Acque stagnanti

Di Togni Paolo
15 Febbraio 2007

Il governo Prodi è ormai entrato in carica da oltre nove mesi, ma in campo ambientale, e non solo, invece di emanare norme chiare e applicabili dagli operatori e dalle autorità deputate al controllo, mette in opera un’azione amministrativa gravemente e continuamente illegittima, spesso addirittura illegale. Per limitarci agli aspetti ambientali, possiamo ricordare per esempio che rispetto al decreto legislativo 152/06 (la cosiddetta riforma ambientale, che è legge pienamente in vigore) il ministero dell’ambiente è riuscito in questo periodo ad assumere posizioni contraddittorie, sbandando e oscillando tra posizioni diverse e proposte inconcludenti. In una sola cosa è riuscito sempre, e sempre al massimo livello: nell’utilizzare tutta la prepotenza immaginabile per licenziare i competenti della parte politica avversaria per fare posto a cialtroni scelti in modo clientelare; per quanto riguarda l’attività normativa, nel trovare il dissenso di tutti gli interessati e di tutte le amministrazioni con le quali avrebbe dovuto condividere le decisioni. A riprova di quanto sopra, basterà citare il caso della (solo annunciata) revisione della parte della riforma ambientale che si riferisce alle bonifiche dei terreni inquinati. Malgrado le modifiche proposte alla riforma ambientale in tema di acque e rifiuti siano solo a livello di proposte, la competente direzione per la qualità della vita sta fornendo istruzioni operative circa la loro immediata applicabilità, violando così i fondamenti stessi dello stato di diritto e l’obbligo fatto “a tutti coloro ai quali spetta”, e quindi in primis al governo, di applicare e fare applicare la legge. In tal modo il governo, tramite un suo direttore generale, disapplica, prima ancora di averle abrogate o modificate con un provvedimento formalmente valido, norme pienamente vigenti. Tale comportamento trova luogo soprattutto in tema di terre e rocce da scavo e di bonifiche. In queste materie la direzione competente sta tenendo una linea – pare conseguente a indicazioni del ministro – per la quale non si applica la legge certa vigente, ma l’ipotesi di normativa futura (e, aggiungiamo noi, eventuale e incerta). Senza considerare che tali proposte di norme offrono dubbi di legittimità costituzionale. Ancora una volta dunque ci chiediamo cosa aspetti la Procura della Corte dei Conti ad aprire un’inchiesta in materia, e a richiedere ragione al ministro e al direttore generale del grave danno prodotto allo Stato con il loro comportamento illegale.

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