Agricoltura biologica: mito scosso

Di Rodolfo Casadei
05 Luglio 2001
Se davvero gli oppositori delle biotecnologie (numerosi, com’è noto, all’interno del “popolo di Seattle”) fossero preoccupati come dicono della salute dei consumatori, insidiata dalla logica del profitto che pervade la moderna industria alimentare, non concentrerebbero la loro attenzione esclusivamente sugli Ogm

Se davvero gli oppositori delle biotecnologie (numerosi, com’è noto, all’interno del “popolo di Seattle”) fossero preoccupati come dicono della salute dei consumatori, insidiata dalla logica del profitto che pervade la moderna industria alimentare, non concentrerebbero la loro attenzione esclusivamente sugli Ogm. Vegetali e carni prodotti sia con metodi standard (coltivazioni intensive, fitofarmaci, antibiotici) che in modo “biologico” (estensività, niente pesticidi, ecc.) meriterebbero almeno altrettanta attenzione. E per dirla tutta, noialtri della generazione degli utenti fissi dei supermercati, palato poco raffinato e l’occhio al portafoglio, siamo più preoccupati delle mele vizze e del burro magro (!) che le nostre mogli vogliono a tutti i costi (normalmente salati assai) asportare dalle navate di “biologico” in via di ampliamento dei vari Pam, Coop, Esselunga, ecc. Perché, dite? Beh, magari perché abbiamo letto il pezzo sul cibo “biologico” apparso sul n. 25 di Panorama, dove Nico Valerio scrive che «in assenza della chimica umana, le piante sintetizzano più pesticidi naturali, alcuni dei quali, è provato, sono più antinutritivi, tossici e persistenti di quelli artificiali… Il rotenone, pesticida naturale ricavato da una radice, così come l’estratto di tabacco, usati in bioagricoltura, sono più tossici di certi fitofarmaci. E, in laboratorio, decine di altre molecole naturali presenti in insalate, frutti, legumi, tuberi e cereali si sono dimostrate cancerogene». O magari perché abbiamo saputo (questo è uno scoop nostro, e ci torneremo coi dettagli) che in Germania uno studio ha concluso che i prodotti da forno di origine biologica presentano maggiori rischi di quelli di origine non biologica, per la presenza maggiore di micotossine nei cereali utilizzati. E le micotossine prodotte da certe muffe, scusate se ve lo ricordiamo, sono fra i più potenti cancerogeni che si conoscano. Il fatto che queste informazioni suonino come rivelazioni sconvolgenti dimostra purtroppo una cosa sola: che le nostre capacità critiche e la nostra autonomia di giudizio sono ridotte al lumicino dalle mode imperanti. Perché, posto che l’esistenza dei “pesticidi naturali” delle piante e della loro cancerogenicità è nota da decenni, non dovrebbe essere difficile immaginare che, come tutti gli esseri viventi, poste in condizione di stress le piante producono una maggiore quantità di sostanze difensive. E una pianta che non gode di difese artificiali patisce sicuramente più stress esterni di una che ne è provvista. Non dovrebbe essere difficile nemmeno immaginare che il mais, privato della difesa dei fitofarmaci artificiali, è più soggetto all’attacco delle muffe. Certo, per quantificare il pericolo che i consumatori di “biologico” corrono sono necessari studi di analisi del rischio che ancora non sono stati fatti. Ma intanto il mito della sicurezza del prodotto biologico è già scosso.

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