Abaza smaschera i regimi che falsificano la storia araba

Di Colombo Valentina
11 Ottobre 2007

Vive tra gli Stati Uniti e l’Egitto. E ogni volta che rientra in patria soffre nel vedere il suo paese soffrire. Khairi Abaza è senior fellow presso la Foundation for the Defense of Democracies di Wa-shington. La sua è la rabbia di un egiziano che lotta contro i regimi totalitari del Medio Oriente e contro un Occidente che non sa capire quel che accade.
L’anno scorso, durante la guerra tra Israele e Libano, Abaza ha scritto: «Sintonizzatevi su un canale televisivo arabo e vedrete la rabbia e il diffuso sostegno delle masse nei confronti di Hamas e di Hezbollah». Abaza spiega la posizione dell’opinione pubblica araba dal di dentro: «Il regime coloniale è stato sostituito da governi nazionali tirannici e incapaci. (.) Costoro hanno soddisfatto il desiderio dei cittadini di un nuovo motivo di orgoglio impegnandoli in una causa esterna: la liberazione della Palestina e la sconfitta del “nemico sionista” causa di tutti i mali della regione». I regimi contro cui si scaglia Abaza sono in particolare quello siriano di Bashar el Assad e quello, non arabo ma iraniano, di Mahmoud Ahmadinejad, entrambi purtroppo amici di molti paesi occidentali. Abaza di recente ha di nuovo criticato i regimi arabi accusandoli di mistificare attraverso la comunicazione la realtà dei fatti, portando come esempio la commemorazione della sconfitta araba del 1967: «Nonostante la sconfitta, i media arabi, da al Jazeera a Dubai Tv, hanno cercato di giustificare Nasser. È la stessa logica distorta che è stata applicata anche a movimenti come Hezbollah e Hamas, le cui sconfitte sono spesso trasformate in vittorie. Gli arabi devono imparare ad affrontare la verità sulla loro storia». Ma c’è un’altra affermazione di Abaza che dovrebbe fare riflettere anche una parte dell’Occidente: «Gli arabi credono ancora che la resistenza sia la scelta strategica degli arabi». Se è comprensibile che gli arabi, plagiati dai loro regimi, credano nella resistenza islamica, l’Occidente invece dovrebbe avere l’onestà di capire che la resistenza non è altro che la madre del terrorismo.    valentina.colombo@imtlucca.it

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