Altro che l’Aja, le emissioni raddoppieranno!

Di Tempi
15 Dicembre 2000
Chi, sul numero scorso, ha letto l’estratto dell’articolo di Martin Wolf sul Financial Times del 29 novembre nello spazio della “Settimana internazionale”, si è potuto fare un’idea della mistificazione ideologico-mediatica che ha avviluppato la conferenza dell’Aja di fine novembre sui mutamenti climatici

Chi, sul numero scorso, ha letto l’estratto dell’articolo di Martin Wolf sul Financial Times del 29 novembre nello spazio della “Settimana internazionale”, si è potuto fare un’idea della mistificazione ideologico-mediatica che ha avviluppato la conferenza dell’Aja di fine novembre sui mutamenti climatici: una battaglia furibonda attorno a una quota piccolissima delle emissioni mondiali di CO2, il cui destino non influirebbe che marginalmente sull’andamento del riscaldamento globale del pianeta. Per completare il quadro realistico della situazione che abbiamo introdotto una settimana fa, proponiamo ai lettori alcune statistiche sulle emissioni di CO2 della Iea, l’International energy agency creata dai paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse, paesi altamente industrializzati). Stando alle proiezioni di questo autorevole istituto, non che ridursi rispetto ai dati del 1990, in riferimento a tale data le emissioni mondiali di CO2 risulteranno quasi raddoppiate alla data del 2020: da 20.878 a 36.102 milioni di tonnellate. Non solo: mentre nei trent’anni precedenti il 1997 le emissioni sono aumentate in media dell’1,7 per cento all’anno, nei ventitré anni fra il 1997 e il 2020 si calcola che l’incremento segnerà una media del 2,1 per cento annuo. L’aumento sarà dovuto soprattutto all’apporto dei paesi in via di sviluppo (pvs): mentre nel 1997 essi producevano solo il 38 per cento delle emissioni, e quelli dell’Ocse il 51, nel 2020 le posizioni saranno praticamente ribaltate, coi pvs al 50 per cento e i paesi Ocse al 40. Tuttavia il consumo energetico nei pvs è e resterà estremamente squilibrato rispetto a quello dei paesi avanzati: anche nel 2020 le emissioni di CO2 di un cittadino del Sud del mondo (circa 3 tonnellate pro capite) saranno inferiori di quasi cinque volte a quelle di uno del Nord (circa 14 tonnellate). Né i paesi Ocse, né i pvs, dunque, si fermeranno, a dispetto dei rischi del riscaldamento globale. Urge una rivoluzione tecnologica.

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