Alla guerra (con self-control però)
«La prima vittima della guerra è la verità», dichiarò un senatore americano nel 1917, mentre l’America entrava nel primo conflitto mondiale. Forse la lotta per la vita o la morte non richiede semplicemente un nuovo atteggiamento verso la verità, ma anche nuove verità oppure, come usano dire i politici, «non ho cambiato idea. Ho semplicemente rivisto le mie priorità». Le notizie real time da ogni latitudine del globo sono il nemico della “verità reale ed essenziale”; la teoria del caos si fonda su un’indigeribile molteplicità di verità proprio come una fede semplice si appoggia su dubbi complessi. Perciò, davvero, come Churchill spiegò a Stalin, «alcune verità sono così importanti che richiedono di essere circondate da una schiera protettiva di bugie». Churchill si riferiva al fatto che gli inglesi erano riusciti a decrittare l’“indecifrabile” codice strategico tedesco “Enigma” e avevano sviluppato un elaboratore elettronico – il “Colosso” – capace di decifrare i messaggi di Hitler più velocemente di quanto riuscissero a fare gli stessi generali tedeschi cui erano diretti. Ma non avrebbe raccontato a Stalin che perfino dopo la guerra, nonostante l’annuncio americano di aver messo a punto il primo computer, quello britannico, che veniva impiegato a quell’epoca per decifrare i codici segreti russi, continuò ad essere tenuto segreto. Ogni sotterfugio e stratagemma era utile per celare la fonte delle informazioni decrittate. Quando “Enigma” rivelò la posizione della flotta italiana a Matapan, l’Ammiraglio Cunningham andò con molta ostentazione a giocare a golf ad Alessandria, finché un volo di ricognizione di routine “scoprì” con ogni evidenza la flotta.
La priorità del “perché”
È questo il motivo per cui le “prove” contro Osama bin Laden non possono essere mostrate in piena ampiezza. Ciò significherebbe rivelare le loro fonti, umane e tecniche. Nel 1998, dopo le bombe all’Ambasciata americana, fu semplicemente una pazzia la diffusione al pubblico della notizia che i missili Cruise potevano avere come bersaglio il segnale del cellulare di bin Laden. Per questo, da allora, per inviare i suoi messaggi bin Laden ha impiegato uomini di fiducia e un Internet Café a Peshawar. Mentre la ragione per cui l’11 settembre scorso George W. Bush non ritornò immediatamente alla Casa Bianca è perché gli hacker di bin Laden erano riusciti a violare il computer strategico della residenza del presidente. Più resteremo una società dominata dall’ossessione tipica del XIX secolo, quella del “come”, meno capiremo le società ancora dominate dall’ossessione del “perché”. Difficile accettare il «non sono d’accordo con quanto dici, ma combatterò fino alla morte perché tu abbia il diritto di dirlo» di Voltaire, quando le priorità del “come” e del “perché” in conflitto tra loro vengono presentate in maniera così dura e netta come oggi. La civiltà richiede politesse. Quando Martin Lutero si alzò in piedi alla Dieta di Worms dichiarando «Rimango qui. Non posso fare nient’altro», ciò che più infastidì l’imperatore Carlo V fu la sua presuntuosa villania e volgarità. Come ha osservato, non del tutto frivolamente, Oscar Wilde «una riforma della moda sarà sempre più importante di una riforma della religione; le cravatte di Lutero avrebbero comunque scandalizzato il mondo». Tutti i rapporti impongono discrezione. Dobbiamo essere insieme politici e ben educati – falsi cortese. L’educazione fa l’uomo. Nel XVIII secolo gli ufficiali degli eserciti avversari inglese e francese avrebbero pranzato insieme e giocato a carte alla vigilia della battaglia prima di ritornare al proprio campo militare scusandosi l’un l’altro con un «Signori, abbiamo molto da fare domani». Prima dello scontro ognuno avrebbe invitato lo schieramento opposto distante 100 metri a sparare la prima raffica di pallottole. La stessa cosa accadeva in politica. Lo stile contrassegnato dallo scontro politico e dal braccio di ferro della Camera dei Comuni britannica è una rappresentazione istituzionale dell’irrisolta, ma garbatamente mai nominata, Guerra civile inglese del XVII secolo che fornisce l’energia alla politica britannica. Non per niente di fronte ai Banchi Davanti della Camera ci sono ancora linee disegnate sul pavimento che non devono essere oltrepassate mentre si parla, poiché segnano una distanza di un tiro di spada dal Banco Davanti dell’Opposizione a Sua Maestà in Parlamento.
La politica del proiettile e dell’urna elettorale
La coesistenza e certamente gli accordi di pace richiedono “garbate finzioni” come si è visto in quell’altra sede del terrorismo che è l’Irlanda del Nord. Dal 1969 il governo britannico ha riconosciuto che i fondatori dell’estremista Ira a Belfast, Gerry Adams, e a Londonderry, Martin McGuiness, erano le menti militari e politiche del movimento e con loro ebbe i primi colloqui segreti nel 1972. Fu escogitata la finzione garbata che il Sein Fein era in qualche maniera un’organizzazione politica indipendente dalla sua ala militare, l’Ira. La politica del “proiettile e dell’urna elettorale” dell’Ira-Sein Fein portò lentamente al Processo di Pace. Naturalmente la sola ragione per cui il governo britannico, irlandese e americano parlavano ai leader negoziatori del Sein Fein Gerry Adams e Martin McGuiness era che facevano parte del Consiglio Militare dell’Ira. Tutti in Gran Bretagna erano a conoscenza di questa “garbata finzione” quando Martin McGuiness diventò Ministro dell’Educazione nel governo devoluto dell’Irlanda del Nord, il che spiega perché l’educazione è un tema caldo quando l’Ira ancora non “smantella” le sue migliaia di armi da fuoco, di missili e le sue 6 tonnellate di Semtex altamente esplosivo. Questa garbata finzione oggi mostra di funzionare perché assolutamente trasparente. È stato da poco annunciato che Martin McGuiness è oggi il nuovo Capo di Stato Maggiore del Consiglio Militare dell’Ira. Così tutti si aspettano qualche piccolo passo in avanti nello “smantellamento” – gentile neologismo che sta per “disarmo”. Tony Blair ha detto che in questo momento della storia mondiale tutti i pezzi del caleidoscopio sono in aria e le nuove alleanze ora possibili prima che si posino nuovamente al suolo costituiscono una grande opportunità. I rapporti di questa nuova coalizione richiedono una arsenale di nuove “garbate finzioni”. Silvio Berlusconi sembra voler seguire le idee dello scienziato della politica di Harvard Samuel Huntington che in contrasto col Nuovo Ordine Mondiale di George Bush padre credeva che la naturale violenza dell’uomo avrebbe trovato il suo sbocco nello “scontro di civiltà” tra la cultura liberale dell’Occidente secolarizzato e la cultura religiosa dell’islam. Nel tentativo di riportare il conflitto a una “guerra al terrorismo” si devono tuttavia osservare “garbate finzioni”: lo abbiamo visto per il caso dell’Irlanda, dove la politica dei due passi avanti, uno indietro e un altro di fianco, può garantire una convivenza sempre vacillante. Naturalmente in Medio Oriente non è cortese parlare del petrolio. Questa apertura di nuove opportunità descritta da Blair potrebbe essere necessaria al nuovo post-colonialismo per gestire un cambiamento che possa mantenere l’accesso senza l’invasione a quel 20% delle riserve di greggio mondiali posseduto dall’Arabia Saudita, cercando di sostenere, come è stato fatto in Italia nel 1860, un Vittorio Emanuele II piuttosto che o un Francesco II o un Garibaldi mazziniano. In ogni caso ciò farebbe guadagnare una “garbata finzione” fino al 2006, quando la prima automobile con motore ad energia alternativa al petrolio uscirà dalle linee di produzione della Ford. Un’eventualità che dovrebbe terrorizzare il Medio Oriente.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!