Abecedario del calcio che conta

Di Sanvito Nando
07 Giugno 2001
Sabato e domenica: campionato. Lunedì: commenti. Martedì, mercoledì e giovedì: coppe. E il venerdì? Si ricomincia a pensare alla domenica. Così da settembre a giugno (e in estate impazza il calciomercato). Calcio, calcio, calcio. Un breve dizionario su quel che ci sta dietro. Tanto non ci crede nessuno… e domenica si gioca

A come allenatori: una volta venivano chiamati da un presidente per aprire un ciclo di anni, ora il tempo del ciclo a loro concesso corrisponde a quello mestruale. Chi poi siede su certe panchine (vedi Inter) finisce per smettere con la professione. Spesso hanno intermediari – leggi procuratori – che li piazzano e che ripagano facendo comprare giocatori della loro scuderia.

B come Borsa: i club quotati funzionano come aziende e il titolo sale di valore non quanto più vinci ma quanto più fai profitto. Chiedere alla Lazio, dove il massimo fu raggiunto non il giorno dopo la conquista dello scudetto ma quando fu venduto Vieri, da qui il coro da stadio degli azionisti «Smantellare-smantellare-ueh-ueh…».

C come combine (nel senso di partite combinate): vizio antico, ma duro a morire. Ogni tanto anche in serie A qualcuno fa gol al 90° e si mette le mani nei capelli, i compagni non lo abbracciano mentre gli avversari cercano di linciarlo.

D come debiti: la politica degli ammortamenti (cioè investo su un giocatore e distribuisco gli oneri finanziari sulla durata del contratto) è arrivata al redde rationem dopo anni di spese folli. In parole povere in cassa non c’è più una lira perché gli introiti non bastano a coprire gli altissimi costi di gestione. Altro che mercato miliardario, i grandi club italiani sono in crisi e pensano solo a vendere, al massimo puntano agli scambi e se anche le Tv chiudono il rubinetto, buonanotte suonatore…

E come extracomunitari: termine in disuso, ma nel nostro calcio sempre in voga. Un presidente che compra in Sudamerica o all’Est d’Europa (dove il controllo sui bilanci dei club sono aleatori) trova sempre il modo – se vuole – che una parte dei soldi spesi per quel giocatore ritorni (con bonifico estero su estero) nelle tasche di chi cerca liquidità in nero.

G come Giustizia sportiva (ma anche come Guariniello): nella prima versione viaggia come un treno ad alta velocità o come un locale ritardatario a seconda delle convenienze di Palazzo, nel secondo caso – quello del Pretore di Torino – si occupa di tutto con solerzia senza mai portare nulla in giudizio.

I come influenza (nel senso della malattia): tutti i giocatori vengono vaccinati eppure si scopre a fine stagione che in certi club arriva ad ammalarsi addirittura un terzo della rosa – proporzioni ben al di là della fisiologica incidenza del virus in soggetti vaccinati -, alcuni addirittura con recidiva. Mistero. Imperizia dei medici o effetto vanificato da altre sostanze ingerite dall’organismo?

M come mercato: a farlo ormai sono i procuratori, sempre più potenti. Molti presidenti di club si affidano più a loro che ai propri direttori sportivi per condurre trattative e farsi rappresentare presso altri club specie all’estero. Capita così che un direttore generale – dopo una trattativa – accompagni alla porta del suo ufficio un procuratore e dopo pochi minuti se lo ritrovi a bussare per lo stesso motivo ma stavolta a nome di un altro club in concorrenza con quello rappresentato in precedenza. Nuova variante: società che gestiscono gli interessi dei giocatori affidate ad alleanze tra figli e familiari di presidenti e banchieri, vedi il caso di Nesta la cui procura è curata dalla Gea di Francesca Tanzi, Andrea Cragnotti e Chiara Geronzi.

P come plusvalenze: parola magica per aggiustare i bilanci delle società, ci si mette d’accordo in due e ci si scambia giocatori comprati a un miliardo valutandoli dieci volte tanto, a bilancio si iscriverà +9 di plusvalenza. Chiedere per esempio a Lombardi (scambiato un anno fa con Colonnese), due stagioni in serie A con le maglie di Lazio, Inter e Perugia = partite giocate (solo spezzoni) 6. La variante evoluta – per non urtare la sensibilità degli allenatori – è scambiarsi i giocatori facendoli restare dove sono, in prestito. Vedi sulla base di una valutazione di 9 miliardi il caso di Domizzi (Lazio) scambiato con Comazzi (Monza) ma restato alla Lazio in prestito e viceversa. O quello di Matteuzzi (Samp) scambiato con Lombardo (Lazio) e rimasto a Genova. Finirà così anche per gli scambi già da tempo definiti tra Helveg (Milan) e Domoraud (Inter-Bastia)?

R come regole federali: parola desueta, dal caso Mancini in poi è stata sostituita dal motto “Fate un po’ come vi pare”. Con una Federazione commissariata come la nostra il potere di ricatto dei club diventa smisurato.

S come soldi (ma anche come sponsor): i primi entreranno sempre più copiosi nelle tasche dei grandi giocatori anche per effetto della nuova disciplina di trasferimenti approntata dalla Unione Europea (oggi un campione non costa meno di due miliardi al mese al suo club); i secondi, vista la crisi economica dei club, avranno sempre più influenza su questi. In Brasile lo sponsor arriva a stabilire per contratto quante partite deve giocare in Nazionale un suo testimonial, qui da noi ancora non si è giunti a tanto, ma soprattutto a livello di club il problema si porrà presto.

T come tifosi: quelli organizzati ricattano le società, ma a queste nello stesso tempo fanno comodo. Se la dirigenza entra in conflitto con qualche giocatore state pur certi che si troverà sempre in curva qualcuno disponibile a cui affidare uno striscione polemico o a cui far fischiare chi è nel mirino. A volte – non si sa se per troppo zelo dei sicari o per esplicita volontà del mandante – si arriva a telefonate minatorie e atti intimidatori nei confronti di beni di proprietà del giocatore o addirittura dei suoi familiari. Il caso – un anno fa – della delazione anonima alla moglie di un giocatore del Treviso presuntamente fedifrago, reo in realtà di non volere rescindere il contratto, è solo la punta di un iceberg diffuso anche in serie A e in grandi club.

Z come zero: nel senso che nullo è l’impatto dei temi di questo abecedario sulla massa di chi va allo stadio o guarda le partite in Tv. Ed è la salvezza del calcio, fonte di emozione e passione sportiva dai piccoli ai grandi, dove nulla è scontato, neppure che il denaro e i poteri forti condizionino tutto e così ogni anno siamo qui a raccontarci una sorpresa, come quella del Chievo che finisce in serie A o dell’eurodebuttante Alavés finalista di Coppa Uefa.

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