Addio irriconoscibile patria
Mai addio annunciato fu più carico di foschi presagi per la terra lasciata di quello di Ayaan Hirsi Ali, 36enne parlamentare olandese di origine somala dimissionaria che, dopo lunga e a suo dire fallimentare battaglia contro l’islam politico e il multiculturalismo, ha deciso di abbandonare il paese che fu di Erasmo per rifarsi – per la seconda volta – una vita negli Stati Uniti. Non soltanto perché, dopo gli assassini di Pim Fortuyn (2002) e di Theo Van Gogh (2004), l’Olanda perde la terza e forse ultima occasione per dimostrare di essere ancora un paese dove la libertà di opinione e l’azione politica anticonformista possono essere praticate senza cedere alle intimidazioni. Ma anche per una ragione molto meno pubblicizzata dai media delle vicissitudini della “star” Hirsi Ali: l’ex profuga e sceneggiatrice del film “Submission” è soltanto il personaggio più noto di una vasta schiera di cittadini olandesi che, da qualche anno, imboccano all’incontrario la strada che per decenni fu di tanti esuli.
Un caso unico nell’Europa occidentale
Secondo i dati ufficiali dell’Ufficio statistico centrale olandese da tre anni a questa parte i Paesi Bassi sono l’unico stato del nucleo storico dell’Unione Europea (Ue) nel quale il numero di coloro che lasciano il paese è più alto di quello degli immigranti che arrivano. Nel 2003 per la prima volta da tempo immemore il numero degli olandesi che hanno abbandonato la patria di nascita ha superato quota 100 mila, 25 mila unità più degli stranieri che quell’anno hanno preso la residenza nel paese; nel 2005 gli olandesi che hanno scelto l’emigrazione sono stati ben 121 mila, 29 mila più degli immigrati in arrivo. Se ne vanno giovani e anziani, olandesi “nativi” e olandesi naturalizzati, gente di città e gente di campagna: un fenomeno unico in tutta l’Europa occidentale. Le destinazioni principali sono il Belgio e la Germania, ma anche il Regno Unito, gli Usa e le Antille olandesi (dove tornano i cittadini di tale origine). Aumenta nel tempo il numero degli ultracinquantacinquenni che se ne vanno, ma il grosso è costituito da ventenni-trentenni.
Nel corso della sua storia l’Olanda ha conosciuto grandi migrazioni soltanto in due momenti: nell’ultimo quarto del XIX secolo, quando 250 mila olandesi si sono trasferiti negli Stati Uniti, e negli anni Cinquanta del secolo scorso, allorché 50 mila cittadini all’anno lasciavano il paese alla volta di Australia, Nuova Zelanda, Canada e Usa. A partire dal 1961 l’Olanda è diventata paese di immigrazione, e lo è rimasta fino al 2002, allorché il numero degli ingressi superava ancora di 50 mila unità all’anno quello degli espatri. Il 2002 è l’anno del primo omicidio politico in terra olandese dopo oltre tre secoli (nel 1672 un complotto orangista aveva determinato la morte del repubblicano Johan de Witt), quello del leader populista Pim Fortuyn per mano di un fanatico animalista che lo accusava di fare dei musulmani, che Fortuyn considerava non integrabili nel modello olandese, dei “capri espiatori”. È anche l’anno in cui il governo assegna per la prima volta una scorta ad Ayaan Hirsi Ali, oggetto di minacce di morte dopo la sua pubblica apostasia della religione islamica in cui era nata. Minacce che toccano lo zenith due anni dopo, quando sul corpo di Theo Van Gogh percorso dagli ultimi fremiti di vita l’assassino islamista Mohamed Bouyeri (olandese di origine marocchina) infigge col coltello una lunga lettera indirizzata alla deputata di origine somala che si conclude con la promessa: “Ayaan Hirsi Ali, ti schianterai in tanti pezzi contro l’islam”.
L’esodo è collegato al mutato clima politico e sociale, avvelenato da tali avvenimenti? Vien da pensarlo, davanti al fenomeno di un’emigrazione di massa da un paese stabile e prospero, dove gli stipendi sono ottimi, l’assistenza sociale notevole e la gente è circondata da scuole di buon livello, musei, strutture sportive e piste ciclabili per tutti.
I numeri della criminalità
La percezione della sicurezza si è degradata negli ultimi anni. Il 27% degli olandesi dichiara di non sentirsi sicuro spesso o talvolta. I cittadini vittime di reati penali nei dodici mesi precedenti al rilevamento sono stati il 47,2% del totale all’inizio del 2005 e il 42,7% all’inizio del 2006. Si tratta per lo più di violazioni di domicilio, furti e borseggi, ma c’è anche un 5% vittima di minacce e aggressioni. In tutto, nel 2005 sono stati compiuti 5,6 milioni di reati in terra olandese. C’entra qualcosa l’immigrazione in tutto questo? Le statistiche ufficiali parlano di un incremento della popolazione carceraria da 10 mila a 16.500 unità nei dieci anni fra il 1995 e il 2004, ma l’incidenza degli stranieri sul totale dei detenuti non è molta cambiata: è cresciuta dal 50 al 55%. Nello stesso periodo il numero dei residenti stranieri aumentava da 1 milione a un milione e 700 mila, pari al 10% di tutta la popolazione del paese. Di essi, un milione circa sono musulmani. La maggioranza relativa tocca ai turchi (350 mila), seguita dai surinamesi (330 mila) e dai marocchini (315 mila). Non è però possibile sapere quanti degli olandesi carcerati siano “nativi” e quanti naturalizzati. Un dato inquietante riguarda le aggressioni di gruppo a persone omosessuali: una ricerca sponsorizzata dal ministero degli Interni e dal Comune di Amsterdam (dove il 46% della popolazione è costituito da immigrati di prima e seconda generazione) ha appurato che il 40% degli omosessuali dichiarati ha subìto almeno un’aggressione nell’ultimo anno, e che nel caso di violenze di gruppo la banda comprendeva, nella metà dei casi, figli di immigrati.
Gli alti tassi di criminalità non sono la sola ragione di sfiducia fra gli olandesi. L’economia negli ultimi anni ha segnato battute di arresto. La crescita media del periodo 2001-2005 è dello 0,7% appena. Nello stesso tempo la disoccupazione è più che raddoppiata, salendo dal 3 al 7%, per poi ridiscendere al 6%. Tuttavia il lavoro non è omogeneamente ripartito fra i vari gruppi di popolazione: fra gli olandesi nativi la disoccupazione è pari al 5%, mentre fra i residenti stranieri non occidentali tocca il 16%; il record negativo spetta ai marocchini, con un tasso di disoccupazione del 20% all’interno del loro gruppo. Insomma, uno straniero ha tre volte più probabilità di essere disoccupato di un olandese “nativo”, un marocchino quattro volte. Da questo stato di cose deriva una conseguenza che irrita profondamente gli olandesi “nativi”: il 40 per cento circa degli immigrati riceve qualche forma di assistenza statale o locale per poter vivere anche senza lavorare, pesando in modo spropositato sullo Stato sociale.
Video porno per dissuadere chi chiede di entrare
Non c’è da meravigliarsi che, dopo avere demonizzato il personaggio da vivo, oggi molti politici adottino le ricette di politica migratoria auspicate dal defunto Pim Fortuyn, allo scopo di sedurre elettori sempre più insofferenti. È il caso di Rita Verdonk, ministro dell’immigrazione del governo di centro-destra olandese. A lei si devono il test di lingua olandese a pagamento per gli aspiranti migranti, i video con topless e baci gay che gli stessi sono tenuti a vedere prima di fare domanda, il giro di vite sulle domande di asilo con cui si è negato rifugio a cristiani e omosessuali iraniani e persino la proposta di rendere obbligatorio l’uso esclusivo della lingua olandese nelle strade di Amsterdam. Quando però ha deciso di annullare seduta stante la cittadinanza olandese riconosciuta ad Ayaan Hirsi Ali perché costei aveva ribadito, in un’intervista televisiva, che all’atto della richiesta d’asilo nel 1992 aveva raccontato alcune bugie, il parlamento ha reagito molto male. Conservatori e socialisti hanno ugualmente criticato la fretta del ministro, stufi di dover assistere alle performance da prima della classe della Verdonk. Troppo tardi, però, per trattenere la dimissionaria deputata e le altre migliaia di olandesi che se ne stanno andando.
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