Accidia
«Gli architetti Shusaku Arakawa e Madeline Gins hanno progettato e realizzato a Tokyo i Reversible Destiny Lofts, appartamenti che aiutano a vivere meglio e più a lungo. L’idea: più una casa è piena di comodità, più il cervello di chi vi abita diventa pigro. Perciò i loft di Arakawa e Gins sono di colori stravaganti, con i pavimenti ora concavi, ora convessi, con piccoli ostacoli nei punti di passaggio. Gli interruttori delle luci non sono mai vicini alle porte e le porte stesse spesso sono soltanto aperture rotonde, oppure piccoli passaggi che costringono ad abbassarsi. In cucina ci sono gli scalini per raggiungere lavandino e macchina del gas» (da Il Giornale).
La notizia non mi ha lasciato indifferente e ho subito pensato a casa mia: porte larghe, pavimenti piatti e persino il parquet nelle camere, luci a posto, nessuno scalino. Mi fanno inciampare le scarpe abbandonate dei figli, sono caduto al buio perché mia moglie ha spostato la scrivania senza dirmelo, sono scivolato mentre la fedele filippina lavava senza preavviso la cucina (il resto lo lava solo ogni tanto, altrimenti non sarebbe fedele). Uscito di casa con la camicia senza un bottone, sono andato a lavorare e ho litigato coi creditori che mi assillano e i debitori che non pagano, il direttore chiede l’aumento e l’amministratore non ha i soldi, nel frattempo la figlia cicca l’esame di statistica. La vita è dura, la gente mi dà sui nervi, quasi niente va come vorrei, ma che cazzo vogliono ‘sti giapponesi?
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