La realizzazione dei progetti presenti nel Piano è complicata dai tempi stretti e da variabili esterne negative. Il governo deve ricalibrarlo e allo stesso tempo potenziare le strutture, senza scadere nel piagnisteo e nello scaricabarile. Qualche idea
Il principale rischio politico del 2023 riguarda l’attuazione del Pnrr. Inutile girarci intorno: da un lato i governi Conte e Draghi hanno completato la parte più semplice del lavoro e oggi a Meloni tocca invece il difficile lavoro della concretezza; dall’altro la macchina amministrativa italiana che dovrebbe mettere in pratica le leggi funziona poco e male.
Sul Pnrr non basterà rinegoziare con la Commissione
Leggi, decreti, uffici, allocazione di fondi, sono ciò che per lo più hanno fatto i precedenti governi nella fase iniziale del piano che oggi deve tradursi in target, cioè in opere e politiche che si realizzano. Per il numero di istituzioni, livelli di governo, quantità e qualità della pubblica amministrazione, regole su appalti e approvvigionamenti, l’inveramento di progetti su carta è estremamente complicato, soprattutto se lo si deve allineare alla scadenza serrata delle tranche e al traguardo finale del 2026. A queste difficoltà interne si sono aggiunte anche pesanti variabili...