Aids, le novità di Durban
Durban è stato anche ed innanzitutto un grande momento di scambio e discussione di rilevanti informazioni scientifiche. Da quanto emerso dalla conferenza i punti più rilevanti di avanzamento delle conoscenze possono essere riassunti così:
1) I dati relativi alla terapia antiretrovirale di associazione, giunta al quinto anno di esperienza clinica e al terzo di impiego estensivo a livello dei paesi occidentali, confermano che nel 50% circa dei pazienti la replica virale può essere tenuta sotto controllo per lunghi periodi, possibilmente vita natural durante. In questi pazienti le difese immunitarie si ricostituiscono e riorganizzano, e la progressione verso l’immunodeficienza acquisita (cioè l’AIDS) non si manifesta. Questi pazienti mantengono comunque, con i farmaci attualmente disponibili, una esigua replica virale residua, che permette al virus di riemergere immediatamente se la terapia viene sospesa. Di qui la necessità di proseguire la cura con rigorosa precisione ogni giorno; questo è un peso non indifferente, anche alla luce degli effetti collaterali precoci e tardivi, ardui da sostenere nel lungo termine.
2) Nell’altra metà dei pazienti che non raggiungono un efficiente controllo della replica virale, questa torna a riemergere precocemente dopo una parziale o completa remissione, ad opera di ceppi virali mutati e quindi resistenti ai farmaci impiegati. Per alcuni di questi pazienti è essenziale la ricerca di strategie di “salvataggio”. Di queste si è ampiamente discusso, anche in relazione alla prossima uscita sul mercato di numerosi farmaci di seconda generazione, capaci di attaccare la replicazione del virus a livello di altre tappe rispetto a quelle attualmente “sfruttate” – trascrittasi inversa e proteasi di HIV.
3) Infine, sono stati presentati molti lavori che inducono a ritenere che gli avanzamenti tecnologici e conoscitivi verso la scelta di un vaccino efficacemente preventivo – e possibilmente terapeutico – nei confronti dell’Hiv siano ormai realmente a portata di mano. Un’impressione molto positiva ha destato la presentazione dei dati relativi al vaccino “italiano” sviluppato dalla da Barbara Ensoli, vaccino che si prospetta utile su entrambi i fronti.
I tempi di sviluppo di un efficace vaccino sono comunque ancora piuttosto lunghi – come minimo si parla di 2007 -, perchè i “trial”, cioè gli studi documentativi dell’efficacia, sono molto difficoltosi e lunghi. E la voglia di sfruttare il gran business sembra già ora spingere ad una concorrenza spietata – che speriamo non abbia a condizionare in qualche modo anche l’impostazione degli studi e la valutazione dei risultati.
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