Alla scuola di Blair

Di Scroppo Erica
10 Maggio 2000
Breve escursus informativo sul modello scolastico inglese: una reale autonomia che consente agli istituti di offrire servizi di alta qualità e di reperire fondi privati. E soprattutto un sistema che garantisce la competizione tra scuole pubbliche e la scelta agli studenti. Quasi una nota di servizio per il nuovo inquilino del ministero della Pubblica Istruzione

In Inghilterra quasi tutte le scuole statali elementari sono nate all’inizio dell’800 come “missioni” delle varie chiese – anglicana, metodista, battista e congregazionalista. In seguito sono state aperte le scuole medie e superiori, la maggior parte rilevate dallo Stato nell’arco del 1900, in particolare con l’avvento del Welfare State. Nel corso degli anni, nonostante i cambiamenti, è rimasta costante la fedeltà allo spirito originario: il rispetto dell’individuo e l’istruzione come mezzo per realizzare il proprio potenziale, che è poi il compito di ognuno nella società. Se questi principi vengono rispettati, c’è massima libertà tanto all’interno delle scuole statali che di quelle private.

Ogni scuola, uno stile Ogni scuola è infatti un microcosmo a se stante, e viene scelta secondo il proprio carattere, il proprio stile o, come dicono qui, il proprio “ethos”. La scuola dell’obbligo (dal 1970 estesa fino ai 16 anni) è uguale per tutti, mentre i “Sixth Form Colleges” (aperti ai 17-18enni) offrono ogni scelta possibile ma non si differenziano come in Italia nei diversi licei e istituti. Nello stesso edificio, grande come una piccola città, studiano il genio matematico, il musicista, il letterato, l’atleta, l’appassionato di lingue, il manager. Ogni scuola ha inoltre un dipartimento attrezzatissimo per tutte le materie, con centro sportivo, sala concerti, un teatro, un’ala dedicata agli studenti d’arte (completa di studio fotografico), un laboratorio linguistico, un centro cinematografico, una sala computer e una biblioteca ricchissima di CD e video. A Cambridge, che ha poco più di 100mila abitanti, esistono 5 di questi College .

Ogni docente viene reclutato con lo stesso criterio con cui si cerca il personale di un’azienda. Si pubblicano annunci su riviste specializzate e il candidato include un dettagliato curriculum e le referenze. Chi viene selezionato è invitato a un colloquio approfondito che comprende un’accurata visita della scuola, in particolare del dipartimento in cui vorrebbe entrare. Al colloquio partecipa il preside o il vicepreside, il capo dipartimento e un governor. Quest’ultimo è un personaggio esterno, nominato dagli Enti locali, oppure un genitore eletto dagli altri genitori, con responsabilità e poteri reali. Il numero dei governor varia a seconda della grandezza della scuola, ma non supera le dieci unità; in genere sono persone di un certo prestigio, docenti universitari, imprenditori, avvocati. Uno o due di loro, quelli nominati dagli Enti locali, possono essere rappresentanti di un partito. Oltre a selezionare i candidati, questo corpo responsabile, il “governing board”, coordina la gestione dell’istituto, dalle riparazioni alla pulizia, dall’attrezzatura alla paga del personale docente. Lo Stato stabilisce un budget che può essere gestito liberamente, ma di cui alla fine di ogni anno finanziario bisogna rispondere.

I programmi e le materie delle scuole “comprehensive” (quelle che vanno dagli 11 ai 16 anni) sono praticamente gli stessi, varia l’accento dato alle diverse materie e l’organizzazione della didattica. Per questo ogni scuola, privata o pubblica, è diversa, e l’averne frequentato una anziché un’altra vuol dire aver ricevuto un ben preciso stile di formazione.

Maturità a punti La selezione e la classificazione degli studenti avvengono attraverso esami svolti in una sede esterna alla scuola, dove anonimi esaminatori correggono elaborati riconoscibili solo grazie a un particolare numero di identificazione. Tutti gli esami sono scritti, così da impegnare un tempo relativamente breve (da 1 a 3 ore) e far emergere la reale preparazione del candidato, senza penalizzare i timidi e gli introversi. In effetti non si “corregge”, ma si assegnano punti per ogni risposta corretta secondo un modello predefinito. È un lavoro difficile ed estenuante, ma prestigioso, pur essendo pagato poco. Ogni estate migliaia di insegnanti, anche docenti universitari, valutano gli esami di Maturità il cui esito viene pubblicato a fine agosto. I testi e i titoli degli esami sono uguali in tutto il Regno Unito, elaborati nel corso dell’anno da apposite commissioni e inviati alle scuole con qualche settimana di anticipo sulle date, custoditi in armadi sigillati, aperti in ogni istituto nello stesso momento (con qualche problema relativo ai fusi orari, per esempio in Nuova Zelanda o Sud Africa). Se il risultato non soddisfa si può fare ricorso (ovviamente pagando per il disturbo), talvolta può presentarlo anche la scuola se ritiene poco corretta la valutazione di un suo studente. La preparazione incoraggia a elaborare qualcosa di originale: nelle scuole medie quando analizzano un libro gli studenti devono produrre un piccolo saggio critico, man mano sempre più complesso. Il saggio (“essay”), con un paragrafo di apertura, uno finale e 2-3 centrali per sviscerare l’argomento, costituisce la base della Maturità (“A level”) e degli esami universitari.

Meno storiografia e più testi Fino a 20 anni fa tutto il materiale didattico veniva fornito dalla scuola, erano gratuite perfino le lezioni di violino o violoncello e l’affitto dello strumento. Oggi molte attività extra bisogna pagarle, però non si compra un libro nè un dizionario, li presta la scuola. Non esistono le elefantiache antologie nè i manuali di storia e filosofia con il sunto della storia e del pensiero “ad usum delphini”. Gli studenti inglesi leggono solo un’opera, in versione integrale, degli autori principali poi, dopo aver esposto le diverse correnti di pensiero su un certo argomento, giungono ad una elaborazione personale: il criterio storicistico che domina la scuola italiana, in cui tutto inizia e continua come un flusso coerente e ininterrotto non esiste. Dopo la scuola dell’obbligo, nessuna materia è obbligatoria, a parte “General Studies”, un esame di cultura generale che ha una forte base scientifica; dopo i 16 anni ognuno approfondisce solo materie utili per l’indirizzo che vuole seguire. Ne consegue che molti scienziati sono effettivamente degli ignorantoni, parlando da un punto di vista umanistico, ma i risultati (70 premi Nobel alla sola Università di Cambridge) sembrano dar ragione a questo sistema pratico e altamente meritocratico, tutto basato sul positivo.

Scuola pubblica e fondi privati Durante quasi 20 anni i governi conservatori hanno decimato il sistema pubblico, a partire dalla Thatcher. Blair non ha cambiato quasi nulla, ma ha incoraggiato ad esempio la ricerca di fondi privati per la scuola pubblica. Negli anni ’80 e ’90 ci sono stati drastici tagli. Ovunque sono nate iniziative di ogni tipo per finanziare la scuola. Hanno iniziato i supermercati distribuendo punti fedeltà ai clienti, che potevano devolverli alla scuola di loro gradimento, in genere per acquistare computer. Il governo ha poi stabilito che ogni scuola riceva una somma pari a quella che riesce a procurarsi grazie alle sponsorizzazioni private. Le scuole vengono aiutate volentieri perché svolgono un servizio per l’intera comunità: quando l’ultimo studente è uscito dall’istituto, questo si trasforma in “Community College per l’Educazione Continua”, frequentato da adulti di ogni istruzione e back ground sociale che imparano dall’arte sumerica all’aerobica. Per trovare fondi extra almeno una volta a trimestre in ogni scuola c’è una vendita di abiti e oggetti usati, oppure torte e dolci fatti dai genitori oltre alla grandiosa festa annuale in cui la scuola coi suoi giardini e cortili si trasforma in luna park, il tutto organizzato da insegnanti e genitori volontari, con entrate per migliaia di sterline. L’associazione dei genitori promuove offerte di ogni genere, dalla scatola di cioccolatini alla seconda casa in Francia, o bandisce aste.

Buono scuola all’inglese: competizione e qualità
Nulla è mai dato per scontato. Le scuole infatti ricevono dallo stato una certa cifra per allievo e la sovvenzione segue l’allievo. Si crea quindi competizione (leale) per attirare gli studenti: le scuole migliori hanno lunghe liste d’attesa. La libertà didattica e imprenditoriale delle scuole è però regolarmente controllata da ispettori indipendenti affittati dal governo che sottopongono tutto ad inchiesta, i gabinetti come i laboratori, i risultati come la qualità dell’insegnamento (seduti in classe come allievi), il rapporto tra i ragazzi, la collaborazione tra i colleghi. È ovvio che in una zona a popolazione bianca e ad alto grado di istruzione come Cambridge sia più facile aver buoni risultati, l’ispezione potrà però giudicare migliore una scuola di periferia industriale che abbia compiuto progressi rispetto al proprio punto di partenza.

Le materie facoltative come la seconda lingua straniera o il latino cambiano di status a seconda dei fondi, del numero di studenti interessati, delle preferenze individuali di preside e docenti. Se un numero consistente di persone vuole studiare greco antico o russo si forma un corso e si cercano gli insegnanti (che però l’anno dopo possono trovarsi senza lavoro). Le scuole private invece non chiedono nè ricevono soldi pubblici. Si finanziano con le rette, altissime, con le aste, le feste e le sponsorizzazioni, oltre alle ricche donazioni di ex allievi, amici, o chiese (se sono confessionali). Il loro livello non è controllato da ispettori e gli insegnanti non hanno bisogno di abilitazione (non di rado vi insegnano persone che non sono riuscite a ottenerla) mentre i loro punti di forza sono un esteso orario scolastico, un basso numero di allievi per classe e spesso la possibilità per agli allievi di trovare l’alloggio, cosa utile per genitori indaffarati o residenti all’estero.

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