Alla C.a. di Mr. Putin (il Cav. consente?)
Gli avvenimenti degli ultimi mesi stanno mostrando che è in atto una campagna organizzata contro la Chiesa Cattolica in Russia. Ieri (19 aprile, ndr) all’aeroporto “Sheremetjevo-2” di Mosca, al momento di tornare in Russia è stato tolto senza spiegare i motivi il visto, valido fino al gennaio del 2003, al vescovo ordinario della diocesi di S. Giuseppe a Irkutsk mons. Jerzy Mazur. Essendo cittadino polacco, egli si era rivolto diverse volte alle autorità con la richiesta di ottenere la cittadinanza russa o almeno il permesso di soggiorno, ma si era sempre visto opporre un rifiuto. Due settimane fa in circostanze analoghe era stato levato il visto a un sacerdote italiano. I sacerdoti stranieri incontrano sempre più difficoltà nell’adempiere ai propri impegni pastorali. Simili azioni dei rappresentanti dello Stato sono rivolte anzitutto contro i cittadini russi di fede cattolica che rimangono senza i pastori, e ora perfino senza il vescovo. I cattolici russi si chiedono: chi sarà il prossimo? Quanto durerà tutto questo? Sono valide anche per loro le garanzie costituzionali di libertà di coscienza e il diritto di avere propri pastori, compreso quello di invitarli dall’estero, non dimenticando che per 81 anni la Chiesa Cattolica in Russia è stata privata della possibilità di formare e ordinare dei propri sacerdoti? Forse che davvero lo Stato li consideri cittadini di secondo piano? Stanno tornando i tempi della persecuzione della fede? Dove andranno a finire i cattolici del nostro paese? Un particolare disappunto è suscitato dal silenzio al riguardo da parte delle organizzazioni russe e internazionali per la difesa dei diritti umani, chiamate a difendere i diritti delle minoranze religiose e l’assenza di reazioni da parte della Procura Generale, il cui compito è controllare che siano rispettate le leggi. Unica eccezione finora è stata la sezione russa dell’Associazione Internazionale per la libertà di coscienza. L’espulsione di un vescovo cattolico, che non ha infranto alcuna legge vigente, oltrepassa tutti i limiti immaginabili delle civili relazioni tra lo Stato e la Chiesa. Con sentimenti di grave preoccupazione, noi esprimiamo la nostra decisa protesta in rapporto alle violazioni dei diritti costituzionali dei cattolici russi. La Conferenza dei vescovi cattolici della Federazione Russa si rivolge agli organi del potere statale della Federazione Russa, e soprattutto al Presidente Vladimir Putin, in qualità di garante della Costituzione, agli organi della Procura, alle organizzazioni russe e internazionali per la difesa dei diritti dell’uomo e alla collettività, con l’appello a ristabilire la giustizia, a difendere la libertà religiosa e a non permettere la discriminazione dei cattolici russi.
di Tadeusz Kondrusiewicz
Arcivescovo, Metropolita a Mosca, Presidente della Conferenza dei vescovi cattolici della Russia
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