Allarmismo quanto ci costi

Di Togni Paolo
15 Novembre 2007

Solo seguendo una ragione rettamente formata e correttamente informata si fanno le cose giuste, e questa regola vale anche per quanto riguarda l’attività dell’amministrazione. Citerò in proposito qualche esempio di scelte non razionali: da ognuna di queste situazioni sono stati determinati sprechi immotivati ed arricchimenti vergognosi, senza che alcun vantaggio concreto derivasse alle popolazioni interessate.
Qualcuno di voi ricorderà la Bse, la cosiddetta “sindrome della mucca pazza”: allarme rosso su tutto il pianeta, abbattimento di migliaia di animali, chiusura di allevamenti, per un costo che – solo in Italia – ha raggiunto finora il miliardo di euro, e che continua in ragione di centinaia di milioni l’anno. Queste risorse sono state ripartite secondo procedure formalmente legali, ma fuori da ogni necessità sostanziale; dai provvedimenti assunti per l’occasione hanno tratto benefici anche i produttori di cemento, che nelle farine animali di cui era stata disposta la distruzione hanno trovato un combustibile di media qualità ma di basso costo. Questa “calamità universale” ha determinato nel mondo 195 morti in undici anni (uno in Italia). Per la prevenzione degli incidenti stradali, che solo in Italia determinano circa 7 mila morti e decine di migliaia di invalidi l’anno, si spendono pochi spiccioli.
All’inizio del secolo alcune associazioni ambientaliste diffusero il terrore per gli effetti dati dall’elettrosmog: un concetto sconosciuto agli scienziati ed ai ricercatori. Si arrivò anche all’approvazione unanime (vogliamo fare qualche considerazione sulla serietà della classe politica nazionale?) di una legge, che però rinviava a provvedimenti attuativi. La saggezza dell’allora ministro Veronesi impedì che le proposte del sottosegretario all’ambiente Calzolaio arrivassero ad essere approvate, poi le elezioni e il cambio di governo riportarono razionalità. In compenso per l’ottima attività svolta Calzolaio è stato mandato all’Onu, dove seguita ad occuparsi di cose che non conosce. Oggi il clamore è finito, ma in applicazione di quella legge lo Stato seguita a buttar via decine di milioni di euro all’anno, e un giudice fazioso e ignorante ha anche condannato i responsabili della Radio Vaticana. Dovrei parlare del fenomeno più grave di tutti: il rifiuto del nucleare, indotto da una poco trasparente alleanza tra associazioni ambientaliste e petrolieri. Di questo stanno parlando un po’ tutti, spesso a vanvera, come dimostra una pubblicazione di Legambiente. Io ci tornerò presto.

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