Alla stampa liberal manca solo il livore di uno spretato
«Come faccio a pensare a Dio senza pretendere di esserlo Io», queste parole di Nietzsche descrivono quello che oggi vuole imporsi come pensiero dominante. Do la vita a mio piacimento (inseminazione artificiale) e a mio piacimento la tolgo (eutanasia). Non è bastato Giovanni Paolo II per testimoniare che la vita vale la pena di essere vissuta nonostante la sua drammaticità? Gentile direttore, abbia il buon cuore di condurre anche questa battaglia culturale, e la forza di vincere ancora.
Stefano Iuliano Milano
Dopo l’attacco al fisico (già debole per i tre figli e lo sfinente lavoro a Sat 2000) che mi ha inferto l’audizione di Prodi a Montecitorio, ho avuto un rigurgito di indignazione, e uno slancio improvviso a mettere ogni debole risorsa a disposizione perché l’alleanza nefasta di eurabici e cattocom superstiti e capitalisti mascherati sia sbugiardata e frenata, salvando quel poco di ragione che ancora alberga tra noi poveri romani d’Occidente. Se ce l’hai, dammi qualche riga, perché anche la mia voce si sfoghi nelle cronache della terra di mezzo. Sono una madre che guarda la tivù, consapevole che tocca preservarne i figli, e un po’ la fa, la tivù. Tra l’altro, con molti difetti, cercando di incontrare storie che aprano il famoso punto di fuga, e ce ne sono. Ora mi tocca spiegare a mio figlio Costantino. Prima media, testo di storia di Sergio Zavoli. Può mio figlio studiare il Medioevo sulle pagine di un socialista di Dio? «Costantino riunificò il potere nelle mani di un solo Augusto e promulgò l’editto di Milano, che concedeva la libertà di culto ai cristiani». Stop. Ah, faccio io, e perché? «La prof ha detto, per motivi politici». Che fai, taci? O gli racconti della mostra di Rimini, dell’Albero della vita e di un’Europa che nacque in quel tempo, sposando Roma e la Chiesa? Il nostro più gran compito è l’educazione, non ci è concessa mai, mai, tregua.
Monica Mondo Roma
Certo che sì, con juicio e mi raccomando la “reciprocità”. Quanto vale un rigo di Tempi su Sat 2000? Scherzo. Ci rivediamo qui su Tempi.
Di chiese non ne frequento molte. La mia parrocchia e quella vicina. Recentemente sono stato anche ad un famosissimo santuario brianzolo. Avessi sentito una preghiera, un segno di preoccupazione per le furenti manifestazioni di odio nei confronti del Santo Padre. Neppure un accenno. Quasi fosse un estraneo. Nelle scuole, altrettanto. Figurarsi se qualche insegnante con libertà ti venisse di fianco a dirti: “Assurdo, quello che succede a Benedetto XVI è una cosa assurda”. Ma il silenzio dimissionario regna. Il massimo che ho trovato è stata la bidella di Rifondazione, che, sistemando i banchi dell’ultima ora, mi ha detto: «Professore, bisogna stare attenti di questi tempi a come si parla, anche il Papa deve stare attento», sintetizzando così il grande coro laicista.
Enzo Gibellato via internet
Una bidella ricomunista e Naima. Solo donne, sempre donne come agli inizi sotto la croce.
L’articolo di parte occidentale più feroce contro l’intervento di Benedetto XVI a Ratisbona l’ho letto sul Boston Globe, quotidiano Usa liberal. James Carroll ha scritto che «la palesemente falsa caratterizzazione dell’insegnamento di Maometto, che dimostra ignoranza del Corano, della magnificenza della devozione islamica e della storia, è stata proposta quasi come una digressione nell’altrimenti esoterica lezione del Papa circa la ragione e la fede»; quindi che l’abbraccio del metodo razionale da parte della teologia cristiana attraverso Tomaso d’Aquino «è stato reso possibile da studiosi islamici come Averroè, le cui traduzioni di Aristotele salvarono quella preziosa tradizione per l’Occidente latino. Benedetto non menziona questa provenienza islamica della cultura europea e cristiana. perché il suo scopo in questa lezione è di enfatizzare il carattere esclusivamente cristiano di quella cultura». Cambiando argomento, nella parte finale l’autore bacchetta il Papa anche perché «l’anno scorso ha detto che l’antisemitismo nazista è “nato dal neopaganesimo”, come se l’antigiudaismo cristiano non fosse centrale». «Comincia a svelarsi uno schema: dimenticare le colpe della Chiesa contro gli ebrei; denigrare l’islam; caricaturare la modernità e scartarla». E infine, la colpa più grossa del Papa è di lasciare intendere che «la fede cattolica è superiore alle altre, in particolare all’islam» e di non capire «quanto inevitabilmente insultante questo sia» e quanto «questo narcisismo di potere accenda una miccia». Ho scritto al giornale una breve lettera facendo modestamente notare che la conversione forzata all’islam non è un evento inaudito (ho fatto l’esempio degli 800 martiri di Otranto nel 1480), che è buffo presentare Averroè come una gloria islamica quando proprio gli islamici l’hanno rigettato e provvidenzialmente consegnato ai pensatori cristiani; che infine è assurdo definire l’antigiudaismo cristiano come “centrale” all’antisemitismo nazista, perché altrimenti non si capisce come la Spagna di Franco si sia comportata in maniera opposta alla Germania di Hitler con gli ebrei. Il giornale ha ignorato la mia lettera. E oggi credo di aver capito perché: ignoravo che James Carroll è un ex prete paolino, ex cappellano cattolico dell’università di Boston, premio Thomas Merton 1972 per scritti su religione e politica, poi scrittore di successo prediletto del New York Times. Si capisce il livore, l’intolleranza verso chi la pensa diversamente e la solidarietà con gli intolleranti.
Rodolfo Casadei Milano
Casadei lo conoscete, è imbattibile. Ma ho saputo in certe alte sfere che i giornali liberal sono fatti così. Pubblicano solo caricature e quando li pizzichi non pubblicano mai. Se poi è un ex prete avete capito tutto.
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