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Acampada fuori corso

Di Caterina Giojelli
16 Luglio 2024
Tende piantate nelle università, imam che predicano odio, insulti a professori e ciellini. Cosa resta delle proteste pro Palestina? Storia di una contestazione finita per maltempo e noia. Eppure c’è un’altra gioventù che non è bruciata da pregiudizi e ideologia
Protesta pro Palestina, Università di Torino, 16 maggio 2004 (Ansa)

«Fascisti e polizia andatevene via / l’università è dell3 student3». Di fascisti e polizia, nei 39 giorni di occupazione h24 di Palazzo Nuovo a Torino, non se ne sono visti, ma a prendere petardi per esplosioni nucleari ci hanno pensato i cronisti alle calcagna del corteo “Intifada fino alla vittoria”. O per lo meno fino al Politecnico, con l’immancabile check-in di protesta e il presidio ai cancelli dove pochi giorni prima si era incatenato il professor Massimo Zucchetti, fisico nucleare No Tav, No Muos e proPal – uno diventato celebre per aver augurato la morte agli ucraini. Sul rettorato di Via Po restano i volantini, «to be continued», «non finisce qua», nella speranza che il protocollare bivacco universitario di student3, anarchici valsusini e habitué del centro sociale Askatasuna non si faccia tentare dalle vacanze. Torino resiste, «lo sa da che parte stare: Palestina libera dal fiume fino al mare» recitavano gli striscioni della marea proPal che, dopo le irruzioni al Salone del ...

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