Adulti e invisibili

Di Arrigoni Gianluca
12 Aprile 2007
L'eterno imbarazzo dei cattolici francesi, sudditi della laïcité e lasciati soli dalle gerarchie. «Subiamo la deriva culturale della società»

Parigi
Secondo un sondaggio pubblicato nel numero di gennaio-febbraio del 2007 del bimestrale Le Monde des religions (del gruppo Le Monde, archetipo del cattolicesimo che in Italia definiremmo “adulto”), il 51 per cento dei francesi si dice cattolico. La rivista approfondisce ed elenca i dati più significativi: il 46 per cento di chi in Francia si dice cattolico non va mai in chiesa, se non per battesimi, matrimoni e funerali; il 30 per cento non prega mai; appena l’8,5 per cento è impegnato al servizio della Chiesa (attività parrocchiali, partecipazione ad azioni umanitarie cristiane o a dei gruppi spirituali); il 33 per cento pensa che non sia importante la formazione religiosa e quindi la trasmissione almeno dell’eredità culturale cattolica ai propri figli; il 48 per cento non crede in Dio (tra questi il 17 per cento si dichiara incredulo e il 30 per cento dice che non ne sa niente); solamente per il 58 per cento la resurrezione di Cristo è una certezza.
In queste condizioni non stupisce che nell’attuale campagna presidenziale i cattolici, come tali, siano di fatto evanescenti. Thierry Boutet, giornalista, cattolico, sposato e padre di cinque figli, nel suo ultimo libro, L’engagement des chrétiens en politique: doctrine, enjeux, stratégie scrive: «La Chiesa di Francia e i cattolici subiscono in modo troppo passivo, senza reagire, la deriva culturale della nostra società. Delle prese di posizione sparpagliate in settori come la bioetica o la famiglia non bastano a provocare una corrente che porti un’altra visione della politica e della vita in società. Per il momento manca alla Chiesa di Francia una volontà di rottura non con la democrazia ma con il pensiero dominante. È come se i cattolici non volessero apparire come dei contestatori».
Perché i cattolici possano esprimersi anche in politica assumendo e spiegando senza reticenze ed eccessivi timori la propria visione dell’uomo nel mondo Thierry Boutet, insieme ad alcuni intellettuali e giornalisti, ha creato nel 1992 la Fondation de service politique e, dal 1997, un sito internet (www.libertepolitique.com) e la rivista Liberté politique. Thierry Boutet spiega a Tempi la complessa e delicata situazione della Chiesa e dei cattolici in Francia: «In generale un cattolico francese ha, come punti di riferimento, da una parte la cultura e l’insegnamento del magistero romano e dall’altra una prossimità con la cultura e la filosofia illuministica, che fonda una certa concezione del ruolo dello Stato. La grande tradizione del pensiero politico della Chiesa vede nell’uomo un essere fragile, un peccatore, ma perfettibile e alla cui coscienza si può fare appello per progredire. Quando infatti si leggono tutte le encicliche sociali della Chiesa si parla soprattutto della conversione, della necessità di modificare i propri comportamenti per rendere migliori se stessi e quindi di riflesso la società nella quale si vive. Le teorie politiche e le ideologie che vengono dall’illuminismo hanno invece in comune una certa diffidenza verso l’uomo. Ne deriva una concezione della politica che consiste essenzialmente nell’impedire i conflitti tra le persone imponendo dall’esterno un quadro più o meno rigido, perché c’è differenza tra liberali e socialisti. In ogni caso c’è comunque la convinzione che non è con il cambiamento dei comportamenti che si migliorerà la situazione. In Francia, tra i cattolici, oggi prevale il riferimento a questa tradizione e non a quella del magistero della Chiesa. Succede così che la Conferenza episcopale francese accoglie il socialista Jacques Delors ma non il professor Jérôme Lejeune».
Cattolico, genetista e fervente difensore della vita, il professore morto nel 1994 fu invitato da Giovanni Paolo II a partecipare ai lavori della Pontificia accademia delle scienze e fu poi insignito della presidenza della Pontificia accademia per la vita. Secondo Boutet c’è una parte della Chiesa francese che è estremamente «gallicana», ossia si identifica in quella tendenza della Chiesa d’Oltralpe che sostiene la necessità di un’autonomia, se necessario anche dottrinale, rispetto al Vaticano. Una parte che, pur «senza opporsi frontalmente al magistero romano, tiene a sottolineare la sua differenza. A questo riguardo – continua Boutet – è significativo l’imbarazzo creato in una parte della gerarchia ecclesiastica francese dalla nota dell’allora cardinale Ratzinger sull’impegno dei cattolici in politica e sui princìpi non negoziabili, come la famiglia, l’aborto, l’eutanasia sui quali non è possibile trovare un compromesso. Quella nota non è stata praticamente commentata, in Francia».
Le scelte della gerarchia ecclesiastica francese criticate da Thierry Boutet sono in parte condizionate, come riconosce egli stesso, anche da una serie di difficoltà oggettive, di ragioni storiche di un certo peso, quali possono essere le guerre di religione, il conflitto secolare tra lo Stato e la Chiesa, la compromissione di una parte dei cattolici che hanno sostenuto nel 1940 il governo collaborazionista del maresciallo Petain. Come riconosce Boutet, dunque, «l’estrema prudenza della Chiesa e il suo desiderio di non alimentare conflitti è comprensibile». «In questo modo però – continua – quei cattolici che vorrebbero veder espresso, in politica, l’insegnamento della Chiesa finiscono con il rimanere relativamente isolati, contrariamente a quello che succede negli Stati Uniti e per certi versi anche in Italia, dove una parte consistente della gerarchia sostiene chi difende la cultura della vita. Quando in Italia il presidente della Cei ha qualche cosa da dire lo fa, senza quel timore che abbiamo noi cattolici in Francia di fronte alla laicità e allo Stato. Questo non vuol dire che da voi non c’è un laicismo forte e militante, ma nel vostro caso la Chiesa non ha paura di chi gli si oppone e non esita a impegnarsi nella battaglia politica quando si tratta di difendere quelle che considera come delle questioni fondamentali. Contrariamente a quello che si crede – conclude – anche in Francia molti eletti, di ogni colore politico, sono sensibili a quello che insegna la Chiesa e la posizione dei cristiani non è loro indifferente. Ma hanno bisogno di essere sostenuti, incoraggiati e spesso, quando si tratta di questioni di società, informati su cosa c’è veramente in gioco».

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