglio, forse privo della necessaria esperienza politica, incerto ed inconcludente. Ogni giorno mille annunci, che non vengono davvero realizzati.

Da qui, una operatività fasulla dettata da convenzioni e valori precisati da un determinato gruppo sociale, soggetta non più a norme di riferimento certe, ma ad un “moralismo” fondato sulle convenienze, se non addirittura su un “amoralismo” e un “immoralismo” che vanno ad intaccare fortemente, oltre i comportamenti sociali, tutte le attività temporali.

Va considerato che c’è una legge morale che impone decisionalità, e pertanto ad essere corretti con se stessi e con gli altri: cioè una correttezza, un’onestà, una condotta diretta da norme, secondo le quali l’uomo agisce per il bene comune. Non è più il tempo di tergiversare: la responsabilità chiama le persone singole, ma anche la società, la stessa umanità, e la stessa “politica” che agiscono e promuovono norme e condizioni non rispettose della concretezza della persona e spesso contrarie alla sua autentica umanità.

Foto Ansa

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