Alfa, il peccato di essere cristiana

Di Gaspari Antonio
14 Febbraio 2002
Storia di Alfa, ventenne sudanese condannata dalla sharia alla lapidazione per essere stata violentata. E, se da più parti si levano voci di protesta, l’unico a rimanere sordo (da tutti e due gli orecchi) è l’Onu, che recentemente ha escluso gli Usa e accettato il Sudan nella Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite di Antonio Gaspari

È stata violentata, è rimasta incinta; poi è stata giudicata secondo la legge islamica perché ha avuto un rapporto extramatrimoniale. Il processo si è svolto in una lingua che non conosce, non ha avuto diritto neanche alla difesa di ufficio, e l’hanno condannata alla lapidazione. Non si tratta di un racconto di Franz Kafka, ma della storia drammatica di una giovane sudanese di 18 anni, Abok Alfa Akok, la cui unica colpa è di essere donna, cristiana, di colore e dell’etnia Dinka, tutte caratteristiche che nel Sudan di oggi equivalgono a valutarla come “l’ultima della terra”. La notizia, di poche righe, è stata diffusa dall’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch e rilanciata da Misna, l’agenzia stampa dei padri comboniani. Secondo il modello culturale dominante il destino della nota era quello di finire pubblicata in margine a qualche quotidiano. Invece Antonio Socci ha preso spunto dalla storia di Alfa per scrivere un editoriale di fuoco (“Se uccidere un cristiano non è un reato”) sulla prima pagina de il Giornale (6 febbraio). Nello stesso giorno il vescovo di El Obeid mons. Macram Max Gassis ha detto al Corriere della Sera: «La ragazza è stata violentata. Da noi succede spessissimo. D’altro canto i musulmani l’hanno detto chiaramente. I cristiani e gli animisti del Sud devono perdere la loro identità. Gli stupri non sono solo tollerati ma anche incoraggiati».

Alfa non ha diritto alla difesa

Giovedì mattina il cardinale padre Roberto Tucci, S.J. dai microfoni di One-O-Five Live, ha detto: «Sarebbe bene sollevare una campagna internazionale di protesta contro quello che sta succedendo in Sudan. Oggi si parla di Afghanistan, della Palestina ma spesso si dimentica il Sudan. Da anni in Sudan avviene una vera e propria persecuzione del governo musulmano contro le popolazioni del Sud, di pelle nera, di religione cristiana e animista. Alla fine del 2000, la guerra civile ripresa nel 1983 tra il Nord arabo e musulmano ed il Sud cristiano ed animista era costata la vita a circa 2 milioni di persone. È stata applicata la sharia ad una persona non musulmana: sarebbe bene sollevare una campagna di proteste contro quello che sta succedendo. Perché non interviene l’Onu? La Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite si sta interessando del caso ma forse questa azione dovrebbe essere appoggiata da una vera e propria campagna internazionale che faccia luce sulla situazione sudanese».

Che fa (e che farà) l’Onu?

Diversi e diffusi gli interventi in difesa di Alfa provenienti dal mondo cattolico. Padre Giovanni Battista Antonini, missionario comboniano che per 23 anni è stato in Sudan, ha detto a Tempi: «La campagna in difesa di Alfa è molto importante e va condotta fino in fondo, perché si tratta della punta di un iceberg. A Karthoum riusciamo a sapere di violazioni dei diritti umani, ma nel resto del paese è difficilissimo. E poi i membri dell’etnia Dinka vengono trattati come cani. E le donne peggio, sono nere, cristiane o animiste, questo basta per subi-re violenza ed essere uccise».

Padre Ignacio Barreiro, direttore di Vita Umana Internazionale ha subito inviato lettere di protesta alle ambasciate del Sudan. L’On. Olimpia Tarsia, Segretario Generale del Movimento per la Vita, si è fatta portavoce di una mozione in difesa di Alfa al Consiglio regionale del Lazio. Mario Mauro, eurodeputato di Forza Italia, ha mobilitato un gruppo di colleghi e promosso diverse iniziative in difesa di Alfa. Venera Scrima del Cif (Comitato Italiano Femminile) di Messina ha lanciato l’idea di fare del l’8 marzo, festa della donna, un’occasione per difendere i diritti di Alfa e di tutte le donne che come lei vengono perseguitate da regimi autoritari che negano il rispetto dei diritti umani. Mentre scriviamo giungono notizie contrastanti, la Comunità di Sant’Egidio si dice sicura che la pena sia stata sospesa. Misna parla di un secondo giudizio per reati minori commessi dalla ragazza. Di fatto però non si hanno notizie di Alfa, ed anzi arrivano notizie che il governo Sudanese continua a bombardare le popolazioni del sud.

Christian Solidarity International ha appena annunciato che Akuc Tong Kuan, un bambino di nove anni, è stato ucciso e cinque donne ferite mentre ricevevano aiuti alimentari in un centro di distribuzione dell’Onu (www.csi-int.org).

Viste queste ricorrenti violazioni, per quanto tempo ancora si potrà accettare che il Sudan faccia parte della Commissione dei diritti Umani dell’Onu?

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