All’arrembaggio
La sera del 27 febbraio, alle 20.30, Enel comunica di aver completato l’acquisizione del 9,99 per cento del capitale di Endesa: è la prima mossa di una complessa operazione tessuta tra Roma, Madrid e Düsseldorf, destinata a creare il primo vero, grande gruppo dell’energia in Europa. Novanta miliardi di euro di capitalizzazione, 60 milioni di clienti, 90 mila Megawatt di potenza installata in 24 paesi in tutto il mondo. La notizia del blitz lanciato dal numero uno dell’Enel, Fulvio Conti, piomba come un fulmine a ciel sereno nelle redazioni delle agenzie di stampa e dei quotidiani e in pochi minuti fa il giro del mondo. Maturata nel più rigoroso riserbo, la decisione coglie di sorpresa anche gli osservatori più attenti. Una sorpresa piacevole. Il lancio dell’offerta di Enel con il partner spagnolo Acciona dimostra che Conti, come commenta il Financial Times, è tanto bravo sul campo di battaglia quanto al tavolo delle trattative diplomatiche. Un manager che non usa le tecniche di Sun Tzu dell’Arte della Guerra – osserva Paul Bets sull’autorevole quotidiano inglese – ma scrive il libro dell’Arte della Pace. Insomma, un vero condottiero romano che rispetta il nemico: abile a condurre la guerra come a concludere la pace. «L’avversario di oggi può essere l’alleato di domani», ricorda nei momenti di massima tensione ai suoi più stretti collaboratori.
Dottor Conti, da quando è stato nominato amministratore delegato di Enel, nel maggio del 2005, non ha mai smesso di perseguire l’obiettivo dichiarato di rendere Enel una vera multinazionale dell’energia. Da cosa deriva tanta determinazione?
Vede, i segnali sono chiari per chiunque esamini con cura la situazione: nei prossimi anni nel mercato dell’energia europea ci sarà spazio solo per pochi operatori integrati e globali. E noi vogliamo essere tra quelli. Abbiamo deciso di entrare nel capitale di Endesa perché è una società efficiente, con ottimi risultati, ben gestita e con una forte proiezione internazionale. La nostra è un’operazione amichevole che punta alla collaborazione tra due grandi gruppi europei per competere nel modo migliore su un mercato sempre più interconnesso. Lo sviluppo delle nostre società creerà valore e porterà benefici a tutti, in particolare ai piccoli azionisti.
Dall’alleanza Enel-Acciona-Endesa nasce il secondo gruppo europeo dell’energia: un colosso presente in 24 paesi in quattro continenti con 60 milioni di clienti e una capacità produttiva di 90 mila MW. Quanto contano le dimensioni nel mondo dell’energia?
La scala è fondamentale per poter competere con i protagonisti di domani: i grandi produttori di materie prime che vogliono integrarsi a valle entrando nei ricchi mercati europei. Soltanto grandi operatori come Enel sono in grado di fornire energia in abbondanza e a basso prezzo: per far scendere la bolletta servono investimenti miliardari e un’adeguata presenza internazionale. Ma le dimensioni sono importanti anche per poter destinare risorse adeguate alla ricerca e all’innovazione tecnologica. Solo la scienza può aiutarci a risolvere un’equazione apparentemente impossibile: come produrre energia in quantità sufficiente e a buon prezzo, riducendo al tempo stesso l’impatto delle centrali elettriche sull’ambiente. Con Acciona, il nostro alleato spagnolo con cui acquisiremo il controllo di Endesa, potremo mettere in comune le nostre esperienze nel campo delle fonti rinnovabili per renderle sempre più efficienti e competitive. Noi portiamo una leadership storica nella geotermia, la capacità cioè di sfruttare il calore naturale della terra per generare energia elettrica senza emissioni, così come nell’idroelettrico dove siamo tra i primi al mondo. Gli spagnoli hanno una consolidata leadership nell’eolico. Entrambi siamo molto interessati agli sviluppi del solare termodinamico, quello del progetto Archimede, e al solare fotovoltaico ad alta efficienza, così come ai progressi della ricerca nel campo della cattura e sequestro delle emissioni imputate di alterare il clima.
A parte l’aumento della taglia, cosa significa per la storia di Enel l’accordo con Acciona ed Endesa?
Innanzitutto vorrei far notare che fino a poco più di 7 anni fa Enel non aveva alcuna presenza all’estero, mentre era praticamente monopolista in patria. Oggi in Italia Enel produce poco più di un terzo dell’energia elettrica; per favorire la concorrenza, ha dovuto cedere centrali per 15 mila MW, la rete di alta tensione, la Terna, e la distribuzione in buona parte delle grandi città. In compenso, oggi, con l’alleanza con Endesa, Enel ha più capacità produttiva all’estero che in Italia. E circa metà dei 60 milioni di clienti è fuori dai confini nazionali.
E cosa cambia per i clienti italiani?
L’espansione internazionale porterà benefici anche ai nostri clienti italiani. A luglio, con l’apertura completa del mercato elettrico, anche le famiglie potranno scegliere liberamente il proprio fornitore di energia, e noi saremo in grado di offrire soluzioni su misura per ognuno. E ciò proprio perché abbiamo la capacità e le dimensioni per fare grandi investimenti sulle nostre centrali, sulle reti, sul contatore elettronico. Grazie a un parco centrali più equilibrato che può contare su fonti rinnovabili, ma anche sul nucleare e sul carbone pulito, in una prospettiva di medio periodo, in un mercato europeo sempre più unificato, la nostra capacità di generare elettricità a costi competitivi e con ridotto impatto ambientale sarà una carta vincente non solo per i nostri azionisti, ma anche per i nostri clienti, italiani, spagnoli, portoghesi, belgi, slovacchi, rumeni, russi. In una parola, europei. Inoltre, con Endesa potremo sviluppare una forte integrazione in America Latina dove potremo giocare un ruolo di primo piano in tutti i principali paesi del continente: dal Cile all’Argentina, dal Brasile al Perù, alla Colombia al Centro America.
La Spagna è un traguardo storico. Ma non è l’unica direzione di crescita che state perseguendo.
È vero. Le posizioni che abbiamo conquistato nell’Europa Centro-Orientale sono di assoluto rilievo. E questo è un vantaggio anche per le aziende italiane. Molte piccole e medie imprese del Nord produttivo possono delocalizzare la produzione e rifornirsi di energia da Enel anche all’estero, per esempio in Romania, dove ormai abbiamo un terzo della distribuzione. L’Est europeo è un’area già ben integrata dal punto di vista delle interconnessioni e quindi dei mercati. E in costante crescita. Abbiamo perfezionato l’acquisizione del 66 per cento di Slovenske Elektrarne, una delle maggiori società di produzione di energia elettrica dell’area, collocata nel cuore di questa parte del vecchio continente in forte evoluzione. In Romania, come le dicevo, abbiamo conquistato reti di distribuzione che servono larga parte del paese e in Bulgaria una grande centrale termoelettrica della quale stiamo predisponendo il raddoppio. In Grecia siamo in gara per la costruzione di centrali a ciclo combinato alimentate a gas e in Turchia, in autunno, parteciperemo all’asta per reti di distribuzione. Il nostro programma è quello di integrare distribuzione e produzione nei vari paesi per poi gestire al meglio questo mercato. In Russia partecipiamo al grande processo di privatizzazione e sviluppo del sistema elettrico.
In Francia e Belgio, dopo la levata di scudi seguita all’annuncio di un vostro interesse per Electrabel avete rinunciato a progetti di crescita?
Tutt’altro. In Francia abbiamo acquisito Erelis, uno sviluppatore di campi eolici che dispone progetti per circa 500 MW di capacità produttiva a vari stadi di autorizzazione. Abbiamo un accordo con Edf che in attesa di un perfezionamento formale è già in parte operativo: dall’inizio dell’anno ritiriamo 300 MW di potenza e nostri tecnici stanno partecipando al cantiere per la realizzazione a Flamanville del primo reattore nucleare di nuova generazione Epr. In Belgio, abbiamo firmato un accordo con la società siderurgica Duferco per la gestione del trading di elettricità e la realizzazione di nuova capacità produttiva. Insomma, il soprassalto nazionalistico che ha portato alla proposta di fusione tra Gaz de France e Suez, per altro ben lungi dall’essere stata ancora realizzata, non ci ha scoraggiato. Anzi.
Ma per continuare a crescere con successo su tutti questi fronti avete sufficienti disponibilità finanziarie?
Siamo in grado di sostenere il nostro programma di crescita, continuando a garantire un buon rating al nostro credito e un’alta redditività per i nostri azionisti con ben pochi paragoni a livello mondiale. La vera sfida è piuttosto sul piano manageriale e culturale. Dobbiamo dotarci in tempi rapidi di una mentalità multinazionale, per diventare buoni cittadini russi in Russia, spagnoli in Spagna, slovacchi in Slovacchia e così via, così come siamo da sempre buoni cittadini italiani in Italia.
Ma l’essere concentrati soprattutto sul rendimento finanziario non è penalizzante per una società come Enel? Qual è la responsabilità verso la società?
Non siamo finanzieri, ma industriali. Il nostro obiettivo è di creare sviluppo e occupazione con innovazione, ricerca e intelligenza per offrire ai nostri clienti un prodotto sempre più competitivo. Ma l’impegno di Enel, è noto, va anche oltre. Abbiamo un forte senso di responsabilità verso le comunità nelle quali operiamo e per le quali investiamo in cultura, sport, educazione, scienza. Il nostro progetto “Energia in gioco” ha coinvolto in tre anni oltre un milione di studenti. Con “Enel Cuore” abbiamo sostenuto centinaia di progetti di solidarietà per oltre 15 milioni di euro negli ultimi quattro anni. La responsabilità, la solidarietà e l’impegno sociale è parte del nostro Dna.
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