AL QAEDA IN BORSA

Di Tempi
28 Luglio 2005

Il terrorismo è frutto della povertà e dell’ingiustizia? Ditelo ai broker della City. Nei dieci giorni precedenti all’attentato nel metropolitana di Londra la sterlina è caduta sui mercati mondiali del 6 per cento rispetto al dollaro. Oltretutto senza alcuna ragione apparente, almeno fino al 7 luglio: quando la strage del metrò ha scosso la valuta britannica per, diciamo così, “un valido motivo”. La causa di quel ribasso può essere una sola: qualcuno, che conosceva in anticipo quello che sarebbe accaduto, puntò sul ribasso della sterlina con operazioni equivalenti a vendite allo scoperto. Qualcuno che poteva disporre di molti milioni di dollari, visto che il volume della sua scommessa al ribasso è riuscito a far flettere la divisa britannica. Un indebolimento quasi senza precedenti e troppo rapido per essere una coincidenza: i termini della caduta, se annualizzati, superano il 100 per cento. E le monete di paesi storicamente stabili, semplicemente non crollano così a capofitto. Si è trattato di operazioni su derivati valutari, i cosiddetti “futures”: le operazioni, cioè, partono da un paese, transitano per un altro rendendo irrintracciabili gli “operanti”. Osama, più che un imam, è un venture capitalist.

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