Altro che Bush, l’Onu non va più bene a nessuno

Di Tempi
05 Ottobre 2006

Professor Parsi, cosa succede all’Assemblea generale dell’Onu? I capi di Stato di Iran, Sudan, Venezuela e Bolivia hanno contestato la legittimità delle basi delle Nazioni Unite.
C’è una lunga tradizione di contestazione di natura davvero globale e multilaterale, sia delle relazioni sia del diritto internazionale. Già negli anni Settanta Hedley Bull metteva in luce come la denuncia del diritto internazionale potesse essere l’ultima fase della lotta per l’indipendenza del Terzo mondo, dopo la lotta per l’indipendenza politica, economica e culturale. L’altro elemento da tener presente è che il diritto internazionale nasce in Europa nel Seicento insieme agli Stati. Mentre la politica, attraverso le nazionalità, porta ad una pluralità di interessi diversi e anche conflittuali, il diritto nasce come aspirazione all’unità. Però tutto questo vale fino quando la capacità internazionale è l’espansione di quella europea. Questo finisce dopo la Seconda guerra mondiale. Non deve stupirci che ci sia una contestazione del carattere condivisibile e pacifico delle istituzioni internazionali.
Non devono essere pacifiche e condivise le istituzioni internazionali?
Dovremmo essere un po più consapevoli che c’è un rapporto tra norma e forza, tra diritto e potere; qualunque legge poggia su una forza, su un potere. Nella storia europea, dal Seicento, il diritto internazionale nasce come separazione rispetto al potere; la logica del diritto e delle istituzioni in qualche modo cerca un sentiero diverso rispetto alla logica del potere. Questi leader del Terzo mondo ci scuotono dalla nostra retorica, ci dicono che l’istituzione è il modo attraverso il quale la struttura vera del potere si maschera. C’è un ritorno a una visione più strutturale delle relazioni internazionali.
Fino a ieri a mettere in dubbio la legittimità dell’Onu era la potenza egemone, gli Usa.
Per motivi diversi, ma che possono convivere: Bush vede nell’Onu un legaccio al potere della potenza egemone, questi altri vedono nell’Onu uno strumento del potere legalista, che mantiene il potere di chi l’ha sempre avuto.

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